La polemica è nata sul Web dopo le dichiarazioni di esponenti del governo sui giovani: «Vogliono stare vicini a mamma»
PESCARA. Una carriera sprint nell'ateneo "di famiglia", dove insegnano mamma e papà. È questo che il popolo della Rete contesta a Silvia Deaglio, figlia del ministro al Welfare Elsa Fornero e del giornalista-economista Mario Deaglio. La 37enne, che ha superato il concorso da professoressa associata alla D'Annunzio, replica così: «Non devo giustificarmi con nessuno».
I commenti ironici del Web si sono scatenati in concomitanza con le dichiarazioni del ministro Cancellieri contro «i figli che vogliono lavorare vicino alla mamma», e a quelle della stessa Fornero sul fatto che «non può più esistere la promessa del posto fisso». È così che da blog e social network si è accesa l'attenzione sul percorso professionale di Silvia Deaglio, sicuramente brillante e costellato di fortunose coincidenze. La giovane docente universitaria è diventata associata a 37 anni, sei in anticipo rispetto alla media d'ingresso dei professori di prima fascia. Il concorso lo ha vinto nella facoltà di Psicologia di Chieti-Pescara, nel settembre del 2010, prima di essere chiamata, un anno dopo, nell'università di Torino, dove insegnano sia la madre che il padre.
In rete si rincorrono i commenti anche su un presunto duplice posto fisso come capo unità di ricerca all'Hugef, fondazione che si occupa di genetica finanziata dalla Compagnia di San Paolo, che è la prima azionista della banca Intesa Sanpaolo, di cui sua madre all'epoca era vicepresidente. I due fatti però non sono collegati, ed è proprio la Fornero la prima a difendere la figlia: «Silvia non ha due lavori, ma è docente universitario, pagata solo dall'ateneo. E la ricerca, alla quale si è dedicata è sostenuta da un finanziamento internazionale». E in un'intervista rilasciata al Corriere.it, Silvia Deaglio ribatte: «Il mio curriculum è pubblico e non c'è nulla da aggiungere». Ma le critiche sollevate nascono proprio dal suo curriculum che parla di una carriera che brucia le tappe e finisce nella facoltà di Medicina dell'università di Torino, la stessa in cui insegnano, in facoltà diverse, i genitori.
«Sono stata già condannata da un blog», continua la Deaglio, «ma le mie pubblicazioni sono accessibili, il mio curriculum idem. Dopodiché io non devo giustificarmi di fronte al mondo. Io parlo attraverso i lavori scientifici». Su Internet si mette in dubbio anche la validità delle pubblicazioni della docente, definite «troppe per essere serie: 61 in sei anni». La Deaglio ribatte: «Sono 93, e ho iniziato a 22 anni».