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Pescara, 11/04/2026
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Data: 14/02/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Toto: D’Alfonso è come uno di famiglia. Processo per tangenti, depone il fratello dell’imprenditore. L’accusa: viaggi gratis in cambio di appalti

Il responsabile dell’ufficio gare «Il patron Carlo non si è mai occupato del bando per l’area di risulta»

PESCARA. «Conosco Luciano D’Alfonso dalla metà degli anni Ottanta, da quando era un ragazzino. Mio fratello Carlo Toto lo conosce quanto me: Luciano è venuto ai matrimoni, alle nostre feste, ha frequentato gli uffici della Toto, è come uno di famiglia».
Mario Toto è il fratello dell’imprenditore Carlo e, ieri mattina, è stato chiamato a testimoniare nel processo per tangenti e appalti che vede imputati gli imprenditori Carlo e Alfonso Toto, l’ex sindaco Luciano D’Alfonso e altre 21 persone accusate a vario titolo di concussione, corruzione, falso e abuso. «Da quanto tempo conosce D’Alfonso? Ha partecipato a vacanze con D’Alfonso?», ha chiesto ai vari testimoni Augusto La Morgia, l’avvocato della famiglia Toto. «Mi risultano delle vacanze nei santuari a cui io non ho partecipato, ma non so chi li ha pagati», ha detto Mario Toto.
Il rapporto tra Toto e D’Alfonso, uno dei temi su cui dibattono accusa e difesa, è stato il cuore dell’udienza di ieri mattina: da un lato il pm Gennaro Varone che accusa D’Alfonso di aver ricevuto dagli imprenditori presunte regalìe come viaggi e aerei messi a disposizione offrendo in cambio l’affidamento in concessione dei parcheggi dell’area di risulta e, dall’altro, la tesi della difesa per cui tra Toto e D’Alfonso non ci sono state «contropartite» ma quei voli gratis sono il frutto di una lunga un’amicizia. Un legame ricordato anche da altri dipendenti della Toto tra cui l’ex capocantiere della società Romano Brusaporci: «Vedevo D’Alfonso negli uffici della Toto, partecipava anche ai pranzi aziendali di Natale» e da un’altra dipendente che ha aggiunto: «Non è mai capitato di prenotare viaggi su richiesta di D’Alfonso». A metà mattinata, è stato il turno di Ezio Rapposelli, il geometra che da 35 anni lavora da Toto e che si occupa dell’ufficio delle gare d’appalto. Rapposelli ha ripercorso le tappe del bando dell’area di risulta spiegando perché la società Toto partecipò all’appalto: il project financing da oltre 50 milioni di euro per la gestione dell’area di risulta, poi, mai andato in porto. «Carlo Toto non si è mai interessato al bando dell’area di risulta», ha detto a un tratto Rapposelli illustrando come funzionava l’ufficio Toto. «Le gare a cui partecipare venivano selezionate, io davo un primo assenso e poi le proponevo ad Alfonso Toto che al 95% firmava dando l’ok. Il secondo bando dell’area di risulta», ha proseguito Rapposelli ripercorrendo l’iter della gara che per l’accusa è stata irregolare, «risale al settembre 2006. L’offerta che facemmo era abbastanza aggressiva, con dei ribassi del 40% per paura della concorrenza ma a un certo punto abbiamo saputo che la nostra era stata l’unica offerta. All’interno del gruppo si creò un certo nervosismo, abbiamo pensato che forse ci era sfuggito qualcosa e chiedemmo una consulenza a uno studio sulla bontà della gara. La risposta fu che era accessibile, che eravamo nella zona di salvaguardia». «Se avete avuto bisogno di una consulenza per delle apparenti difficoltà, perché avete partecipato?», ha domandato il presidente del collegio Antonella Di Carlo al testimone. «I numeri ci tornavano», ha risposto Rapposelli. Accanto ad altri dipendenti della Toto, ha testimoniato anche il cerimoniere Gianfranco Giancaterino mentre l’imputato Antonio Dandolo ha preso la parola per sottolineare dove era stato trovato il piano tariffario dei parcheggi dell’area di risulta sequestrato: «Quel piano, non l’originale, non è stato trovato nel mio cassetto ma in faldoni con altre carte. Non ero l’unico ad averlo».

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