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Data: 08/02/2012
Testata giornalistica: Il Centro
La verità sulle autostrade abruzzesi che i nostri politici non dicono di Pio Rapagnà (*)

Ci sono precise responsabilità per quanto si è verificato nel sistema trasporti e nella grande viabilità

Eregio Direttore, purtroppo in Abruzzo le enormi, impreviste e disastrose conseguenze materiali, umane e sociali di un evento "naturale" ma "atteso" come la neve in inverno (o un terremoto a L'Aquila e nelle zone già individuate ad alto rischio sismico), non sono estranee al malgoverno e alla corruzione politica ed amministrativa che ha condannato all'oblìo, al disonore ed alla vergogna l'Abruzzo e tutta la sua classe dirigente. Di fronte a quanto accaduto in questi giorni drammatici, non possiamo far passare l'idea che "siamo, o siete, tutti uguali!". Ma è necessario affermare con forza che a ciascuno deve essere assegnata la propria parte di responsabilità che andrebbero accertate, "per ora e anche per allora", affinché certe situazioni di emergenza e di inefficienza, come quelle che si sono verificate in questi giorni e in occasione di eventi e calamità naturali del recente passato, non si ripetano più.
I politici abruzzesi di oggi che, con fervore polemico e inconsistenza di argomentazioni, atti e fatti, si rivolgono retoricamente finanche a "Chi l'ha visto?", ed i Parlamentari di ieri e di oggi, di maggioranza e di opposizione che, tra le altre svariate amenità, parlano populisticamente di Autostrade A/24 ed A/25 ormai "espropriate" agli abruzzesi, dovrebbero prima di tutto raccontarci la vera storia della Società Autostrade Romane e Abruzzesi ed ex-Sara e che fine abbia fatto l'enorme lascito debitorio di 2.348,5 miliardi di vecchie lire accertati dalla Corte dei Conti e rilevati nella relazione al Parlamento del 1978, e quanto di esso è stato "scaricato" nella "gestione speciale" dell'Anas e nella strana "convenzione-concessione" alla Società Strada dei Parchi e alla partecipata Autostrade per l'Italia, con annesse opere da realizzare e tariffe da adeguare. Ci sono precise, specifiche e ben individuabili responsabilità per quanto in Abruzzo si è verificato rispetto alle infrastrutture ed al sistema dei trasporti pubblici e della grande viabilità, con l'abbandono al degrado, alla inefficienza ed alla insicurezza di tutto il sistema ferroviario dei trasporti delle persone e delle merci, il contestuale trasferimento del 90% del trasporto delle merci su gomma e aumento esponenziale del numero dei Tir e dei mezzi pesanti in transito su tutte le strade regionali, provinciali e comunali e finanche all'interno dei centri abitati, in presenza di grandi opere e servizi che stanno cadendo a pezzi. Molti parlamentari abruzzesi, consiglieri e assessori regionali, provinciali e comunali non affrontano mai di petto la "realtà abruzzese" quale essa è effettivamente e quale risulta dalle indagini della Magistratura: questi hanno fatto e fanno finta di nulla e continuano ad atteggiarsi come padroni della spesa pubblica, di una certa informazione, della politica, della cosiddetta Società Civile e del Volontariato organizzato.
I partiti, i politici, gli amministratori, i loro funzionari, dirigenti, consulenti, tecnici ed esperti, non hanno favorito né tutelato lo sviluppo sostenibile del nostro territorio, sembra anzi che, insieme ad agenzie, società, imprese e costruttori spregiudicati, abbiano messo pesantemente le mani sulle casse dello Stato, della Regione, delle Province e dei Comuni e su ogni e qualsiasi tipo di finanziamento pubblico. Chiedo a quella parte più illuminata della opinione pubblica abruzzese che, pur seriamente e drammaticamente sconcertata e sbandata, sembra indignata e pare insorgere da un momento all'altro, di trovare la forza e il coraggio di esporsi e schierarsi dalla parte di un nuovo Abruzzo e di darsi da fare in prima persona per costruirlo con la partecipazione e l'impegno quotidiano e disinteressato.

(*) EX PARLAMENTARE - ROSETO DEGLI ABRUZZI

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