Vertice di 5 ore tra i sindacati e la Confindustria
ROMA. Monti sfida i sindacati sull'articolo 18, a poche ore dall'apertura del negoziato sul mercato del lavoro, mettendone a rischio l'esito. «Non è un tabù. L'articolo 18 può essere pernicioso per lo sviluppo dell'Italia». Parole dure e inattese. Dichiarazioni che suonano come una «provocazione» nei confronti delle tre confederazioni che a chiare lettere, anche ieri, avevano dichiarato la massima contrarietà a modifiche dell'articolo 18 che tutela i lavoratori dai licenziamenti discriminatori.
Monti, dal palcoscenico Mediaset di Matrix, sembra aver preso in mano l'intero pacchetto-lavoro. Per il presidente del Consiglio i giovani «si abituino all'idea di non avere più il posto fisso a vita. Che monotonia! E' bello cambiare e accettare delle sfide». Il confronto con le parti sociali, afferma, punta a varare una riforma che ha «la finalità principale di ridurre il terribile apartheid che esiste nel mercato del lavoro tra chi per caso o per età è già dentro e chi, giovane, fa terribile fatica ad entrare o entra in condizioni precarie».
Eppure solo poche ore prima, il vertice tra sindacati e Confindustria si era concluso dopo cinque ore di serrato confronto con una certa soddisfazione tra le parti. Susanna Camusso al Tg3 aveva dichiarato di essere «cautamente ottimista» riferendosi all'incontro odierno. Il vertice tra i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil e Confindustria ha messo in fila le cose che uniscono e quelle che dividono. Tra queste ultime c'è proprio l'articolo 18. Alla fine dell'incontro Emma Marcegaglia appare piuttosto soddisfatta. «E' andato bene, abbiamo avuto un lungo confronto utile, non terminato su tutti i temi, a 360 gradi».
Nessun documento comune (tra l'altro non previsto)ma apertura, dice ancora Marcegaglia, «ad una logica di condivisione» con tutte le parti. I sindacalisti e la presidente di Confindustria, confermano che il confronto c'è stato e ha puntato a mettere in vista più le questioni che possono essere condivise. Raffaele Bonanni, leader della Cisl, precisa che i sindacati confederali sono però «contrarissimi a modifiche dell'articolo 18. Speriamo di convincere Confindustria a non farsi accalappiare da discorsi che servono solo a creare polveroni e non a risolvere i problemi». Dunque, via dal tavolo la modifica o la sterilizzazione dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. «Lo abbiamo detto con nettezza, e continuiamo a dirlo - insiste Camusso - l'articolo 18 non è il problema del mercato del lavoro. Bisogna incentivare buona occupazione, e non è la strada della riduzione dei diritti quella che dà buona occupazione». La Cgil, con l'accordo di Cisl e Uil, sbarra la strada ad una riduzione delle tutele: «Pensiamo che la difesa dal rischio di licenziamenti discriminatori debba essere un elemento di civiltà».
Prima di Monti, aveva raffreddato gli entusiasmi l'esternazione del sottosegretario all'Economia, Gianfranco Polillo che nel corso di una trasmissione radiofonica aveva aperto alla modifica dell'articolo 18 «perché è nato in una fase storica del Paese che ora non esiste più. Oggi blocca lo sviluppo delle aziende».
Si vedrà oggi se l'argomento sarà tirato fuori dal cilindro del ministro Fornero. Intanto le parti sociali, secondo la valutazione di Bonanni, stanno «lavorando bene. Ci sono possibilità di convergenze» ma ci sono «ancora questioni da limare, come per esempio garantire la tutela dei lavoratori migliorando il sistema degli ammortizzatori sociali che abbiamo». Oggi primo round col governo.