ROMA - Il governo lo aveva già detto nell'ultimo incontro con le parti sociali a Palazzo Chigi: la riforma del mercato del lavoro dovrà essere pronta in due, tre settimane. Un termine perentorio che serve per dare ai mercati il definitivo segnale che l'Italia fa sul serio. Un termine che il premier Mario Monti ha voluto ribadire in un'intervista al Wall Street Journal in vista della sua mission negli Stati Uniti che prende il via oggi: sulla riforma del mercato del lavoro - dice il premier - «ci stiamo avvicinando alla conclusione, che ci aspettiamo sia non oltre fine marzo».
Il punto adesso è capire se ci si arriverà con o senza accordo con le parti sociali. «Noi lavoriamo per un accordo, su questi temi è molto importante» dichiara il ministro del Welfare, Elsa Fornero. E a chi le chiede se considera stretta la strada per un'intesa, la Fornero assicura: «No, c'è un bel sentiero largo».
Al di là delle dichiarazioni di rito, un fatto è certo: sindacati e imprese sono assolutamente consapevoli che questo governo è poco propenso a tergiversare; il rischio che, in assenza di un accordo, proceda da solo, è molto alto. Ha fatto così con le pensioni e le ferite ancora sanguinano (oggi i leader sindacali terranno un nuovo presidio unitario in piazza a Roma per sollecitare il problema dei cosiddetti esodati). Meglio quindi accelerare i ritmi e partecipare attivamente alla messa a punto delle nuove regole. E' questo il senso della girandola di incontri e vertici partita l'altro giorno e proseguita ieri, prima con tavoli e incontri paralleli (mentre i leader di Cgil Cisl e Uil erano riuniti in casa Uil, nella foresteria di Confindustria a via Veneto c'era il vertice tra le associazioni datoriali) e poi in serata con un tavolo unico attorno a cui si sono seduti tutti i leader della parti sociali con la sola esclusione di Rete Imprese. Conclusione: da oggi parte un tavolo tecnico permanente tra le parti, si andrà avanti a spron battuto per cercare di arrivare ad un'intesa di massima sui capitoli principali oggetto della riforma. «L'idea è di non fare un documento politico ma un contributo tecnico molto dettagliato per il governo su specifici punti. Vediamo se siamo in grado di trovare un accordo tutti assieme» spiega il numero uno di Confindustria, Emma Marcegaglia.
«È andata bene, abbiamo fatto un buon lavoro» concorda il leader Cisl, Raffaele Bonanni. E anche la Cgil di Susanna Camusso è d'accordo: «Bisogna provare a ragionare per contribuire al confronto». Contratti di ingresso, contrasto della precarietà, ammortizzatori sociali: questi i temi attorno ai quali gli sherpa dei sindacati e degli industriali ragioneranno nelle prossime ore. E l'articolo 18? Camusso, Bonanni e Angeletti si trincerano dietro il classico «no comment». Più chiara la Marcegaglia: «Tutti gli argomenti sono sul tavolo». Quindi anche l'articolo 18, che resta il nodo più difficile da sciogliere. Cisl e Uil hanno già aperto a modifiche sui licenziamenti individuali per motivi economici (no al reintegro e sì a indennità e tutele corpose), ma c'è l'incognita Cgil che al suo interno vede la fortissima contrarietà della Fiom. In mattinata ieri, a sorpresa, Susanna Camusso ha avuto un incontro di tre ore con la Fornero: «E' andata bene» è stato il laconico commento del ministro. Oggi la sua porta al ministero si aprirà per la Marcegaglia e domani per Bonanni. Ancora nessuna data invece per il terzo round a Palazzo Chigi: «Ci sarà quando avremo qualcosa di più concreto, quando saremo pronti. Direi la settimana prossima» ha detto il ministro.
Ma mentre a Roma si continua discutere, a Milano si decide. Domani la giunta della Lombardia darà il via libera al progetto legge Sviluppo, che contiene nuove regole sulla contrattazione aziendale, compreso l'articolo 18: in pratica il lavoratore licenziato, se rinuncerà alla via giudiziale, riceverà un'indennità di terminazione e l'aiuto della Regione a trovare un nuovo posto di lavoro.