ROMA Parola d'ordine: «L'articolo 18 al momento non è un problema». Per tutti, da Emma Marcegaglia a Susanna Camusso a Raffaele Bonanni a Luigi Angeletti a Giovanni Centrella. Che, francamente, è un po' diverso dal dire che non si tocca. In questo momento ogni parola in più, ogni futuro scenario, potrebbe far saltare il negoziato. Ed allora il pallino passa inevitabilmente nelle mani degli staff tecnici di sindacati e imprese per tentare di individuare i punti di una possibile convergenza in vista del prossimo incontro plenario di palazzo Chigi, mercoledì o giovedì prossimi. Comunque il governo è intenzionato a chiudere la partita entro marzo con o senza l'accordo con le parti sociali. Un rischio che i sindacati non possono correre. Vorrebbero, invece, portare al tavolo intese condivise contenenti richieste specifiche su ammortizzatori sociali, apprendistato, contributi maggiorati per i lavoratori autonomi, che possano garantire quelle risorse da utilizzare anche per finanziare le possibili, nuove regole sui licenziamenti. Questi sono i temi sui quali, da ieri, stanno lavorando gli sherpa. Soltanto alla fine di questo percorso potrà essere affrontata la riforma dell'articolo 18. Essa però dovrà riguardare esclusivamente eventuali licenziamenti per motivi economici e non per ragioni discriminatorie e/o disciplinari. Su quest'ultimo punto Camusso, Bonanni, Angeletti, Centrella, ieri pomeriggio in piazza del Pantheon per un presidio di pensionati, sono d'accordo.
Diventano così quasi di routine gli incontri che il ministro del Welfare ha avuto ieri l'altro con Camusso, ieri con Marcegaglia e che oggi avrà con Bonanni per via telefonica. «Abbiamo avuto un ampio colloquio - ha affermato il presidente degli industriali al termine del faccia a faccia - molto approfondito sui temi della riforma, compreso l'articolo 18». Il leader della Cisl si limita a confermare l'appuntamento odierno con la Fornero: «L'articolo 18? Per ora non ne stiamo parlando». «Non vorremmo - avverte Angeletti - che l'unica riforma sia quella che fa aumentare il numero di coloro che perdono il posto di lavoro rendendo più facili i licenziamenti». E' un fatto però che la proposta della Cisl, che prevede l'esclusione della tutela dell'articolo 18 per ragioni economiche, non piace alla Cgil. Per Stefano Fassina ed Emilio Gabaglio, rispettivamente responsabile economico e presidente del forum lavoro del Pd, in un commento sull'Unità, spiegano che una riforma dell'articolo 18 «è un'ipotesi che merita di essere esplorata».
Intanto prosegue il confronto per la corsa al vertice della nuova Confindustria: ieri in Assolombarda a Milano Alberto Bombassei e Giorgio Squinzi hanno presentato alla giunta degli industriali i rispettivi programmi. «Un cambiamento è necessario e ineluttabile» per il primo. «Cambiamento sì, ma nella continuità», per il secondo.