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Pescara, 06/04/2026
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Data: 03/02/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
«Con le pizze di mia zia ho sfamato i passeggeri». Un pescarese racconta la sua odissea sul treno

A differenza di altri sventurati, assediati da neve e ghiaccio, i passeggeri del 9811 non erano al buio e al freddo ma in compenso avevano fame e sete. A risolvere un problema mica da poco ci ha pensato Filippo Paolone, pescarese, solo uno tra le centinaia di viaggiatori per loro disgrazia in movimento mercoledì pomeriggio, proprio quando sulla linea Adriatica stava per abbattersi una tempesta. Un'odissea infinita, tanti disagi e qualche paura.
Il giorno dopo così Paolone racconta la sua avventura, peraltro in prima classe, 114 euro di andata e ritorno sul tratto da Bologna a Pescara, pagate dalla sua azienda perchè il viaggio era di lavoro. Il treno, dopo una falsa partenza e un primo stop a Castel San Pietro, si ferma a Faenza. E si capisce subito che la sosta sarà lunga. Lui si guarda intorno e vede una donna incinta, coppie di anziani, bambini. Trentenne in forma non soffrirà per il digiuno ma i compagni di viaggio sì. Ha un'idea: la zia Augusta, biologa con amore per la cucina, abita a Faenza. La chiama a telefono e lei pronta corre in aiuto: «Zia Augusta ha preparato panini, frutta, acqua e bibite per quelli che viaggiavano con me». E pizze, tante pizze, perché quando il nipote l'ha chiamata era in cucina e non ci ha messo un minuto a organizzarsi. «Abbiamo dato da mangiare, e da bere, a tutti». E' rimasto un problema, di due toilette una sola era agibile. Paolone era salito alle 17,30, a Bologna: «A Faenza ci hanno annunciato tre volte, con intervalli di venti minuti, che saremmo ripartiti». Ci sono volute due ore. «Mi sono informato io, collegandomi alla rete, le informazioni erano rare e in ritardo rispetto a quanto stava avvenendo». I pescaresi sono scesi alle ore 0,40, teoricamente quel treno sarebbe dovuto arrivare alle 16,35.
Altro treno, stesse scene. Il racconto di Paolone è del tutto simile a quello di Greta, studentessa pescarese che frequenta Giurisprudenza a Bologna. «Ero sul Frecciabianca 9809 e sarei dovuta partire alle 12,42 da Bologna per arrivare a Pescara alle 15,38. Sullo stesso treno c'era mio fratello Manuel, partito da Milano: a Bologna è arrivato che erano le 16 e subito dopo la partenza per Pescara siamo rimasti bloccati per cinque ore in un posto sperduto, e da lì siamo poi andati avanti a singhiozzo». A Pescara, Greta e Manuel sono arrivati dopo la mezzanotte. «Quattordici ore di viaggio per lui e otto per me, biglietto da 43 euro» dice sconsolata la ragazza. «Per fortuna luce e riscaldamento sul nostro treno hanno sempre funzionato, ci è andata meglio rispetto ai passeggeri del 615 Bologna-Taranto, ma proprio il guasto al loro locomotore ha aggravato i ritardi degli altri treni, compreso il nostro. Nessuno ci diceva nulla, zero informazioni, i bagni ridotti e tanta fame: dopo le 16,30 dal bar hanno dato patatine e succhi di frutta gratis, dopodiché nulla fino a mezzanotte, ci hanno lasciati senz'acqua e senza cibo». Il peggior viaggio è toccato a chi viaggiava sul 9823, Milano-Pescara: 200 persone che dovevano arrivare alle 22,45 di mercoledì sono scese dal treno solo alle 9,20 di ieri.
Intanto gli indennizzi per i viaggiatori: rimborso integrale a chi ha rinunciato a viaggiare; indennizzo per ritardo a partire da un'ora, rimborso totale per ritardi oltre le 4 ore.

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