ROMA - Mario Monti annuncia per venerdì 17 l’arrivo a Roma di Angela Merkel e si mostra fiducioso di incassare, entro la fine di marzo, un’intesa sulla riforma del lavoro che punti a «modificare» e «non annullare» le tutele dei lavoratori. E avverte: «Non potremmo fermarci se, a quel tavolo, non ci fosse l’accordo» perché il governo deve rispondere «alle esigenze di trasformazione di un’economia moderna». Continuerà di pari passo «la dura e pesante lotta all’evasione fiscale» che costituisce la «principale leva fiscale a favore dell’equità». Occorre, «far godere qualche sollievo ai contribuenti onesti». Promette: ci sono buone probabilità che l’Iva non aumenti. «È possibile», spiega infatti, «che a settembre l'Iva non aumenti; le clausole di salvaguardia erano dei buchi nei quali si poteva andare a cadere. E una parte della durezza del Salva Italia era dedicata a evitarlo. Il governo intende usare la delega fiscale e andare oltre dal punto di vista della riforma fiscale». Quanto a far pagare l’Ici agli immobili della Chiesa sta «analizzando molto il tema». Farà «una precisazione sull’uso commerciale o non commerciale» per cui «presto» sarà in grado «di dire con quale risultato».
L’obiettivo della riforma del lavoro non è tutelare «il posto fisso» ma quello di creare «una rete si sicurezza per il singolo lavoratore», evitando «che non ci siano situazioni precarie». Inoltre, è necessario ridurre gli ostacoli ad assumere, richiamando le imprese estere a «investire» nel nostro Paese. Monti è convinto che l’Italia, dopo aver dato testimonianza della propria «reponsabilità», si «allineerà alla Germania», almeno nella stabilità. Lo spread con i bund tedeschi è calato, ma al premier non basta. «Non voglio essere troppo ambizioso», però non vede perché l’Italia debba «avere uno spread rilevante» più della Germania. In ogni caso, sottolinea lo «spread è diminuito» anche senza aver riformato l’articolo 18. Un giorno, auspica, potrebbe tornare a zero. Lui, confessa, sta «cercando di togliere l’Italia dall’emergenza» ed in prospettiva vede un ritorno della «politica normale, senza gli eccessi di litigio» del passato.
Il professore è stato intervistato su Sky, prima al tg e poi durante la trasmissione Rapporto Carelli. Non ha parlato di guarigione dell’Italia, ma ha detto che il Paese non è più visto «come focolaio di crisi», ma dà un «contributo alla soluzione». Tuttavia, non ha escluso in futuro altri scossoni: «Magari momenti più duri devono ancora venire». Bisogna chiudere al più presto la vicenda in Grecia, per evitare turbolenze nell’Eurozona. Comunque, ad Atene stanno pensando a una soluzione all’italiana. Ammonisce che le agenzie di rating «vanno prese cum grano salis», più che condannarle i governanti «devono trovare stimoli». E’ «positivo» che i mercati «non abbiano battuto ciglio» dopo il declassamento annunciato da Moody’s. Va dato meno peso a queste agenzie, visto che «tante volte, in passato, hanno sbagliato». Per ora, aggiunge, «non abbiamo salvato le banche, ma i depositanti».
Sulla riforma elettorale e sulla riduzione dei parlamentari, Monti lascia questi problemi «squisitamente politici» ai partiti che devono «agire». E’ «soddisfatto» del «mio team con cui lavoro molto bene» e del rapporto «con le forze politiche». Hanno comunque, «ruoli diversi». Ieri è stato chiamato da Silvio Berlusconi,«abbiamo parlato del viaggio in Usa e di Olimpiadi». Poi ha elogiato Sergio Marchionne, «una forza molto viva, un personaggio estremamente rilevante nel mondo imprenditoriale globale. Ha grande chiarezza di obiettivi e tattiche per perseguirle».