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Pescara, 07/04/2026
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08/02/2012
Il Messaggero
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Legge elettorale, Pdl e Pd: il Porcellum va cambiato. Nota congiunta: no alle liste bloccate, i cittadini scelgano gli eletti |
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ROMA - Sulla riforma elettorale qualcosa si muove. I partiti si annusano e qualche embrione di intesa viene pure concepito. Resta da vedere se l'anti-Porcellum verrà finalmente alla luce o naufragherà prima sui tanti scogli disseminati sulla rotta che dovrebbe portare alla nuova legge per le politiche del 2013. Dando per scontato che ogni prospettiva di cambiamento svanirebbe se l'appuntamento con le urne venisse anticipato. Dopo una serie di segnali di fumo tra i due partiti, ieri è infatti partita la trattativa tra Pdl e Pd. Le rispettive delegazioni formate da Ignazio La Russa, Gaetano Quagliariello e Donato Bruno, da un lato, e Luciano Violante, Luigi Zanda e Gianclaudio Bressa, dall'altro, hanno convenuto sulla necessità di utilizzare l'ultima parte della legislatura per riforme «idonee a dare credibilità e forza al sistema politico e istituzionale». Una base comune d'intesa - secondo quanto si legge in un comunicato congiunto emesso al termine dell'incontro - sembra essere stata raggiunta per il superamento del Porcellum con una legge che riduca la frammentazione parlamentare, mantenendo un «impianto sostanzialmente bipolare» e, abolendo le liste bloccate, restituisca agli elettori la scelta dei propri rappresentanti. Nello stesso incontro si è anche affrontato il tema delle riforme istituzionali i cui punti cardinali dovrebbero essere il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il rafforzamento della stabilità del governo, assieme alla riforma dei regolamenti di Camera e Senato. Ma è proprio la richiesta del Pdl di inserire la legge elettorale nel più ampio quadro delle riforme costituzionali legate a un iter parlamentare assai più lungo, a destare i sospetti della controparte: «Certe volte - osservano infatti nel Pd - dietro la voglia di fare tutto si nasconde quella di fare nulla». E in questo senso non rassicura certo i democrat l'esito dell'incontro che il Pdl ha avuto ieri anche con la Lega per «individuare i difetti di questa legge elettorale». Ma pare che, almeno agli occhi dei lumbàrd, i difetti del Porcellum su cui intervenire non vadano oltre il premio di maggioranza e l'impossibilità di scegliere gli eletti. Roberto Calderoli inoltre, prima di affrontare il tema della riforma elettorale, pone «categoricamente» la pregiudiziale della preliminare riduzione (dimezzamento per la Lega) del numero dei parlamentari e, in più, si dice contrario alla reintroduzione del voto di preferenza. Nei fatti una bella zeppa nell'ingranaggio da cui dovrebbe uscire la nuova normativa elettorale e, in sostanza, una lancia spezzata per la sopravvivenza del Porcellum di cui Calderoli è padre. Ancor ameno confortante per il Pd la dichiarazione di La Russa, secondo la quale, «se proprio non si dovesse arrivare a una soluzione condivisa, si potrebbe, in extrema ratio, lasciare il Porcellum ma correggerlo garantendo agli elettori la possibilità di scegliersi i candidati». Solo correggere il Porcellum? Replica immediatamente Vannino Chiti, vicepresidente pd del Senato, «sarebbe semplicemente una presa in giro». E la diffidenza dei democrat nei confronti delle vere intenzioni del Pdl in tema di riforma elettorale, vista anche la ripresa degli incontri periodici tra il Cavaliere e Bossi, sembrava trasparire pure dalle parole di Pier Luigi Bersani a Otto e mezzo: «Se Berlusconi è affidabile lo vedremo alla fine. Quanto all'incontro col Pdl mi è parso positivo. Se son rose fioriranno». Il segretario del Pd ha precisato anche l'ostilità del suo partito alle preferenze e l'opzione per collegi uninominali di limitata grandezza in un impianto bipolare per consentire ai cittadini di scegliere i parlamentari. Stesse argomentazioni da parte di Luciano Violante, «assolutamente contrario alle preferenze che aumentano i costi della politica favorendo le clientele». Mentre, per far fronte alla richiesta - ribadita dagli azzurri Quagliarello e La Loggia - di «legare strettamente la legge elettorale al parallelo cammino delle riforme istituzionali», i democrat prospettano la possibilità di discutere la legge elettorale in una delle due Camere e far andare avanti le riforme nell'altra. La delegazione del Pd, dopo quello col Pdl, mette in calendario altri incontri con la Sel di Vendola e l'Idv di Di Pietro, perché «nessuno si senta escluso». La stessa precauzione viene presa dal Pdl che annuncia per oggi l'incontro con il Terzo Polo per tacitare quanti, come il capogruppo Benedetto Della Vedova, avevano diffidato chi «cerca di fare una legge elettorale scavalcando il Terzo Polo». Seguiranno i colloqui di La Russa con le altre forze politiche, Sel compresa, ma con l'eccezione dell'Idv, il cui leader Di Pietro tuona contro «gli incontri da sottoscala, pericolosi e oscuri per la democrazia», proponendo di trasferire la discussione sulla legge elettorale nelle commissioni parlamentari.
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