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Pescara, 07/04/2026
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Data: 06/02/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Odissea nella neve, Italia sotto scacco

Egregio signor direttore, mentre sta (spero) per concludersi la mia odissea del week end, decido di renderla partecipe di questa splendida favola dei giorni nostri. Ieri come ogni venerdì pomeriggio (e come tanti pendolari del week end) ho preso l'autobus Arpa (vettore Di Fonzo) in partenza da Roma Tiburtina alle 17,30 e diretto a Pescara. Nonostante l'allerta neve dirà lei. Nonostante. Il ritorno a casa del fine settimana quando si è lontani dalla propria famiglia non teme calamità. Al momento della partenza l'autista ha correttamente reso noto che avremmo potuto imbatterci nell'inconveniente di essere rispediti al punto di origine, qualora il casello di Lunghezza (entrata dell'autostrada Roma-Pescara) fosse stato nel frattempo chiuso al traffico per neve. Noi passeggeri ne prendiamo atto e siamo ben felici poi di scoprire che l'accesso di cui sopra risulta libero (fatta eccezione per i mezzi pesanti). La felicità si infrange però dopo appena un'ora di viaggio, quando ci vediamo accodati circa un chilometro prima dell'uscita di Carsoli. Da quel momento, prima che l'autista possa di nuovo schiacciare l'acceleratore, trascorreranno 6 ore e mezza nell'immobilità più assoluta, in un mare di mezzi disperati come il nostro. Il paesaggio lunare e la temperatura costringono tutti, volenti o nolenti, a mettere da parte qualsiasi propensione ambientalista e a tenere acceso il motore, per potersi riscaldare. È solo grazie ad Iso Radio che comprendiamo l'accaduto: una slavina all'altezza di Tagliacozzo impedisce la viabilità. Sorvolerò sui momenti di tensione, sul "la colpa è tua, anzi no, sua", su "io non mi muovo da qui" e sul "voglio uscire subito da qui". Ma una certezza subito prende forma: è inutile inveire sulle ragioni personali di ciascun passeggero che lo hanno spinto a muoversi anche quando era altamente sconsigliato; è inutile crocifiggere l'autista e l'azienda di trasporto per aver prestato il servizio che ci si attende fornisca; è inutile prendersela con le intemperanze meteorologiche. Il colpevole c'è ed è uno. Il sillogismo è di una semplicità imbarazzante. Nel pomeriggio si verifica una frana lungo il tratto autostradale gestito dalla Strada dei Parchi. Accadrà inevitabilmente che un numero di veicoli sarà coinvolto nel disagio degli incolonnamenti. Ergo: è necessario chiudere l'autostrada (o una ragionevole porzione di essa) per evitare che il numero dei mezzi di cui sopra possa crescere in modo esponenziale in brevissimo tempo. Se le scrivo, è evidente che ciò non accade e circa 150 persone (da sommarsi ad altrettante incappate nella stessa zona in un blocco ferroviario) dopo oltre sei ore di attesa per strada senza alcuna assistenza (né informativa, né di conforto, né di supporto) da parte di chicchessia, si vedono scortate fino al centro di Carsoli, dove la gentile amministrazione apre le porte del proprio municipio e della propria scuola elementare per accoglierle. L'odissea continua e occorreranno una notte e tante ore per vederne l'evolversi: ci sono bambini, ci sono anziani, ci sono malati. Non ci sono forze dell'ordine, non c è la Protezione Civile, non c è l'Esercito. Ci sono gli abitanti di Carsoli che possono solo portare avanti anche fuori orario la loro attività (e come potrebbero regalare qualcosa che non gli verrà mai rimborsato?). La notte passa sulle ossa di chi la vive: per terra, su una sedia, su un tavolo, nel pulmann. La luce del giorno rende solo la neve più accecante e l'assenza di assistenza ed informazioni più stupefacente. Non c'è scampo, l'autostrada è chiusa, la statale è impraticabile, i treni non vanno. Nel tardo pomeriggio grazie alla testardaggine e all'operosità del personale ferroviario locale, si attrezza dopo mille impedimenti tecnici un convoglio che porterà più o meno tutti a casa, senza dover aspettare indefinibili giorni-ore per veder liberata la carreggiata di un'autostrada (tra le più care d'Europa) che gli utenti pagano solo per riempire le tasche del gestore, senza alcun risultato in termini di ordinaria e straordinaria manutenzione, numero di aree di servizio, gestione delle emergenze, sicurezza e quant'altro. Sono ancora su quel treno e ho cercato di farla breve, signor direttore e invece sono stato un po' lungo. Ma mi chiedo: perché ci inalberiamo per Sarkozy e la Merkel che si scambiano risatine su di noi? Cavaliere o non Cavaliere, l'Italia è ormai sotto scacco. È lo scacco matto dell'incompetenza, di chi vuole a tutti i costi fare ciò che non è in grado di essere.

Francesco Di Sipio Pescara

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