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Pescara, 09/05/2026
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Data: 08/12/2006
Testata giornalistica: Il Messaggero
Alitalia, anche l'Imi si chiama fuori. Padoa-Schioppa: «Per il governo la compagnia dev'essere gestita come un'impresa. Attireremo imprenditori seri»

MILANO Il timore che l'asta per Alitalia possa andare deserta comincia a serpeggiare anche nei palazzi della politica. Potrebbe essere questa una chiave di lettura di quanto avvenuto ieri. Con il Tesoro che - secondo quanto risulta a Il Messaggero - nella tarda mattinata ha preso di nuovo carta e penna. Per precisare nero su bianco ad una schiera di banche d'affari alcuni passaggi della precedente missiva. Quella con cui martedì scorso aveva invitato gli stessi istituti a candidarsi al ruolo di proprio advisor nella privatizzazione di Alitalia. Una pagina in tutto per aggiungere anche un paio di richieste. Il fax, recapitato nel primo pomeriggio a tutte le merchant raggiunte, come detto, dalla prima lettera (tra cui anche Capitalia e Bnp Paribas) è molto esplicito. Innanzitutto le puntualizzazioni sul capitolo commissioni. Fermo restando che la banca che riceverà il mandato percepirà 120 mila euro per lo svolgimento del lavoro, il testo sottolinea che la commissione già indicata nella prima lettera (lo 0,5% del controvalore dell'operazione) sarà riconosciuta solo se il deal avrà successo. Insomma se l'operazione dovesse saltare niente sarà dovuto al consulente del Tesoro. Se non, appunto, i 120mila euro, per il disturbo e le spese. Forse la dimostrazione di un eccesso di zelo da parte del Tesoro, forse una precisazione per evitare che, in futuro, possa sorgere qualche equivoco. Ma c'è dell'altro. Via XX Settembre chiede alle banche anche di indicare nella risposta, che dovrà pervenire entro le 15 di lunedì prossimo, l'esatta formazione dei team. Gli uomini che ciascun istituto, una volta aggiudicatosi l'incarico, metterebbe a lavorare alla privatizzazione. Infine la richiesta di introdurre nella risposta, che dovrà stare entro le sei pagine, una sintetica descrizione di eventuali problemi che possano essere riscontrati nella procedura di cessione di Alitalia. Se ci sono paure che nessun acquirente si presenti ai nastri di partenza? «Con un'asta aperta, in corso, è meglio stare zitti e aspettare», ha commentato ieri il ministro per lo sviluppo economico Pierluigi Bersani. Il Governo, ha detto poco dopo il ministro dell'economia Tommaso Padoa-Schioppa ai microfoni della trasmissione Baobab di Radio1, «formulerà condizioni di vendita che attirino imprenditori che hanno serie intenzioni di sviluppare, con un piano industriale adeguato, le sorti dell'impresa. Questa è la cosa che conta». Padoa-Schioppa, che la settimana prossima riferirà sulla questione in Parlamento, ha anche aggiunto: «Il Governo ha deciso di vendere perchè ha giudicato che ormai Alitalia debba essere gestita pienamente come un'impresa, con criteri interamente imprenditoriali». Quanto ai pretendenti, due giorni fa il presidente di AirOne Carlo Toto che conta sul sostegno di Banca Intesa avrebbe incontrato Piergiorgio Peluso, braccio destro di Matteo Arpe in Capitalia. Ma la banca romana che è già esposta per circa 250 milioni nei confronti di AirOne e della Toto Spa, avrebbe manifestato freddezza. I paletti posti e l'obbligo di dover lanciare un'opa che potrebbe costare circa 2 miliardi hanno gelato gli entusiasmi di molti candidati all'acquisto. «Siamo qui a sentire questa stupenda Aida, mi sembra il miglior volare», ha detto ieri scherzosamente Carlo De Benedetti nel foyer della Scala, in occasione della Prima. Paletti che hanno anche frenato la corsa in Borsa di Alitalia. Ieri il titolo è tornato sotto quota 1 euro, chiudendo con un pesante calo del 3,54% a 0,9926 euro. Ancora una volta tra un vortice di scambi: è passato di mano il 9% del capitale. La procedura di privatizzazione intanto segue il suo iter. E il primo tassello è proprio la scelta del consulente del Tesoro. Tra le banche invitate, blasonati istituti internazionali e italiani, Intesa già due giorni fa aveva deciso di non voler mettersi in gara per il ruolo di advisor del venditore. E anche Banca Imi (gruppo Sanpaolo Imi) nelle ultime ore avrebbe scelto di tenersi fuori. Intesa e Sanpaolo, del resto, a partire dal 1 gennaio 2007 saranno una sola banca: un diverso atteggiamento tra Milano e Torino sul tema Alitalia avrebbe creato qualche imbarazzo. E la mediazione di Corrado Passera e Enrico Salza è stata fruttuosa.

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