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Pescara, 08/04/2026
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Data: 11/02/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Politica e giustizia - Uffici Deco, sequestrati file e documenti. Perquisita la sede di Chieti. L'accusa: in quelle carte il percorso illecito dei rifiuti (I 16 indagati - guarda)

Tra i 16 indagati l'amministratore di Attiva Lancasteri e il presidente della Provincia di Teramo Catarra

PESCARA. File estrapolati dai computer degli uffici della Deco e documenti contabili: è questo il materiale che i carabinieri del Noe di Pescara guidati dal capitano Fiorindo Basilico hanno sequestrato nella sede della Deco in località Casoni di Chieti, nella società al centro della nuova inchiesta sui rifiuti.
«L'ILLECITO NEI FILE». Il materiale portato via durante la perquisizione nella società che si occupa di rifiuti è al vaglio degli investigatori e dovrebbe servire a dare un quadro più approfondito dell'indagine, analizzando le quantità e le modalità di conferimento dei rifiuti nelle discariche.
E' anche in quei documenti che gli investigatori cercano conferme all'accusa contestata a 16 indagati dal pm dell'Aquila Fabio Picuti perché «consentirebbero di ricollegare con certezza», come dice l'accusa, «il traffico dei rifiuti ricostruendo l'illecito dal detentore allo smatimento finale». E' di questo, infatti, che sono accusate 16 persone - tra cui molti rappresentanti delle società dei rifiuti - che sono indagate dalla direzione distrettuale Antimafia dell'Aquila per un presunto traffico illecito dei rifiuti quantificato, secondo il pm, in 91mila tonnellate di spazzatura «gestiti abusivamente e conferiti in quattro discariche».
«SALTATA LA FILIERA». L'accusa è la stessa per i 16 che gravitano soprattutto nel Pescarese e nel Teramano e che sono legati a società che gestiscono i rifiuti: Paolo Tracanna, nella veste di amministratore unico della società Deco Spa con sede in località Casoni nel Comune di Chieti, Massimo Sfamurri, in qualità di presidente del consiglio di amministrazione della società Ambiente Spa con sede a Spoltore, Franco Mancioppi, nella veste di presidente del consiglio di amministrazione della società Ecoemme con sede a Montesilvano. Ancora, tra i nomi, figurano quelli del direttore generale Deco Spa Roberto Pasqualini, dell'amministratore unico di Attiva Guglielmo Lancasteri, del presidente del cda della società Formula Ambiente Società Cooperativa Sociale Salvatore Buzzi, dell'amministratore unico delle società Mantini Srl Giuseppe Mantini fino al presidente del Pdl della Provincia di Teramo e sindaco di Notaresco Valter Catarra e, ancora, i sindaci di Giulianova Francesco Mastromauro (Pd), di Morro D'Oro Mario De Sanctis (lista civica centrodestra), di Mosciano Sant'Angelo Orazio Di Marcello (Pd), gli ex sindaci di Roseto Franco Di Bonaventura (Pd) e di Bellante Domenico Di Sabatino (Pd). Nella lista figurano, poi, altre amministratori di società di rifiuti: Alberto Torelli, Roberto Ridolfi e Antonio Valerio. I 16 sono accusati dalla procura Antimafia dell'Aquila di «aver saltato la filiera del recupero e del trattamento dei rifiuti». Rifiuti solidi urbani che invece di essere trattati, come dice l'accusa, sarebbero stati conferiti in quattro discariche: due gestite dal colosso dei rifiuti Deco, ovvero la discarica di Casoni e di Colle Cese, un'altra a Magliano dei Marsi gestita dalla società Tecnologica e ambiente Srl e l'ultima a Isernia gestita dalla società Smaltimenti Sud Srl.
NORMA REGIONALE. Gli amministratori delle società dei rifiuti, sempre secondo l'accusa, non avrebbero rispettato la norma 145/146 del 22 ottobre 2009 della Regione ma, come dice il pm Picuti, avrebbero «ceduto rifiuti solidi urbani alla Deco Spa la quale, a sua volta, li trasportava e smaltiva in discarica tal quali, saltando la filiera del recupero e trattamento per la quale la Deco aveva ottenuto l'autorizzazione». Saltando gli anelli della filiera, quella massa di spazzatura quantificata in 90 mila tonnellate si sarebbe trasformata in «un ingiusto profitto» per la Deco Spa.
COLLE CESE SATURA. L'inchiesta sui rifiuti della procura Antimafia dell'Aquila va ad aggiungersi alle altre due, sempre legate allo stesso tema, condotte dalla procura di Pescara e riacutizza, inoltre, il problema delle discariche sature. Se la procura dell'Aquila scoperchia un presunto traffico illecito di rifiuti quella di Pescara, invece, nel settembre 2010, aveva concentrato l'attenzione su corruzione e rifiuti, presunte tangenti e un impianto di bioessicazione da realizzare a Teramo.
Intanto, cresce l'emergenza per le condizioni delle discariche. A breve, la discarica di Colle Cese a Spoltore, come annunciato anche da diversi studiosi, non potrà più contenere rifiuti: una situazione grave che si è venuta a creare in netto anticipo sui tempi perché la discarica da diversi anni accoglie oltre ai rifiuti del Pescarese anche tutti quelli della provincia di Teramo.

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