I governi hanno sempre ignorato il problema della prevenzione antisismica
L’AQUILA. La riunione della commissione Grandi Rischi del 31 marzo 2009 non fu organizzata per rassicurare la popolazione ma per informarla tramite i migliori scienziati. Lo ha detto l’ex capo della protezione civile, Guido Bertolaso, ascoltato ieri in tribunale per quasi sei ore nella doppia veste di testimone e indagato nel processo ai sette componenti della commissione Grandi Rischi. Lui ha respinto l’idea che sia stato l’ispiratore del documento con il quale la Commissione rassicurava gli aquilani e che l’iniziativa potesse essere solo una operazione mediatica. «La convocai in via eccezionale», ha spiegato con puntiglio, «solo per informare la popolazione in seguito alla situazione di disagio e panico che si era creata per il lungo sciame sismico. Quella riunione», ha detto ai pm Roberta D’Avolio e Fabio Picuti, «non fu un’operazione mediatica nell’accezione dispregiativa del termine, ma la risposta più adeguata per dare informazioni, visti gli allarmismi anche di persone incompetenti e, addirittura, la divulgazione di notizie incontrollate fatte con auto che giravano con gli altoparlanti per le zone interessate dalle scosse». Bertolaso ha anche aggiunto che una delle molle che lo hanno indotto a indire quella riunione fu paradossalmente un comunicato della Protezione civile locale nel quale si diceva che non ci sarebbero state più scosse. «Quando lessi la notizia di agenzia con quelle informazioni sobbalzai» ha commentato. Bertolaso ha inoltre assicurato di non aver mai sollecitato risposte rassicuranti, ma di aver riferito alla Stati, anche lei indagata, opinioni da lui apprese da diversi esperti di sismologia sul fatto che più scosse non di grande entità fanno sì che non ci sia una scossa catastrofica. «Questo concetto» ha più volte ribadito «l’ho appreso da esperti e l’ho espresso anche davanti ai componenti della Commissione, e loro, come altri, non mi hanno mai smentito». A inguaiarlo, oltre alla denuncia presentata dall’avvocato Antonio Valentini poi seguita da un altro esposto di Prc, è stata la partecipazione alla trasmissione di La 7 «Ma anche no» nel corso della quale fu fatta ascoltare la telefonata intercettata con la Stati, e lui la commentò. La Procura ha chiesto l’acquisizione del dvd del programma, ma la difesa si è opposta ritenendo che si tratti di forma subdola per far entrare nel processo un documento, l’intercettazione, relativo a un’altra inchiesta. Il giudice Marco Billi si è riservato di decidere. «Ma io», ha detto Bertolaso a fine udienza, «pur sapendo che correvo il rischio di essere indagato, a quella trasmissione ci andai lo stesso, perché ho sempre agito in modo trasparente e non ho nulla da temere». Risposte circostanziate e documenti pronti da estrarre dalla sua borsa, Bertolaso ha spiegato il funzionamento della Protezione civile e non ha risparmiato critiche a «tutti i governi e ai funzionari che negli ultimi decenni avrebbero dovuto portare avanti il discorso sulla prevenzione sismica e non lo hanno fatto. Cose che più volte ho denunciato anche per iscritto, invocando un serio programma di prevenzione».
Sugli interventi della Protezione civile nazionale prima del 6 aprile, Bertolaso ha spiegato che la competenza era delle strutture regionali del Dipartimento, e poi ha aggiunto: «Mica si potevano fare evacuare Sulmona, dove uno sconsiderato aveva procurato un falso allarme, L’Aquila e Rieti». I pm hanno poi mostrato a Bertolaso una mail nella quale, rispondendo ai genitori di una vittima, egli ne condivideva il dolore e l’auspicio che fossero scoperti e perseguiti i responsabili di omissioni dolorose. Picuti chiedeva se si riferisse alla Commissione Grandi Rischi, ma Bertolaso, con la calma usata in tutte le sue risposte, ha replicato: «Mi riferivo a tutti i governi e ai funzionari che nel corso degli ultimi decenni avrebbero dovuto portare avanti il discorso sulla prevenzione sismica e non lo hanno fatto. Cose che più volte ho denunciato anche per iscritto, invocando un serio programma di prevenzione».
Non è mancata una frecciatina al tecnico del radon Giampaolo Giuliani evocato dall’avvocato di parte civile Attilio Cecchini che gli ha chiesto se avesse mai avuto contatti con lui. Bertolaso, in tutta risposta, ha citato un articolo di stampa (non smentito) in cui Giuliani prima del 6 aprile rassicurava che lo sciame sismico non era un precursore di un forte terremoto e che lo sciame sismico dell’Aquila si sarebbe diradato entro marzo 2009.
I pm hanno poi mostrato a Bertolaso una mail nella quale, rispondendo ai genitori di una vittima, egli ne condivideva il dolore e l’auspicio che fossero scoperti e perseguiti i responsabili di omissioni dolorose. Picuti chiedeva se si riferisse alla Commissione Grandi Rischi, ma Bertolaso ha replicato: «Mi riferivo a tutti i governi e ai funzionari che negli ultimi decenni avrebbero dovuto portare avanti il discorso sulla prevenzione sismica e non lo hanno fatto».
Ha poi evidenziato come la prefettura, luogo decisivo per il coordinamento, era in un palazzo di duecento anni fa. «Il prefetto non è morto solo perchè era da poco in pensione» ha poi commentato Bertolaso ora in pensione.