ROMA «Entro i prossimi 90 giorni renderemo pubblici redditi e patrimoni dei membri del governo». Mario Monti lo aveva promesso a metà novembre, a governo ancora in fasce, per attenuare i primi mal di pancia sull’esecutivo dei banchieri. Ma da martedì prossimo - come specificato ieri dal premier - l’operazione trasparenza sarà una realtà finalmente palpabile. Tutti gli italiani potranno conoscere nel dettaglio entrate e ricchezza dei loro governanti collegandosi al sito www.governo.it e a quelli dei singoli ministeri. Non mancheranno curiosità e spigolature ma sarà difficile smentire quello che è già noto e ovvero che i tecno-ministri se la passano piuttosto bene. Né potrebbe essere diversamente visto che l’esecutivo è composto da professionisti affermati e non di primo pelo.
Intanto c’è una prima novità. Il ministro dell’Istruzione, l’ingegner Francesco Profumo, ha già inserito nel suo curriculum on line alcuni dettagli fiscali importanti. Intanto quanto guadagnerà: 199.778 euro lordi annui come ministro mentre non prenderà nulla come professore universitario fino a quando sarà nel governo. Poi la sua automobile privata (una Lancia Lybra del 2001) e gli immobili: un appartamento a Savona posseduto al 100%; un’abitazione a Torino di proprietà al 50%, poi tre garage al 50% e un appartemento e un garage al 25% ad Albissola, in provincia di Savona. Profumo dichiara anche un gruzzoletto di azioni: 5.200 Unicredit; 894 Intesa; 1.210 Monte Paschi; 250 De Longhi; 262 Enel; 3.630 Telecom; 137 Finmeccanica; 250 titoli infine di una media azienda del Nord Est, la trevigiana Delclima.
Le cifre del compenso lordo come ministri sono indicate anche nei curriculum del ministro della Coessione Fabrizio Barca (199 mila euro, come Profumo) e in quello del ministro della Funzione Pubblica Filippo Patroni Griffi che invece, chissà perché, sale a 205.915 euro.
Da martedì, comunque, non ci sarà più alcun segreto. E questo anche se sui compensi di molti ministri i fari sono accesi da tempo. A dispetto dello spessore dei suoi redditi, il titolare del dicastero dello Sviluppo Corrado Passera, ad esempio, ha relativamente poco da rivelare. E’ noto che il suo reddito da amministratore delegato di Banca Intesa oscillava fra i 3,5 e i i 4 milioni annui. Ma queste cifre riflettono il passato. L’ex banchiere ha appena venduto (a quotazioni basse, va detto) il nutrito pacchetto di titoli consegnatogli dalla banca come premio ricavandone la bellezza di 8,3 milioni lordi.
Più che dal redditi emergeranno molte curiosità dai patrimoni immobiliari e mobiliari. Se è noto che il premier è proprietario di 23 immobili, sei dei quali a Milano, meno noto è il caso del sottosegratrio ai trasporti Guido Improta che ha già fatto sapere di possedere ben 96 fabbricati. Lui stesso ha svelato l’arcano: è figlio di un costruttore edile partenopeo che gli ha lasciato tante piccole proprietà di valore non proprio eccelso.