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Data: 07/02/2012
Testata giornalistica: Rassegna.it
Lavoro, la voce del governo sul posto fisso

Non solo Monti. Profumo, Cancellieri, Fornero. I ministri mandano un solo messaggio: "Posto fisso un'illusione". Cancellieri: "Noi italiani siamo fermi al fianco di mamma e papà". Giovani Cgil: chiacchiere da bar non degne di un ministro

Il governo si compatta sui temi del lavoro. Mentre la trattativa sulla riforma entra nel vivo, non solo Mario Monti ma anche altri ministri intervengono nel dibattito mandando, con parole diverse, tutti lo stesso messaggio. Casualità o frutto di una comunicazione concertata?

Cancellieri: fermi al posto fisso. Giovani Cgil: clichè inutile
"Noi italiani siamo fermi al posto fisso nella stessa città, di fianco a mamma e papà". Con queste parole, il ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri, intervistata da Tgcom24, spiega che "dobbiamo fare un salto", aggiungendo: "ma non demonizziamo". Quanto alla frase del presidente del Consiglio a proposito della 'monotonia' del posto fisso, Cancellieri sostiene che "Monti ha voluto sdrammatizzare, non è stato fatto per mancanza di rispetto verso nessuno". E proprio sul 'posto fisso', osserva il ministro dell'Interno, "è nata una querelle frutto di una fretta d'interpretazione. Il mondo moderno ha grande esperienza di mobilità. Noi - sottolinea - viviamo nella cultura del posto fisso. Il mondo sta cambiando, come avviene nei paesi emergenti".

Affermazioni, quelle del ministro Cancellieri, che innescano subito la polemica. Secondo i giovani della Cgil, la battuta di Cancellieri "rivela un approccio decisamente poco tecnico ai problemi", è "una battuta da bar, su cui si potrebbe anche costruire una piacevole conversazione, se non fosse che ha pronunciarla è il ministro dell'Interno, la quale dovrebbe avere a sua disposizione qualche dato". Per i giovani della Cgil "è grave il fatto che un esponente del governo riproponga cliché inutili di fronte ad una generazione a cui si sta togliendo tutto. La sensazione è che il governo cerchi di spostare il dibattito nei bar perché non è in grado di affrontarlo nelle sedi opportune", concludono.

Il ministro dell'Istruzione, Francesco Profumo, intervistato da Repubblica spiega invece: "Se saremo bravi nasceranno tante start-up tecnologiche che, con un po' di capitale di rischio che stiamo trovando, possono diventare imprese solide e formare nuovi distretti industriali". "Anche qui- continua- serve una svolta culturale: il nostro ruolo è formare bravi cittadini del mondo che fra le altre cose siano capaci non di trovarsi un lavoro, ma di creare lavoro".

Fornero: il posto fisso è un'illusione
"Promettere un posto fisso a vita significa promettere facili illusioni. Lo scopo di questo governo è spalmare le tutele su tutti, non dare a tutti un posto fisso a vita". Lo ha detto stamani il ministro del Lavoro Elsa Fornero, precisando che l'esecutivo sta lavorando "per cercare di modificare i contratti, eliminare la flessibilità cattiva e limitare quelle forme di abuso che ci sono state". Secondo Fornero, c'è "una parte di flessibilità, quella buona, che implica che un'azienda può avere bisogno nel corso della sua attività di un alleggerimento di personale. Non vogliamo che non esista la possibilità di licenziare, vogliamo che chi è licenziato sia aiutato dalle istituzioni e dall'azienda stessa a trovare in tempi rapidi una nuova occupazione"

Il ministro ha poi specificato che "la riforma del mercato del lavoro non è fatta per mettere gli uni contro gli altri. Nessuno vuole usare la clava, vogliamo usare la parte positiva e propositiva del dialogo. La riforma non è una bacchetta magica che può dare lavoro immediato a quanti oggi non ce l'hanno, ma può restituire prospettive al paese". Sui tempi, infine, Fornero ha chiarito che "tergiversare, fermarsi, aspettare, non è una soluzione. Il governo ha il dovere di agire per cercare di risolvere i problemi, anche se questo non vuol dire negare al Parlamento la priorità di decidere".

