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Pescara, 15/06/2026
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Data: 02/02/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Politica e giustizia - Lusi espulso dal gruppo Pd, tensione tra gli ex Margherita. I senatori democrat votano all'unanimità la proposta di Finocchiaro

Enrico Letta: vicenda incredibile. Bindi: ci vuole una legge

ROMA - Per comunicargli l'espulsione dal gruppo democrat al Senato, la capogruppo Anna Finocchiaro ha dovuto inviare a Luigi Lusi una e-mail. Infatti l'ex tesoriere della Margherita coinvolto nello scandalo dei quasi 13 milioni di euro dirottati su conti e palazzi personali e famigliari scoperchiato dalla procura della Repubblica di Roma è irreperibile da giorni, né si è fatto più vedere a palazzo Madama. Eppure la Finocchiaro lo aveva cercato subito, non appena lo scandalo è esploso, per cercare di convincerlo a dimettersi da senatore, oltre che dal gruppo. Lusi, però, ha risposto picche. E così ieri mattina, riunito d'urgenza l'ufficio di presidenza del gruppo, Finocchiaro ha comminato a Lusi la massima sanzione, l'espulsione, decisione ratificata all'unanimità.
Per il Pd, però, i guai non finiscono qui. Lusi, infatti, ricopre ben due prestigiosi incarichi, conferiti in quanto quota Pd, a palazzo Madama: è vicepresidente in commissione Bilancio e membro della Giunta delle Autorizzazioni a procedere. Dal primo ruolo, grazie a cui ha potuto agire in approfittando delle varie leggi-mancia per elargire favori al suo paese d'origine (Capistrello, in Abruzzo, il cui sindaco è il fratello) pare che ora intenda dimettersi, ma dalla seconda no. La palla passa dunque alla presidenza del Senato e sarà Renato Schifani a dover decidere se e quando sostituire Lusi con altri nomi indicati dal Pd. Nulla, invece, potrà obbligare Lusi a dimettersi da senatore, come l'opinione pubblica, oltre che l'intero Pd, gli chiede a gran voce. Peraltro, ove mai Lusi si dimettesse, gli subentrerebbe, come primo dei non eletti, il responsabile economico del Pd, Stefano Fassina. Il quale, però, ieri ha scritto sulla sua pagina Facebook: «Chiedo le dimissioni di Lusi da senatore e m'impegno a non subentrargli. Lascerei il seggio a Brunella Ricci, donna e ligure».
Al di là del beau geste di Fassina, ben più complicato, invece, sarebbe espellere Lusi dal Pd inteso come partito. Ieri molti esponenti democrat, il senatore Ignazio Marino in testa, lo hanno chiesto, ma le procedure per l'espulsione dal partito, a norma di Statuto, sono assai più complicate. Presto, tuttavia, la commissione Garanzia il cui presidente è Luigi Berlinguer si riunirà per aggiornarlo. In ogni caso il clima politico, dentro al Pd, non è dei migliori, specialmente tra ex-Ds ed ex-Dl e all'interno degli ex Margherita. Fioccano accuse, sospetti, veleni. Il vicesegretario del Pd, Enrico Letta, chiede che si riuniscano al più presto gli organi di gestione della Margherita per «chiarimenti e decisioni conseguenti». Obiettivo: fugare ogni dubbio sul fatto che parte del tesoretto gestito da Lusi possa essere stato usato per fini impropri. Infine, si torna a discutere non solo di come rendere effettivamente trasparenti i bilanci dei partiti, ma anche di come finanziarli, dando finalmente attuazione all'art. 49 della Costituzione. I radicali, che ne hanno fatto una bandiera, chiedono di dare reale attuazione al referendum che, nel 1993, abolì il finanziamento pubblico, e sono diverse le proposte, anche del Pd, giacenti in Parlamento. «Non c'è democrazia senza i partiti, ma per rendere forte ed effettiva la democrazia i partiti devono rispondere a criteri di vera partecipazione, trasparenza e rispetto della legalità», afferma la presidente del Pd Rosy Bindi. «C'è bisogno di colmare un vuoto e restituire dignità alla politica con una legge sui partiti politici che finalmente dia attuazione all'art. 49 della Costituzione. Il Pd ha regolato in modo autonomo la propria vita interna con uno Statuto e un Codice etico e il Manifesto dei valori. Ma serve una norma di carattere generale che orienti i comportamenti di tutte le forze politiche».
«Al tavolo della riforma della legge elettorale - sottolinea Bindi - il Pd può essere il promotore di uno Statuto democratico dei partiti politici, che contempli norme più stringenti ed efficaci sul finanziamento pubblico, in grado di assicurare il controllo sull'utilizzo delle risorse. Del resto, proprio il caso dell'ex tesoriere Lusi dimostra che non è sufficiente una regolamentazione autonoma, nella Margherita c'erano organi di controllo come il Collegio dei revisori dei conti e il Comitato di tesoreria. Ma il gruppo di lavoro istituito dall'ultima Assemblea federale nel giugno scorso, a cui non ho partecipato, non ha il compito di verificare la regolarità dei bilanci, come ha ricordato ieri anche Enzo Bianco, bensì quello di avanzare una proposta

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