L’ex assessore Mancini sentito su Wineglass e Ponte del mare
«Era un ragazzo che si faceva voler bene, era uno di famiglia. Mio fratello Carlo ha pochi amici e lui lo conosceva da ragazzino. Hanno fatto anche delle vacanze insieme, ai santuari, c’è andata anche mia moglie insieme, mi sembra in Portogallo».
A parlare è Mario Toto, fratello di Carlo, chiamato come testimone nel processo sui grandi appalti e tangenti al Comune di Pescara, a chiarire i termini di quel rapporto che secondo l’accusa è stato corruttivo, mentre secondo la difesa (l’avvocato La Morgia difende la famiglia Toto), di lunga amicizia. Al centro, naturalmente, l’appalto dell’area di risulta vinto appunto dalla Toto: una gara, sostiene il Pm Varone, ritagliata su misura per Toto tanto che fu il solo a rispondere.
E sul punto, a fare luce, arriva un altro teste della difesa, Ezio Rapposelli, da oltre 35 anni dipendente della Toto e responsabile delle gare di appalto. «Di solito - dice al collegio - in sede di bando non c’è mai documentazione relativa alla gara, ma stranamente in quel caso sì». Carte accessibili a tutti perché contenute nel bando, dalle quali era possibile capire qualcosa in più prima di rispondere all’invito. E parla di come si arrivò a formulare il progetto e la proposta e soprattutto risponde alle domande sui tanto discussi parcheggi: quanti a pagamento e quanti riservati ad altro e della loro proposta migliorativa che venne comunque bocciata.
«Mai potevamo pensare di essere i soli a rispondere al bando. Anzi, quando accadde, ci ponemmo una serie di interrogativi. Ci siamo chiesti se ci fosse sfuggito qualcosa che altri avevano visto». E poi tira fuori da solo la frase più importante: «Carlo Toto non si è mai interessato di questa offerta». Minando così alla base il teorema accusatorio che disegna l’accordo sotto banco tra l’imprenditore e il sindaco Luciano D’Alfonso.
E proseguendo nella sua disamina sul fatto di essere stati i soli a partecipare aggiunge: «Per cui ci affidammo a uno studio esterno di Bologna che fece un controllo di tutta la gara: se cioè tutte le nostre considerazioni fossero state giuste. E questo studio ci diede una forchetta entro la quale la gara era gestibile e noi eravamo dentro, anche se un po’ sbilanciati». Alla fine è il presidente Antonella Di Carlo a fare la domanda più diretta: «Ma perchè Toto decise di partecipare a quella gara che peraltro non rientrava nella consueta attività imprenditoriale del gruppo?». «I numeri ci tornavano - risponde Rapposelli - e quindi non si andava a perdere».
In precedenza, sui tre argomenti più importanti, Area di risulta, Calice di Toyo Ito e Ponte sul mare, era stato sentito quale teste anche l’ex assessore Armando Mancini. Quest’ultimo ha spiegato chiaramente la differenza tra i 600 posti a pagamento e i 3400 riservati ad altre categorie e poi ha forse tolto qualche dubbio al collegio sul famoso Calice. «Andai io a prendere Toyo Ito a Roma e arrivammo a Pescara nel primo pomeriggio. Ci incontrammo prima con i tecnici, poi andammo a piazza Salotto a incontrare la popolazione e i giornalisti, poi di nuovo in Comune con dirigenti e amministratori. Lui cercò di far capire il significato della sua opera e altri aspetti tecnici».
Poi è stata la volta del cerimoniere Giancaterino che ha spiegato quella che era la sua attività in Comune e quello che era il suo compenso per quel lavoro fatto a tutto campo.