Nel pomeriggio in città arriva Chiodi che si congratula con amministrazione e protezione civile
CHIETI. «Sindaco sei stato straordinario». Il presidente della Regione Gianni Chiodi è arrivato a Chieti alle 16 e trenta di ieri, visita preceduta da quella a Pescara, («meno abituata alla neve») alla quale seguirà quella nella sua Teramo per fare, anche qui, bilanci sulla gestione del piano neve di fronte alle precipitazioni dei giorni scorsi. Non si risparmia in congratulazioni con Umberto Di Primio ma non perché il primo cittadino abbia lavorato di più degli altri ma perché è colui che per ruolo «è stato esposto alle critiche, al massacro mediatico». «Ma ricordatevi», aggiunge il Governatore «non è mai stato fatto un monumento a chi ha criticato ma a chi ha fatto».
Chiodi è arrivato in Comune (ex Banca d’Italia), con l’assessore regionale all’agricoltura Mauro Febbo, accolto da una montagna di neve, accumulata davanti al teatro Marrucino, davanti al quale viene immortalato dai fotoreporter. Intanto due mezzi spalaneve continuano a lavorare su un manto bianco che, a piazza Valignani non c’è più. Maglioncino blu su camicia, il freddo lo impone, nelle oltremodo riscaldate stanze della prefettura, il governatore ha poi riunito a sé comandanti di Finanza, Forestale, carabinieri e polizia stradale, volontari della protezione civile, e responsabile del 118, amministratori locali; a riceverlo il padrone di casa Fulvio Rocco De Marinis con i suoi dirigenti. Li ha ringraziati tutti, calorosamente, «per un lavoro che non esito a definire eccezionale». «Noi eravamo preoccupati che di fronte a questa straordinaria neve il sistema non ce l’avrebbe fatta e invece».
Dopo i convenevoli arriva la buona notizia data prima per preparare a quella cattiva, ma già nota: le spese sostenute per l’emergenza neve saranno rimborsate dallo Stato. Nel consiglio dei ministri del 14 febbraio verrà deciso come provvedere alla loro copertura, quando si analizzeranno i conti presentati dai vari enti locali. E la cattiva è quella che non verranno risarciti i danni, come dice la legge Tremonti. Discorso strettamente legato allo stato di calamità: se un ente dovesse ottenere, dopo averlo chiesto, lo stato di calamità, lo potrà fare assumendosene l’impegno e la responsabilità dovendo necessariamente aumentare accise e tasse. «Stiamo pagando un abuso inaccettabile fatto negli anni passati e lo stiamo affrontando con una legge, secondo me, altrettanto ingiusta» dice il presidente Chiodi.
La visita del governatore giunge proprio nel giorno a ridosso della richiesta del sindaco Di Primio dello stato di calamità, inoltrata l’altro ieri a Governo e Regione. «Le spese impreviste affrontate», scrive il sindaco, «per l’attuazione efficiente del piano neve e di quanto necessario al fine di ridurre i rischi per la pubblica incolumità avranno purtroppo pesanti ricadute sul quadro finanziario dell’ente. E le spese cui abbiamo dovuto far fronte e quelle che dovremo affrontare, incideranno e incidono, inevitabilmente, in modo negativo sul bilancio, in specie sui vincoli imposti dal patto di stabilità». Ma quello che maggiormente preoccupa l’amministrazione teatina e il dopo neve, quando dovrà far fronte al ripristino dei servizi, alla verifica della sicurezza degli edifici e alla programmazione degli interventi per i danni procurati dalla neve soprattutto sulle strade.
«All’inizio», dice Di Primio prima dell’arrivo di Chiodi, «l’impegno di spesa per il piano neve era di 150 mila euro, a conti fatti ne abbiamo spesi almeno 6-700 mila. Per quantificare i danni bisogna attendere. Questa neve ci ha messo in difficoltà ma noi abbiamo lavorato ininterrottamente sin dal primo giorno. Lo riconosco anch’io abbiamo trascurato alcune frazioni ma ci stiamo arrivando adesso».
«L’anno scorso con precipitazioni di gran lunga inferiori abbiamo avuto danni per 500 mila euro», dice l’assessore ai lavori pubblici Mario Colantonio
Intanto il presidente dell’Unione delle province abruzzesi, presidente della Provincia Enrico Di Giuseppantonio si è rivolto a Chiodi chiedendogli di avviare un’istruttoria per verificare se ci sono le condizioni per l’attivazione del Fondo europeo di solidarietà per le calamità naturali. Il Fondo, istituito nel 2002 per far fronte a calamità naturali particolarmente gravi come quella che ha colpito l’Abruzzo, ha una dotazione di un miliardo di euro l’anno da destinare al ripristino di infrastrutture e attrezzature elettriche, idriche e fognarie, telecomunicazioni, trasporti, sanità e istruzione e la realizzazione di misure provvisorie di alloggio e soccorso per la popolazione.