L’AQUILA. Alle critiche l’assessore regionale alla Protezione civile, Gianfranco Giuliante, è abituato a ribattere con le carte in mano. Lo fa dentro la Sala operativa della Protezione civile.
Assessore, perché a 10 giorni dalla prima allerta meteo, Scanno e Villalago sono ancora isolati?
«I due centri abitati non sono mai stati tecnicamente isolati. La strada regionale 479 è interdetta al traffico perché c’è il pericolo che un ammasso di neve diventi una slavina e metta in pericolo le persone. Questo tipo di pericolosità non consente di far passare ad esempio gli autobus con i bambini. Ma il tratto è percorso da forze dell’ordine che fanno da staffetta e portano ad esempio gli indigenti a Sulmona per cure mediche o ricoveri e trasportano medici, farmaci e viveri. Smentisco che sia una zona isolata, perché è possibile arrivare a Sulmona attraverso Villetta Barrea. Si allunga il percorso di 60 chilometri, ma almeno è una strada sicura. Preciso che non è la Protezione civile che deve occuparsi di pulire le strade e rendere agevole la vibilità. E’ la prefettura il soggetto che ne ha la competenza. Il compito della Protezione civile è occuparsi della tutela del bene primario, della vita delle persone, di superare i disagi legati a problemi sanitari».
Perché la Protezione civile è intervenuta in ritardo rispetto alla prima allerta meteo?
«Ma quale ritardo! Fino a prova contraria è la Protezione civile che dà l’allerta meteo: avverte i’gerenti’ dell’emergenza di ciò che potrebbe succedere in base alle previsioni che ha, gtramite il suo Centro funzionale multiservizi. L’allerta è stata data in modo puntuale. Il Centro funzionale manda un sms e una e-mail ai sindaci, agli uffici territoriali del governo, al genio civile, alle Province e ad altri. E a questi soggetti invia anche l’avviso meteo con la situaziona aggiornata. Noi ne abbiamo emessi 11 dal 23 gennaio al 9 febbraio. Un avviso è stato inviato anche il 2 febbraio, alla vigilia della prima emergenza. Noi dobbiamo allertare le prefetture e gli altri soggetti, che devono fare ciò di loro competenza».
Significa che, se qualcosa non ha funzionato, è colpa delle istituzioni locali?
«Io sto spiegando come funziona. E’ ingeneroso prendersela con la Protezione civile. Nell’immaginario collettivo tutto compete al nostro sistema. Invece noi diamo l’allerta, poi nella catena di comando ci sono prefetto e a cascata tutti gli altri soggetti. Il prefetto, ad esempio, avverte il Comune. A quel punto è il sindaco che deve sapere cosa fare: lui è nel suo territorio il capo della Protezione civile. Poi ci sono le Province, l’Anas, le autostrade».
Cosa risponde a chi, come il deputato aquilano del Pd, Giovanni Lolli, sostiene che tra Regione e Protezione civile sia mancata un coordinamento fin dal primo giorno dell’emergenza?
«Lolli sbaglia. La Protezione civile assume una serie di compiti di coordinamento soltanto quando viene dichiarato lo stato d’emergenza, che in Abruzzo è stato dichiarato dopo diverse ore dall’arrivo della perturbazione, quando ci siamo resi conto che stava diventando generalizzata».