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Data: 12/02/2012
Testata giornalistica: Corriere della Sera
Mills, il pm cita la sentenza della Cassazione: «Prova della responsabilità di Berlusconi. Colpevole oltre ogni dubbio»»

De Pasquale: la suprema Corte ha prosciolto per prescrizione il legale inglese, ma ne ha affermato la colpevolezza

MILANO - «C'è la prova della responsabilità di Silvio Berlusconi e sta nella sentenza con cui la Cassazione, prosciogliendo per prescrizione David Mills, ne affermava la responsabilità». Con queste parole il pm Fabio De Pasquale ha iniziato la requisitoria per chiedere la condanna dell'ex presidente del Consiglio per corruzione in atti giudiziari, cioè per aver comparato con 600mila dollari due false testimonianze di Mills in altrettanti processi. «Per noi quella sentenza è un punto di riferimento probatorio, perché la sentenza della Suprema corte richiama le due condanne di Milano in primo e in secondo grado», ha concluso sul punto il pm. La Corte di Cassazione, nel procedimento «gemello» contro Mills, ha prosciolto l'avvocato inglese per intervenuta prescrizione, ricordando però la sentenza di condanna in primo grado confermata anche in appello.

«IL CADAVERE» - «Non volevo usare espressioni colorite, ma si può dire, come si dice in queste aule, che Mills ha fatto "scomparire il cadavere" e non ha mai voluto dare alcun aiuto per ritrovare il provento», ha detto in un altro passaggio della requisitoria De Pasquale. Il «cadavere» sono i 600mila dollari al centro dell'accusa. «Mills - ha aggiunto il pm - non ha mai voluto raccontarla questa storia di Berlusconi, e ha sempre tenuta nascosta la provvista».

«PAROLE COME PIETRE» - Per De Pasquale, la lettera che David Mills nel febbraio 2004 inviò al suo commercialista Bob Drennan, è «una confessione stragiudiziale». Nella missiva si dice preoccupato di incorrere nelle maglie del fisco inglese per un «regalo» ricevuto da Mr.B per evitargli guai con la giustizia. Per il pm in questa lettera le parole sono «come pietre» e «non è il frutto di un estemporaneo colpo di testa».

LE RICHIESTE DELLA DIFESA - In mattinata i difensori di Silvio Berlusconi, accusato di corruzione in atti giudiziari, avevano presentato una serie di richieste che se accolte avrebbero fatto allungare i tempi del dibattimento, superando i termini di prescrizione, ormai prossimi. In apertura Longo e Ghedini hanno chiesto ai giudici di riaprire il processo per ascoltare una sessantina di testi. Richiesta alla quale si è opposta l'accusa. Il tribunale, dopo la riunione in camera di consiglio, ha rigettato la richiesta, ma subito dopo Ghedini e Longo ne hanno fatto un'altra: indicare gli atti da utilizzare nella discussione e quelli eventualmemente di cui dare lettura in aula, perché riferiti a persone che non sono state sentite in questo processo: «si tratta di dare corpo al principio di oralità del dibattimento». Il pm Fabio De Pasquale ha sbottato: «E' una richiesta da formalismo di processo di mafia che mi riporta indietro di vent'anni». Al termine della seconda camera di consiglio, i giudici hanno dichiarato chiusa l'istruttoria dibattimentale e dato la parola al pm per la requisitoria e la richiesta di condanna di Silvio Berlusconi. Ghedini e Longo hanno annunciato di voler valutare nei prossimi giorni con il loro assistito se lasciare il mandato difensivo.

GHEDINI: DOVREMO VALUTARE - I giudici sono usciti con la loro ordinanza, che ha bocciato le richieste della difesa, oltre un'ora e mezza dopo l'orario che avevano preannunciato. Il collegio, respingendo l'istanza dei legali dell'ex premier, ha spiegato che «una lettura dei verbali dei testimoni esaminati non è necessaria né dovuta per esigenze di semplificazione processuale». Il tribunale ha inoltre dichiarato utilizzabili tutti i documenti contenuti nel fascicolo del dibattimento, oltre ai verbali dei testimoni e delle rogatorie. Ha poi chiuso l'istruttoria dibattimentale e dato la parola al pm per la requisitoria. A quel punto è intervenuto Niccolò Ghedini per capire fino a che ora l'udienza dovrebbe proseguire, e il presidente del collegio Francesca Vitale ha detto che si andrà avanti «fino alle 18». Lo storico difensore dell'ex presidente del Consiglio ha però voluto che si mettesse a verbale che anche l'ultima decisione dei giudici «è in contrasto con i diritti minimali della difesa». Per questo, ha proseguito l'avvocato, «noi dovremo valutare nel prosieguo, non ora per non togliere spazio al pm, assieme al nostro assistito se permangono le ragioni per la permanenza di questi difensori a fronte di decisioni siffatte». Poi la replica del pm De Pasquale: «Non si può abbandonare la difesa per una decisione che dà torto».

«NON ERA IN GROENLANDIA» - Sui 60 testimoni che la difesa avrebbe voluto ascoltare, il pm Fabio De Pasquale ha parlato di «testi improbabili in giurisdizioni lontane. Nessuno - ha aggiunto il magistrato - può venirci a dire che Silvio Berlusconi per venti anni è stato in Groelandia». Per il magistrato non è chiaro «cosa vuole provare Berlusconi. Mills, nel suo processo, una prova contraria l'ha portata affermando che i soldi (i 600 mila dollari oggetto dell'accusa) gli venivano dall'armatore Attanasio. È la stessa prova che evidentemente vuole portare Berlusconi, ma è una prova già giudicata risibile da un tribunale della Corte d'appello. Su questo processo non sono stati portati argomenti per dare dignità a questa prova».

PERDITA DI TEMPO - Per il pm, quindi, sentire nuovi testi sarebbe stata «un'assoluta perdita di tempo». E per di più, ha aggiunto «non capisco questa insistenza massimalista da parte degli avvocati nel proporre da anni un intero elenco di testi», a suo giudizio inutili. Ma in sede di richieste di nuove prove anche il pm ha chiesto al tribunale di acquisire un verbale del giugno 1999 quando Silvio Berlusconi, difeso dagli avvocati Ennio Amodio e Giuseppe De Luca, interrogato a Milano dai pm Francesco Greco e Paolo Ielo, disse che se era stato fatto qualche errore nel comparto estero nel suo gruppo era stato fatto a sua insaputa, perché se ne occupavano i manager dello stesso comparto. Il tribunale ha dichiarato utilizzabili tutti i documenti contenuti nel fascicolo del dibattimento, oltre ai verbali dei testimoni e delle rogatorie.

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