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Pescara, 06/04/2026
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03/02/2012
Il Messaggero
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«Riforma anche senza accordo, licenziamenti con indennizzo» Il calendario del governo: due settimane, al massimo tre, per l'intesa |
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ROMA La riforma del lavoro si farà entro due, massimo tre settimane. Se c'è il consenso delle parti sociali bene, altrimenti si va avanti lo stesso. Non porta documenti indigesti, per evitare nuovi inciampi dopo quello della settimana scorsa in apertura di trattativa, ma il ministro del Welfare, Elsa Fornero, non rinuncia a chiarire: «Il governo vuole fare la riforma: se la fa con le parti sociali avremo colto un'occasione». E tanto per non lasciare spazio a interpretazioni, a fine incontro con una nota precisa che non sarà una riforma annacquata né da rinviare alle calende greche: «C'è la piena determinazione a realizzare una riforma incisiva nel volgere di poche settimane. E' un treno che non possiamo perdere». Cosa la Fornero intenda per riforma incisiva, le parti sociali hanno iniziato ad apprenderlo ieri. Si interverrà sulla flessibilità in entrata, sfoltendo i contratti che in questi anni hanno offerto la maggiore sponda alla precarietà e agli abusi, ma si interverrà anche su quella in uscita. Articolo 18 compreso. Secondo il ministro quando ci sono motivi economici occorre introdurre «l'indennità di licenziamento, commisurata alla anzianità e alla retribuzione». A chi interesserà e in che modo? «Lascio a voi la possibilità di formulare proposte». La Confindustria una ce l'ha già e la Marcegaglia l'ha lanciata subito sul tavolo: «Vorremmo che si arrivasse a questa formulazione: reintegro per tutti i casi di licenziamento discriminatorio, negli altri casi l'azienda pagherà l'indennità». L'ipotesi, come era da immaginare, non piace ai sindacati. I quali, però, scelgono di andare a vedere le carte ed evitano - nei commenti al termine dell'incontro con il governo - di sparare ad alzo zero. Susanna Camusso, leader Cgil, non entra nei dettagli e si limita a ironizzare sulla frase del premier Monti a proposito della «noia del posto fisso» e poi chiosa sulla proposta di Confindustria: «Si fa prendere un po' la mano sull'idea che si possano avere delle scorciatoie sui licenziamenti». Il segretario generale Uil, Luigi Angeletti, dice: «Il titolo sui licenziamenti per motivi economici c'è ma è una cosa diversa dall'articolo 18». Perché - è il ragionamento - l'azienda comunque deve dimostrare che un motivo c'è. Raffaele Bonanni, numero uno Cisl, invita il governo ad una «maggiore cautela», ma poi precisa: «Noi tratteremo fino alla fine. Non daremo l'esca a nessun estremista che aizzi allo scontro. Il governo faccia lo stesso». A gettare acqua sul fuoco anche lo stesso ministro ai microfoni di Gr Parlamento: «Non abbiamo né chiesto l'eliminazione dell'articolo 18, né l'abbiamo difeso così com'è». I sindacati, comunque, apprezzano il cambio di metodo (niente documento già scritto né tavoli web) e incassano qualche marcia indietro importante, come quella sulla cassa integrazione straordinaria: non si tocca per ora. D'altronde gli obiettivi generali di questa riforma - che il ministro Fornero ha già ribattezzato «resta e cresci in Italia» - sono condivisi: la lotta alla disoccupazione, con un occhio di riguardo a giovani e donne; l'aumento dei salari. Obiettivi che possono essere raggiunti, spiega il ministro in una nota, attraverso il «contrasto alla precarietà» ovvero la «flessibilità «cattiva»; il riordino degli ammortizzatori sociali; il potenziamento dell'apprendistato «che dovrà diventare forma tipica di ingresso dei giovani»; la formazione sul posto di lavoro; la riqualificazione di chi lo ha perso; il potenziamento delle politiche attive dei servizi per l'impiego. E' invece confermato che di questo tavolo non farà parte il discorso delle deroghe alle pensioni degli esodati. La trattativa andrà quindi avanti a spron battuto. Per martedì e mercoledì le organizzazioni datoriali, Confindustria in testa, hanno già calendarizzato alcuni incontri tra di loro. Stessa cosa faranno i sindacati. Poi ci dovrebbe essere una riunione plenaria tra tutte le parti che precederà il terzo round con il governo la settimana prossima.
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