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Pescara, 11/04/2026
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Data: 13/02/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Lavoro, sull’art.18 si tratta. Camusso: basta pressioni. Smentito un incontro premier-Cgil. Pd: bene il confronto

Tensione nel sindacato. Oggi riunione con Rete Imprese sugli ammortizzatori

ROMA - Che non fosse una passeggiata, nonostante «il sentiero largo» intravisto ottimisticamente dal ministro Fornero, lo si sapeva. Ora è confermato che il percorso per arrivare alla riforma del mercato del lavoro è molto più di una tranquilla camminata: è una scalata per veri esperti, dove anche un piccolo passo falso può far precipitare l’intera cordata. Stava per accadere ieri, quando nelle edicole è apparsa la prima pagina del quotidiano La Repubblica con la notizia di un incontro segreto tra il premier Monti e la leader della Cgil Camusso. Poco dopo è arrivata una smentita congiunta, con l’inedita formula della doppia firma Palazzo Chigi - Cgil: «Non vi è stato nessun incontro nè colloquio». Ma ormai le polemiche erano già divampate con il sito web della Cgil preso d’assalto dagli iscritti al sindacato.
E così tra un post che inneggia a fare «origami con le tessere della Cgil», un «vergogna», un «venduti», un «chi dice le bugie?» twittato dal leader dell’Idv Antonio Di Pietro, la segreteria nazionale del sindacato di Corso d’Italia ha dovuto continuare a smentire, ipotizzando anche complotti mediatici: «L’incontro segreto è una grave invenzione. Le nostre posizioni sull’articolo 18 sono note e stranote. Qualcuno vuole far saltare il confronto?». E poi: «Chi vuole forzare la mano? Noi non subiremo pressioni improprie». Infine un avvertimento: «Monti ha un compito arduo ma la Cgil non dirà si a tutti i provvedimenti a prescindere dalle proprie idee».
Al di là del giallo sul presunto incontro (il quotidiano anche dopo le smentite ha continuato a confermare la notizia) resta un fatto: l’articolo 18 è sul tavolo della trattativa e il governo ha tutta l’intenzione di modificare la norma. La Cgil lo sa e per questo sta cercando di arrivare ad un’intesa minima, che possa essere digerita, magari con qualche pasticca di alka-seltzer, anche dai duri della Fiom. D’altronde - e questa potrebbe essere un’arma in mano alla Camusso per vincere le resistenze interne - anche il Pd di Bersani è ormai convinto che per sbloccare il mercato del lavoro occorra alleggerire i vincoli per i licenziamenti individuali. Non certo l’abolizione tout court della norma, ma una modifica sì. Non a caso ieri il responsabile economico del partito, Stefano Fassina, diceva: «Lasciamo alle parti un confronto difficile e evitiamo di complicarlo con improvvisazioni e tensioni». La strada proposta sarebbe quella indicata dagli economisti Boeri-Garibaldi tradotta poi in un disegno di legge a firma di autorevoli esponenti del Pd: sospensione per 3-4 anni delle tutele dell’articolo 18 per i nuovi assunti e per i precari il cui rapporto di lavoro venga trasformato in contratto a tempo indeterminato. Secondo le indiscrezioni la Cgil ci starebbe pensando.
Anche perché si tratterebbe comunque di una soluzione più soft rispetto a quella proposta dalla Cisl che ipotizza di consentire i licenziamenti individuali per motivi economici per tutti i lavoratori (anche i già assunti) con una procedura simile a quelle dei licenziamenti collettivi per stato di crisi (parere sindacale e indennità di mobilità per due anni). Ipotesi, questa della Cisl, a sua volta meno traumatica di quella della Confindustria (art.18 solo per i licenziamenti discriminatori e nulli).
Intanto il tavolo tecnico permanente va avanti. Gli sherpa stanno tentando di arrivare a un documento comune su apprendistato e ammortizzatori sociali. Ma anche in questo caso non mancano gli ostacoli. Rete Imprese, l’organismo che rappresenta le varie associazioni di commercianti e artigiani, oggi si incontrerà con i leader di Cgil, Cisl e Uil: sul tavolo l’ipotesi di aumentare i contributi a carico dei lavoratori autonomi per finanziare la «cassa in deroga» attualmente a carico della fiscalità generale.

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