PESCARA.La Regione Abruzzo non esce affatto bene dall’ondata di maltempo. Ha sottovalutato la questione, si è mossa con giorni di ritardo e ad emergenza già dispiegata. La “macchina” per alcuni aspetti ha funzionato, ma per tanti altri no. Spero si sveglino i parlamentari abruzzesi, perché è necessaria un’azione di controllo maggiore, soprattutto su autostrade e ferrovie».
Il capogruppo di Rifondazione comunista in consiglio regionale, Maurizio Acerbo, mentre l’emergenza neve va avanti, prova ad individuare i responsabili della disorganizzazione con cui è stata gestita una macchina che ha funzionato solo in parte.
«Gli episodi più gravi», spiega Acerbo, «riguardano sicuramente Strada dei parchi. I comuni della costa possono anche lamentare una disabitudine alla neve, ma le autostrade non hanno subito tagli, la gente paga il pedaggio e quindi hanno il dovere di garantire i servizi. A24 e A25 non possono chiudere per due giorni, con centinaia di persone bloccate per strada».
«Anche l’Anas», prosegue Acerbo, «non mi pare che abbia brillato: ha tagliato gran parte dei lavoratori stagionali, cioè 76 unità, che si occupavano del piano neve».
Secondo Acerbo, è anche il governo nazionale ad avere delle responsabilità. «E’ mancata una regia», sottolinea, «se l’esecutivo perdesse meno tempo nel tentare di tagliare a tutti i costi l’articolo 18, forse potrebbe anche fare altro».
Il capogruppo di Rifondazione attacca anche la Regione, che «ha mostrato tutte tutte le sue carenze. Solo dopo alcuni giorni», evidenzia Acerbo, «Chiodi si è reso conto che avrebbe dovuto svolgere un ruolo importante». Il consigliere di Rifondazione auspica che quanto accaduto possa servire da lezione, perché “è emerso in modo evidente un deficit di tutti i livelli istituzionali“»
Parla di una Protezione civile regionale «di fatto inesistente», il capogruppo del Pd in consiglio regionale, Camillo D’Alessandro, secondo il quale «esistono solo volontari che si sono prodigati e vanno ringraziati».
«La regia, che deve provvedere a programmare e prevenire», sottolinea Camillo D’Alessandro, «non esiste. La Protezione civile si limita ad inviare fax con cui scaricare sui Comuni ogni incombenza».
«Molti dei disagi, soprattutto quelli in materia di trasporti», prosegue il capogruppo Pd, «non sono dovuti alla neve, quanto piuttosto ad una manutenzione ordinaria e straordinaria che non è stata fatta».
Tutto questo, secondo D’Alessandro, rende necessaria una riflessione generale sullo stato di manutenzione del territorio. «Vanno convocati i soggetti erogatori dei servizi», sottolinea D’Alessandro, «e con loro va sottoscritto un patto, che porti ad un vero e proprio Piano regionale di manutenzione del suolo».
Per il coordinatore regionale di Sel (Sinistra ecologia e libertà), Gianni Melilla, «la Regione non ha fatto niente, non aveva una struttura adeguata e soprattutto, nei mesi scorsi, non ha messo in piedi la rete della Protezione civile».
«I comuni», aggiunge Melilla, «sono stati lasciati in balia delle onde, operando a spese proprie, con il rischio che i rimborsi per l’emergenza annunciati da Chiodi non arrivino, come accaduto per l’alluvione nel Teramano».
Il coordinatore di Sel critica duramente anche Strada dei parchi e Trenitalia, colpevole, a suo dire, di «aver distrutto il sistema ferroviario in Abruzzo».
Pescara e Chieti le più inefficienti. La classifica dei comuni virtuosi, fra i primi Teramo e Celano
PESCARA. Uno dei piccoli comuni dai quali è arrivato il maggior numero di proteste al nostro giornale è Sant’Egidio alla Vibrata, in provincia di Teramo, per strade ingombre di neve e quartieri isolati. Ma è sicuramente Pescara, la città più popolosa della regione, ad essersi conquistato il record delle proteste per i danni causati dalle grandi nevicate dell’altro ieri e del 3 febbraio, il giorno in cui è iniziata la più lunga emergenza-neve degli ultimi trent’anni in Abruzzo.
In provincia di Teramo, è proprio la città capoluogo quella dove l’emergenza è stata affrontata nella maniera migliore con le strade principali sempre spazzate. La grande nevicata dell’altroieri ha visto, addirittura, i volontari in strada fin dall’alba. Ma, in generale, in tutta la provincia, la macchina dell’apparato ha funzionato abbastanza bene sotto il coordinamento dell’assessore alla viabilità, Elicio Romandini.
Non altrettanto positiva è stata la prova di un altro comune capoluogo: Chieti. Già prima che iniziasse l’emergenza vera e propria, la città è stata investita dalle polemiche per l’assenza di un piano neve adeguato. La prima grande nevicata, quella del 3 febbraio, si è rivelata un test spietato dell’inefficienza di soccorsi e interventi. In quartieri come quelli di Tricalle, Filippone e lo Scalo i problemi si sono visti da subito, e i telefoni della nostra redazione teatina hanno registrato le proteste dei cittadini.
In provincia di Chieti hanno dato, invece, una buona prova i comuni di Guardiagrele, dove la neve ha raggiunto il metro e mezzo di altezza, e di Francavilla, dove gli spazzaneve hanno sempre liberato tempestivamente le strade principali.
In provincia dell’Aquila i comuni più virtuosi sono stati quelli di Roccaraso e Pratola (dove hanno funzionato bene sia gli interventi che le comunicazioni alla popolazione), e, nella Marsica, Celano, dove c’è stata una buona sinergia fra amministrazione comunale e privati (gli agricoltori sono scesi in strada con i trattori per spazzare la neve) e Trasacco. Una prova non positiva, in provincia dell’Aquila, c’è stata a Sulmona, mentre nella Marsica si sono distinte per scarsa efficienza Avezzano e Luco dei Marsi.
In provincia di Pescara, infine, alla prova semi-disastrosa del comune capoluogo si è affiancata quella quasi altrettanto inefficiente di Montesuilvano. Positivo, invece, il test-emergenza di Caramanico dove anche i giocatori della squadra di calcio locale hanno imbracciato le pale.