L'incontro tra il politico e l'imprenditore avvenne a Teramo i 20mila euro versati a Roma
TERAMO. La Procura di Teramo chiederà al Senato l'autorizzazione a procedere per utilizzare le intercettazioni telefoniche che riguardano Paolo Tancredi nell'ambito della cosiddetta "Rifiutopoli". Il senatore teramano del Pdl è accusato di corruzione: insieme ad altri politici avrebbe cercato di favorire l'impresa Deco dei fratelli Di Zio in cambio di denaro per il partito.
L'inchiesta è quella che nel 2010 costò gli arresti domiciliari all'ex assessore regionale del Pdl Lanfranco Venturoni e all'imprenditore Rodolfo Di Zio, il "re dei rifiuti" abruzzese, e che ha portato alla richiesta di rinvio a giudizio per 12 persone. Nell'ottobre scorso il gup di Pescara Luca De Ninis, sulla base della competenza territoriale, ha diviso in due tronconi la cosiddetta "Rifiutopoli". Gli atti dell'inchiesta relativi alle posizioni del senatore Paolo Tancredi e di altri cinque indagati sono stati spediti a Teramo, sul tavolo del pm Stefano Giovagnoni, che dopo averli studiati dovrà decidere se chiedere o meno il rinvio a giudizio. Intanto, però, c'è da espletare il passaggio della richiesta al Senato di autorizzazione a procedere. Che avverrà quando la Procura teramana avrà da quella pescarese i duplicati dei dvd originali che contengono le intercettazioni in questione.
La difesa di Tancredi ha chiesto al gup di Pescara di spostare il processo a Teramo o, in subordine, a Roma. Perché? Perché a Teramo sarebbe avvenuto l'incontro in cui il politico e l'imprenditore si mettono d'accordo sul pagamento al Pdl da parte di Di Zio di 20mila euro, mentre - alcuni giorni dopo - il bonifico viene fatto in una banca romana.
A rischiare il processo a Teramo, oltre al senatore Tancredi accusato di corruzione, ci sono anche l'ex amministratore delegato della Team Giovanni Faggiano e altri personaggi già legati a vario titolo alle società Team e Team Tec: Sergio Saccomandi, Paolo Bellamio e Ottavio Panzone, accusati di abuso d'ufficio, e Luca Franceschini, che deve rispondere di turbata libertà degli incanti.
I pm di Pescara ipotizzarono un presunto tentativo di Venturoni di affidare alla Deco di Di Zio, senza gara d'appalto, la costruzione e gestione dell'impianto di bioessiccazione dei rifiuti previsto a Teramo. E il senatore Tancredi? Secondo l'accusa, insieme al collega Fabrizio Di Stefano, in virtù della propria posizione, avrebbe cercato non solo di pilotare l'aggiudicazione dell'appalto al gruppo Di Zio facendosi garante dell'operazione, ma anche di spianare la strada alla realizzazione in Abruzzo di un termovalorizzatore nel quale bruciare i rifiuti trattati. E tutto in cambio di favori economici per le campagne elettorali del Pdl. Nell'inchiesta figuravano inizialmente anche l'ex assessore regionale Daniela Stati e il sindaco di Teramo Maurizio Brucchi, le cui posizioni sono state archiviate.