PESCARA. Ha il passo lento, Angelini, quando percorre i pochi metri per raggiungere il banco dei testimoni. Si siede, non si toglie la sciarpa che gli avvolge il collo mentre il presidente del collegio giudicante Carmelo De Santis chiarisce perché Vincenzo Maria Angelini è testimone al processo Sanità: «Angelini è al banco come parte offesa in riferimento alla posizione del deputato Sabatino Aracu».
«Può ricordare le dazioni?» domanda il pm Giampiero Di Florio all’imprenditore corruttore e concusso nel processo che ha spaccato l’Abruzzo. Si avvicina al microfono, decide a sorpresa di non farsi riprendere dalle telecamere, giura e dopo un po’ è il putiferio: «Del Turco, lei mi ha gettato nella fossa delle Marianne. Adesso se lo scorda che parlo solo dei primi cinque metri d’acqua».
ANGELINI SHOW. Bordate contro il deputato Pdl Aracu che sta ad ascoltare seduto tra una selva di avvocati e contro l’ex presidente della Regione che, alla fine, sbotta e si alza in piedi per difendersi. Una furia di parole, di ricordi di tangenti, di ricorsi alla metafore come quella dei pomodori buoni al posto di quelli cattivi, la clinica Villa Pini penalizzata. Non si ferma, Angelini: «Ecco il club di Del Turco», ghigna, «formato da persone della sua stessa carne, da Camillo Cesarone, da Lamberto Quarta, personaggi che hanno un atteggiamento truffaldino. La Regione?», prosegue, «la Regione non è abituata a fare contratti che non implicano ricatti» fino alle stoccate all’imprenditore Luigi Pierangeli (non indagato, ndr): «Mi vuole uccidere da sempre, non fisicamente, ma con azioni mirate». «Si calmi», fa il presidente del collegio De Santis. «No, non mi calmo affatto», risponde nella maxi aula con posti esauriti e dove la moglie di Angelini è rimasta in piedi. «Non si sente la mia voce? Adesso, il microfono me lo mangio».
«SIAMO POTENTI, PAGA.» Sono le 10.30 quando Angelini inizia a rispondere alle domande del pm Di Florio, titolare dell’inchiesta con il procuratore capo Nicola Trifuoggi e l’altro pm Giuseppe Bellelli. La sua deposizione parte dalle tangenti che avrebbe consegnato ad Aracu e che tirano in ballo anche l’ex manager della Asl di Chieti Luigi Conga, anche lui imputato nel processo come l’onorevole Pdl. «Tra il 2003 e il 2004, Conga mi disse che dovevo parlare con Aracu, che lui era il capo di Forza Italia e che tutti dipendevano da lui. Ad Aracu feci presente che già pagavo Conga ma lui mi rispose: “Una cosa sono io e un’altra è Conga”. Iniziai a pagare Aracu a cui ho consegnato un milione scarso in più tranche. Era Conga che mi chiamava e mi diceva quando andare da Aracu e quanto portargli. E’ capitato che andassi a consegnargli i soldi nella sua casa in via Sulmona. Dovevo pagare perché io facevo l’appaltatore, l’imprenditore, e Aracu mi diceva che il mio destino era nelle sue mani. Comandiamo noi, mi diceva Aracu, e tu oggi ci puoi stare e oggi no». Il pm domanda la cifra che sarebbe stata pagata e la giustificazione ai continui prelievi e Angelini risponde: «Scarso un milione, credo 980 mila euro, e la giustificazione dei prelievi era sotto la voce “prelievi soci”». Angelini ha raccontato anche di un incontro con l’onorevole a Porto Cervo: «Il succo era sempre lo stesso, loro mi dicevano: “Noi siamo potenti e tu devi pagare”».
«L’ANDAZZO DENTRO FI». Nel processo Sanità sono imputate 27 persone accusate, a vario titolo, di associazione per delinquere, concussione, corruzione, falso, truffa e abuso, e l’inchiesta ruota attorno a un giro di presunte tangenti fino a 15 milioni che Angelini avrebbe pagato a politici di ambedue gli schieramenti ricevendo in cambio benefici per le sue strutture private. Di questa fetta, 9 tangenti sarebbero quelle ricevute da Aracu per un cifra di 980 mila euro. «A un certo momento mi ero stancato di pagare Aracu», riprende Angelini, «e su suggerimento di Gianluca Zelli decisi di chiamare Fabrizio Cicchitto (non indagato, ndr) ma non riuscii a contattarlo. Allora, mi rivolsi a Sandro Bondi (non indagato, ndr) a cui spiegai con dovizia di particolari l’andazzo dentro Forza Italia e che avrebbe portato alla catastrofe. Bondi non entrò nella questione di Aracu ma mi disse che sapeva che il partito andava male in Abruzzo. Ricordo anche che una volta Aracu, tramite Masciarelli, arrivò a chiedermi 2 milioni. Pensai: “Ma va a quel paese”».
