MILANO-Per un trattamento da bestie ci voleva giusto un veterinario e Mario Mazzetti, sindaco piddì di Carsoli, che per mestiere cura gli animali, alla fine si può dire sia stato all'altezza. É toccato a lui, per 25 ore di fila, provare a fronteggiare l'emergenza dei 150 passeggeri del treno regionale 24038 Roma-Avezzano, partito venerdì alle 14.58 dalla stazione Tiburtina e drammaticamente arenatosi due ore più tardi sul binario triste e solitario di Carsoli, causa slavina caduta a Tagliacozzo, 24 chilometri più avanti. Da quel momento, è cominciato l'incubo per il signor Paolo Di Marco, 50 anni, militare di Villa San Sebastiano e altri 150 pendolari abruzzesi che già pregustavano una tranquilla serata al calduccio, mentre fuori infuriava la bufera. Niente da fare.
Il treno regionale lì s'è fermato e lì è rimasto fino alle 18 di ieri, quando deo gratia s una motrice arrivata da Sulmona è riuscita ad agganciarlo e a trainarlo verso la salvezza, si fa per dire. Un'odissea. «Abbiamo passato tutta la notte sul treno - ricorda il signor Di Marco -. E per fortuna funzionava il riscaldamento, perché la Protezione civile è arrivata solo verso mezzanotte e ci ha portato acqua e tè caldo. Poi al mattino quando ha cominciato a far freddo, poiché il treno aveva esaurito le batterie, dieci impavidi sono partiti a piedi per Tagliacozzo. A noialtri invece ci hanno ricoverato nelle scuole comunali, dove il sindaco ci ha fatto portare un piatto di minestra».
Era pasta e fagioli, un pentolone fumante offerto da Lanfranco Centofanti, amico del sindaco Mazzetti e chef del ristorante L'angolo d'Abruzzo, affacciato sulla stazione. «La sera prima non c'eravamo accorti di niente - rammenta dispiaciuto Centofanti -. Abbiamo chiuso presto il ristorante perché nevicava forte e tutti i clienti avevano già disdetto, pure Antonio Preziosi, il direttore Rai, che aveva prenotato un tavolo per una sua felice ricorrenza...».
Tutto chiuso a Carsoli, mentre stava per cominciare la notte più lunga, non solo per i viaggiatori del treno di seconda classe ma anche per un altro migliaio di persone, tra automobilisti e passeggeri di almeno dieci pullman rimasti intrappolati dalla chiusura improvvisa dell'A24 Roma-L'Aquila. Angelo Cavallucci, 34 anni, insegnante di lingue a Londra, era su uno di quei torpedoni: «Ero partito dall'aeroporto londinese di Stansted - racconta - dovevo atterrare venerdì a mezzogiorno a Pescara con Ryanair ma, per neve, sono finito alle 14 a Fiumicino.
Da lì ci hanno imbarcato sui pullman e siamo arrivati, dopo una coda dantesca sull'autostrada, a mezzanotte e mezza di venerdì a Carsoli, l'ultimo casello disponibile. Inutile dirvi che Ryanair ci ha completamente dimenticati. A Carsoli poi abbiamo passato la notte nella scuola, però senza cibo né coperte. L'autista del pullman nel frattempo era tornato indietro, abbandonandoci al nostro destino. Così il mattino dopo abbiamo preso tutti la decisione di salire anche noi sul treno per Avezzano». Proprio così. Alle 18 di ieri, quando è arrivata la motrice da Sulmona, il convoglio numero 24038 delle Ferrovie dello Stato si è mosso strapieno (quasi 300 persone a bordo) con prolungamento straordinario fino a Pescara. Ma dopo appena 7 chilometri ecco il colpo di scena. Il treno si è nuovamente fermato in località Sante Marie per un'avaria all'impianto elettrico. Altra terribile attesa: 40 minuti. Finché, miracolo, è ripartito e alle 19.58 è entrato in stazione ad Avezzano. Cioè: 29 ore dopo la partenza da Roma. Un ritardo pazzesco. La class action dei passeggeri, invece, s'annuncia puntuale.