Iscriviti OnLine
 

Pescara, 06/04/2026
Visitatore n. 752.878



Data: 02/02/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Confindustria e sindacati: «Vogliamo un negoziato vero». Oggi nuovo round con il governo: sul tavolo resta l'art.18

ROMA - Su alcuni punti c'è sintonia, su altri un po' meno, su altri ancora, primo fra tutti l'art.18, le distanze restano considerevoli. Ma su una cosa Confindustria, Cgil, Cisl e Uil sono assolutamente d'accordo e oggi a Palazzo Chigi lo diranno a Monti, Fornero e Passera: ben venga una riforma del mercato del lavoro che certamente in Italia necessita di aggiustamenti, ma essendo questa una materia tipica delle parti sociali è necessario che ci sia un negoziato vero, che sia una trattativa a tutti gli effetti e non solo un giro di consultazione più o meno approfondito.
Non ha prodotto alcun documento comune - come Il Messaggero aveva anticipato - la riunione preliminare che si è tenuta ieri mattina nella foresteria di via Veneto della Confindustria, con Cgil Cisl e Uil. «Non vogliamo fare la guerra dei documenti: siamo invece interessati a un buon risultato del confronto» spiega il numero uno degli industriali. Ma per non questo si è trattato di un incontro inutile. Anzi. Per cinque ore filate Emma Marcegaglia, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, accompagnati da un ristretto team di esperti delle rispettive organizzazioni, hanno fatto una panoramica di tutti i temi oggetto del confronto con il governo. Hanno verificato su quali punti già c'è una convergenza, e su quali le distanze sono profonde. Uno su tutti, la flessibilità in uscita, ovvero l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Il governo va avanti nell'idea di non considerarlo un tabù, le imprese sono ben liete di allentare i vincoli sulla possibilità di licenziare. I sindacati non vogliono sentir parlare nemmeno di sperimentazioni. «Non è la riduzione delle tutele che dà buona occupazione. Chi insiste sul tema vuole fare licenziamenti discriminatori» ribadisce la Camusso. «Siamo contrari a modifiche dell'articolo 18, speriamo di convincere Confindustria a non farsi accalappiare dai discorsi che servono solo a creare polveroni e non a risolvere i problemi» aggiunge Bonanni. Per Angeletti si può «discutere della flessibilità in uscita se dipende da ragioni economiche. Altra cosa è esporre i lavoratori alla condizione di essere ricattati».
L'incontro di ieri tra le parti comunque non voleva essere e non è stato una «trattativa parallela», come ha specificato la Camusso. Ma un passo avanti affinché il round che si terrà stamane a Palazzo Chigi, vada un po' meglio rispetto alla falsa partenza della settimana scorsa. D'altronde se davvero il governo entro marzo vuole chiudere questa delicatissima partita, non è più tempo di tergiversare. Oggi si metterà a punto l'agenda dei lavori. In teoria solo una questione di metodo, in pratica un passo sostanziale per l'avvio della trattativa. I temi sono già stati decisi nel precedente incontro con il governo: tipologie contrattuali, formazione e apprendistato, flessibilità, ammortizzatori sociali e servizi per il lavoro. Quattro macro capitoli che probabilmente diventeranno quattro tavoli. Lavoreranno in contemporanea o in successione? Saranno tavoli fisici o via web? Quanto tempo avranno per produrre risultati? Lo si deciderà oggi.
Improbabile, però, che l'incontro tralasci completamente il merito. Certamente ieri Confindustria e sindacati hanno parlato anche dei contenuti. Di flessibilità in entrata e di flessibilità in uscita, di ammortizzatori sociali e di Fondi Ue da utilizzare per aiutare l'ingresso dei giovani nel mercato del lavoro. Su due punti in particolare c'è totale sintonia: cassa integrazione e tempi ridotti per le sentenze del giudice del lavoro. Nel primo caso imprenditori e sindacati sono convinti che non sia il momento di cambiare il sistema della cassa integrazione: in questi anni di crisi ha funzionato e visto che i prossimi mesi potrebbero essere particolarmente duri, non si può eliminare il cuscinetto della cassa integrazione straordinaria che, tra l'altro, è pagata da imprese e lavoratori. Una riforma degli ammortizzatori può anche essere disegnata ora, ma l'applicazione deve essere differita al dopo-crisi.
Sindacati e imprese sono anche convinti che occorra trovare un percorso per ridurre drasticamente i tempi per le decisioni giudiziarie sui licenziamenti individuali in base all'articolo 18 dello statuto dei lavoratori. Attualmente le cause sul reintegro possono durare anche sei anni, bisognerebbe stabilire un tetto temporale massimo per la sentenza intorno ai due anni. Altro punto condiviso è la valorizzazione dell'apprendistato, come strumento di ingresso prevalente per i giovani.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it