Monti, governo cerca dialogo con tutti "Mi sfugge quale potrebbe essere la ragione o l'intento del governo di esasperare una materia così sensibile e socialmente cruciale come il mercato del lavoro". A dirlo è il presidente del Consiglio Mario Monti, parlando nel corso di una conferenza stampa assieme al segretario generale dell'Ocse Angel Gurria. Il premier ha aggiunto che "con la riflessione, il dialogo, la consultazione di esperienze di altri paesi, cerchiamo la via migliore perché anche gli istituti del mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali possano dare contributo alla crescita dell'economia italiana e aggredire il dramma della disoccupazione giovanile". Riguardo le liberalizzazioni, Monti ha precisato che "non è una mania di persecuzione del governo quella di chiamare tutte le categorie a sperare di più nella crescita di tutti, rinunciando ciascuno a una parte dei propri privilegi".

Il governo - ha proseguito Monti -, anche con "il dialogo con le parti sociali", sta cercando di trovare la via migliore perché "anche gli istituti del mercato del lavoro e gli ammortizzatori sociali possano dare il loro contributo alla crescita dell'economia e per aggredire il problema della disoccupazione giovanile". "Le riforme adottate dal mio governo non sempre sono gradevoli e quasi mai gradite. Ma da queste arrivano benefici di crescita senza dovere aspettare troppo".

Dai banchi della politica torna, invece, a intervenire Cesare Damiano (Pd), per ricordare che "partire dal tema dell'articolo 18 è sbagliato, non bisogna caricare sui temi sociali i pesi dell'Italia. E poi le tesi sull'articolo 18 come deterrente agli investimenti esteri sono infondate". L'ex ministro del Lavoro lo ha detto in un'intervista al Tgcom, precisando che se si vogliono "attirare investitori in Italia bisogna fare come Prodi, diminuendo il cuneo fiscale". Sempre sul tema dell'articolo 18, l'esponente del Partito democratico ha aggiunto: "Come mai siamo la seconda economia manifatturiera dopo la Germania nonostante l'articolo 18? E perché gran parte del lavoro è compiuto in situazione di precariato? Perché il mercato del lavoro è distorto: il lavoro stabile deve costare meno del lavoro flessibile".

Giuliano Cazzola, Pdl, vice presidente della Commissione Lavoro della Camera, invita invece le parti sociali a rendersi autonome dal governo e trovare un accordo applicando quanto consentito nell'articolo 8 della manovra approvata a settembre 2011: ossia che i contratti di lavoro aziendali o territoriali operano in deroga alle leggi e ai contratti collettivi nazionali. "Assunzioni e licenziamenti: minore flessibilità in entrata e maggiore in uscita; più equa ed adeguata distribuzione dei diritti. Se le parti sociali hanno delle idee - spiega Cazzola - devono solo sedersi intorno ad un tavolo ed avvalersi di quanto è loro consentito dall'articolo 8 del decreto di ferragosto (a prova della lungimiranza del governo Berlusconi in materia di lavoro)". "Mediante specifiche intese - aggiunge Cazzola -, anche in deroga alle vigenti disposizioni di legge, le parti possono regolare diversamente le modalità di assunzione e la disciplina del rapporto di lavoro, comprese le collaborazioni e le partite IVA, nonché la trasformazione e la conversione dei contratti di lavoro, le conseguenze del recesso dal rapporto di lavoro, eccezion fatta per i casi di discriminazione e di maggiore gravità. E' il pacchetto di problemi all'ordine del giorno nel confronto con il governo: dalla c.d. lotta alla precarietà alla revisione dell'articolo 18". Per Cazzola "Monti e Fornero sarebbero ben felici di prendere atto, in tema di mercato del lavoro, di una svolta riformista dell'autonomia collettiva, resa operativa attraverso il protagonismo dei sindacati, della Confindustria e delle altre associazioni datoriali".

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