I REGIONALI fumano, si ghiacciano, viaggiano con le porte sbarrate, si bloccano in galleria. Gli intercity no: perché non viaggiano proprio. Cancellati, un colpo di cimosa sulla lavagna, una passata di gomma sull'orario. Fino a data da destinarsi. Ogni giorno sul sito di Trenitalia compare l'elenco dei caduti: ed è quasi più triste di certe lapidi di guerra. Perché ogni corsa ha accanto una scritta in maiuscolo: cancellato. Cancellato, cancellato, cancellato. Cancella cancella Arezzo è stata pressoché slacciata da Roma e da Firenze. Perché le corse veloci, si fa per dire, non ci sono più. Se ci sono superstiti è negli orari morti, a cavallo dell'ora di pranzo. Una scoperta che prima ha mandato in bestia i pendolari, uniti per una volta su un fronte che raccoglie quelli di Arezzo, Valdarno e Valdichiana. E il giorno dopo fa salire la pressione della politica. Un po' per rabbia e un po' per non ritrovarsi con il cerino in mano. «E' una vergogna, ci sono poche parole per descriverla». Roberto Vasai dalla Provincia commenta asciutto quanto amaro. «La linea ormai è chiara: privilegiare l'alta velocità, tutelare i regionali ma solo perché c'è un contratto di servizio da rispettare. Gli altri che viaggino o non viaggino non importa a nessuno». Soluzione? «Beh, intanto fare le liberalizzazioni serie: che si aspetta a liberare i binari?». Dal Comune toni analoghi. «E' qualcosa - risponde Stefano Gasperini in assenza del sindaco - che non passerà nel silenzio: quando il servizio pubblico serve di più, perché i mezzi privati sono invitati a fermarsi, viene chiuso». CHIUSO A PRESCINDERE. Nessuno contesterebbe blocchi in situazioni di emergenza: ma un colpo di penna da sinistra a destra fa scalpore. Anche se la versione più pessimista dei pendolari («E' solo l'inizio per arrivare ad un taglio definitivo») dovesse rivelarsi troppo pessimista. Se anche tornassero, insomma, resta una ferita: la ferita di una rete di trasporti che sotto un po' di neve lascia a piedi i suoi clienti. Clienti tra l'altro di fresco colpiti da un forte rincaro dei biglietti. CERTO, RESTANO i regionali. E non è poco, anzi è molto. Se non altro tra mille difficoltà la maggioranza delle corse non si è arresa: ieri, ci segnalano da Trenitalia, il 95% dei treni ha viaggiato nella fascia dalle 6 alle 9. Come abbiano viaggiato è un altro paio di maniche. Perchè il regionale 3152 non ha fatto altro che fermarsi nella Galleria San Donato. A bordo di tutto di più. Perché l'intercity Tacito, inutile dirlo, era cancellato ed è quello delle 7.33. Ragion per cui tutti sul regionale delle 7.25. Che si blocca. Perché? Il giallo si spreca. I pendolari parlano di danni al locomotore, altri puntano il dito sul cavo frenante. Trenitalia spiega invece che la caduta di alcuni cumuli di ghiaccio nella galleria San Mario ha provocato il distacco di un cavo telefonico, richiedendo l'intervento dei tecnici. Morale? Mezz'ora in galleria e quaranta minuti di ritardo a Firenze. A bordo anche politici, pronti a prendere carta e penna. «I guasti - riparte Stefano Mugnai- ricorrono con cadenza preoccupante, la Regione bisogna si attivi per adeguare e ammodernare linee e treni». Duro anche Enzo Brogi. Mentre Roberto Barone va oltre. «Qui ci sono ritardi di manutenzione spaventosi: e a pagarne i danni sono i pendolari». Che già nei giorni prima si erano divertiti. Lunedì sera rimanendo nelle carrozze ghiacciate da Firenze ad Arezzo. Martedì vedendo altre due carrozze riempirsi di fumo, con blocco a Figline. E sentendo colpi secchi levarsi durante la corsa. Come se tutto stesse per crollare. O come se le ferrovie battessero un colpo per dimostrare di esserci ancora.