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Data: 16/02/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Commissione grandi rischi - Bertolaso in aula: ancora oggi penso alle vittime. Nel mirino la telefonata con la Stati: «Nulla da nascondere, volevo solo informare la gente»

Il processo alla Commissione grandi rischi. L’ex responsabile della Protezione civile ascoltato per quattro ore e mezza dai giudici

Calmo e attento. Ma anche deciso e soprattutto documentato: «Non voglio alluvionare di carte il tribunale» per ribadire che lui ha «sempre agito per il bene della popolazione» e che la sua attività come capo della Protezione civile, anche nel periodo del terremoto dell’Aquila, «è stata sempre improntata alla massima trasparenza».
Per quattro ore e mezza l’ex numero uno del Dipartimento di Protezione civile nazionale, Guido Bertolaso, ha risposto come indagato del reato connesso (disastro plurimo colposo) nella quattordicesima udienza del processo alla Commissione grandi rischi, accusata di avere tranquillizzato gli aquilani nella riunione del 31 marzo 2009, non allarmandoli sui rischi di uno sciame sismico cominciato quattro mesi prima e che il 6 aprile causò 309 vittime e oltre 1.600 feriti.
Bertolaso è passato da teste a imputato dopo la divulgazione dell’intercettazione di una telefonata all’ex assessore regionale alla Protezione civile Daniela Stati (anche lei indagata nello stesso procedimento penale) nella quale la informava che qualche giorno dopo la Commissione si sarebbe riunita all’Aquila per tranquillizzare la popolazione e che sarebbe stata «un’operazione mediatica». «La convocai in via eccezionale -ha osservato Bertolaso- solo per informare la popolazione in seguito alla situazione di disagio e panico che si era creata per il lungo sciame sismico. Quella riunione -ha detto ai pm Roberta D’Avolio e Fabio Picuti- non fu un’operazione mediatica nell’accezione dispregiativa del termine, ma la risposta più adeguata per dare informazioni, visti gli allarmismi anche di persone incompetenti e, addirittura, la divulgazione di notizie incontrollate fatte con auto che giravano con gli altoparlanti».
Bertolaso ha detto di non aver mai sollecitato risposte rassicuranti, ma di aver riferito alla Stati opinioni da lui apprese da diversi esperti di sismologia sul fatto che più scosse non di grande entità fanno sì che non ci sia una scossa catastrofica. «Questo concetto -ha ribadito- l’ho appreso da esperti e l’ho espresso anche davanti ai componenti della Commissione e loro, come altri, non mi hanno mai smentito». A dare lo spunto alla Procura della Repubblica la partecipazione di Bertolaso alla trasmissione di La 7 «Ma anche no», nel corso della quale fu fatta ascoltare la telefonata intercettata con la Stati, e lui la commentò. La Procura ha chiesto ieri l’acquisizione del Dvd del programma, ma la difesa si è opposta ritenendo che si tratti di forma subdola per far entrare nel processo un documento, l’intercettazione, relativo a un’altra inchiesta (quella della Procura di Firenze sul G8 alla Maddalena). Il giudice Marco Billi si è riservato di decidere. «Ma io - ha detto Bertolaso prima di salire in auto per fare ritorno a Roma - pur sapendo che correvo il rischio di essere indagato, a quella trasmissione ci andai lo stesso, perché ho sempre agito in modo corretto e trasparente e non avevo e non ho nulla da temere». In più occasioni l’ex responsabile della Protezione civile nazionale, si è avvalso dell’aiuto di carte che portava con sé. Nel corso della sua deposizione, Bertolaso non ha risparmiato critiche a «tutti i governi e ai funzionari che negli ultimi decenni avrebbero dovuto portare avanti il discorso sulla prevenzione sismica e non lo hanno fatto. Cose che più volte ho denunciato anche per iscritto, invocando un serio programma di prevenzione». Alla domanda dei giornalisti se fosse stato soddisfatto della deposizione, Bertolaso ha risposto: «Questo deve stabilirlo il giudice. Io sono sereno».

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