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Data: 05/02/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
«Devono essere le imprese a pagare la flessibilità» Fornero: non abbiamo demonizzato il posto fisso

ROMA Riforme per dare una nuova prospettiva di futuro al Paese. Con la riforma del lavoro più che mai sotto i riflettori, il ministro Elsa Fornero ha scelto Sky per lanciare alcuni messaggi. Per esempio questo: «La flessibilità è qualcosa che per l'azienda vale, quindi la deve pagare di più». Chiarendo che «nessuno mai potrà licenziare per motivi di discriminazione», Fornero spiega che nella discussione che è stata avviata con imprese e sindacati, «quel che può toccare l'articolo 18 è il tema della flessibilità in uscita. Ci sono circostanze precisa nelle quali non è probabilmente giusto legare un lavoratore all'impresa. Ma l'importante è che chi perde un posto di lavoro sia aiutato anche dalla stessa impresa, che magari l'ha licenziato, a trovare rapidamente un altro posto». E' questa, sottolinea Fornero, la sua idea di «flessibilità buona». La flessibilità cattiva, aggiunge, «si traduce in precarietà».
Ma chi dovrà farsi carico dei costi del nuovo welfare e specificamente del sostegno e della formazione per i lavoratori espulsi e in cerca di nuovo impiego? «Se un datore di lavoro è la risposta trova che la flessibilità è un elemento positivo per ragioni organizzative, perché le modalità produttive cambiano, un po' dovrebbe pagare. Quel che va spezzato è il meccanismo aggiunge Fornero per cui i lavori flessibili sono anche quelli che costano di meno e quindi, in qualche misura, convengono alle aziende. Dobbiamo dire: la flessibilità è qualcosa che per te vale? Allora la devi pagare di più».
Il ministro del Lavoro è tornata anche sul tema del «posto fisso monotono» di cui aveva parlato Mario Monti a Matrix. «Non c'è nessuna demonizzazione del posto fisso osserva Fornero che rimane un'importante aspirazione per molti. Ma se non possiamo realizzarla per tutti, l'importante è che chi sperimenta la flessibilità, non ne paghi i costi».
Dal punto di vista della politica seguita dal governo, Fornero ha precisato che «questo esecutivo è tecnico. Ovviamente c'è una maggioranza e con quella si dialoga; così come dialoghiamo con le parti sociali, ma questo governo ha l'ambizione di fare politiche per il futuro del Paese. Può essere un'ambizione eccessiva, ma di questo si tratta».
La posizione dura di Susanna Camusso? «Non la considero affatto una mia avversaria ma una persona che ha un ruolo importante e rappresenta moltissimi lavoratori italiani». Fornero come Thatcher? «E' un paragone è la conclusione che potrebbe essere usato più per Sergio Marchionne che per me. Penso usi metodi thatcheriani nella sua industria. Per quel che è nelle mie competenze, vorrei fare di tutto perché la Fiat rimanga italiana come realtà produttiva e non tenuta in piedi».
La leader della Cgil non ha perso tempo. E in serata ha risposto al ministro: «La riforma del mercato del lavoro senza accordo sarebbe ingiusta e inadeguata ai problemi». Fondamentale, resta l'articolo 18: «Non è un tema della trattativa e non si deve toccare. Chi continua a proporlo manifesta la sua volontà di non fare alcun confronto». E Thatcher-Marchionne? «E un confronto interessante».

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