«BUGIARDO PATOLOGICO». Angelini parla per tre ore: calmo quando si tratta di riannodare i fili delle tangenti e furioso quando incrocia la via di Del Turco e la sua storia di imprenditore «fallito». «Io pagavo, pagavo, ma per evitare di essere accoppato di più». Gian Domenico Caiazza è l’avvocato di Del Turco che, dopo i pm, ha interrogato un Angelini diventato ancora furibondo, battutista sarcastico nell’aula sgomenta: «Non capisco, cosa volete sapere? Se dal 2005 ho avuto procedimenti? Certo, sono un esperto di macchine in divieto di sosta. Del Turco mi diceva di essere tutt’uno con la Guardia di finanza. La mia bancarotta nasce da Del Turco». E Caiazza: «Non faccia sceneggiate, ci sono autorità che hanno fatto altro». Per riprendere, Angelini, come un fiume: «La prima cosa che ha fatto Del Turco è stata quella di mettere nelle commissioni ispettive soggetti per strangolarmi: Villa Pini è stata l’unico caso a cui alle Asl è stato detto di non pagare. La seconda cosa che ha fatto Del Turco è stata quella di cercare di farmi comprare da Carlo De Benedetti (non indagato, ndr). E’ andato da De Benedetti per dirgli che bisognava vendere Villa Pini». «Tu eri già fuori», urla Del Turco. «Dici solo stupidaggini», si sgola l’imprenditore: «Del Turco, sei un bugiardo patologico».
L’ex presidente della Regione: io beatificato? La stampa se la prende con me da quattro anni. Scontro in aula tra Trifuoggi e Del Turco. Il pm: non temo i processi mediatici
«Pagavo per evitare di essere accoppato ancora di più»
PESCARA. «Nell’istanza presentata dall’avvocato di Ottaviano Del Turco si chiede la trascrizione di un’intercettazione. Noi partiamo dalla buona fede ma, forse, quell’atto doveva essere allegato a un altro processo: quello di beatificazione dell’imputato da cui noi non ci facciamo intimidire». Inizia con le scintille l’udienza del processo Sanità e con le parole del procuratore capo Nicola Trifuoggi - voce del pool composto dai pm Giampiero Di Florio e Giuseppe Bellelli - che si alza in piedi per opporsi alla trascrizione di un un’intercettazione chiesta dal legale di Del Turco e appartenente a un procedimento di Vasto: una replica che si trasforma in un volano per la procura per rispondere ai recenti articoli dell’Unità - tra cui anche un’intervista all’ex presidente della Camera Luciano Violante - e dai titoli «Crollano le accuse». «Non ci facciamo intimidire dai processi mediatici, noi andiamo avanti», dice Trifuoggi all’inizio dell’udienza in cui ha deposto l’imprenditore Vincenzo Maria Angelini. E Del Turco si alza: l’ex presidente della Regione abituato a tacere durante le udienze, ad ascoltare senza mai intervenire, chiede la parola in una rara dichiarazione spontanea. «Da quattro anni sono oggetto di una campagna stampa che tende ad accertare la mia presunta colpevolezza alimentata anche da documenti che arrivano ai giornali e che la mia difesa nemmeno conosce. Poi, dopo quattro anni, accade di essere citato dall’Unità e tutti conoscono le mie vicende con Violante. Ma quale beatificazione? Ben altri processi di beatificazione ci sono stati di questo processo».
Torna al suo posto, poi, Del Turco, nell’udienza in cui l’imprenditore della sanità Angelini ha snocciolato per tre ore le sue accuse colpendo l’ex presidente della Regione, il deputato del Pdl Sabatino Aracu, l’ex manager della Asl di Chieti Luigi Conga: alcuni degli imputati maggiori del processo. Ad ascoltare, anche l’imputato Lamberto Quarta, finito nell’inchiesta Ecosfera e agli arresti domiciliari.
E’ stato il botta e risposta tra il procuratore e Del Turco ad aprire l’udienza nell’aula retta dal presidente del collegio giudicante Carmelo De Santis a cui l’avvocato Gian Domenico Caiazza aveva depositato due istanze: una per chiedere l’inserimento nel processo di un’intercettazione di un procedimento di Vasto e che chiama in causa l’ex direttore della Asl Armando Jenca e l’altra per chiedere la distruzione delle telefonate intime dell’ex presidente della Regione, quelle in cui si accennò durante un’udienza preliminare da cui Del Turco uscì infuriato. A metà mattinata, il presidente del collegio De Santis ha deciso di rigettare l’istanza presentata da Caiazza per l’intercettazione dell’inchiesta di Vasto e di non far entrare le conversazioni intime di Del Turco nel dibattimento e di eliminarle dal cd ma senza autorizzarne la distruzione. E’ stato questo il preambolo a un’udienza in cui il protagonista è stato Angelini, l’imprenditore che ha da poco cambiato avvocati sostituendo lo storico Sabatino Ciprietti con Iole Di Bonifacio e Sergio Menna. Angelini, nella sua deposizione fiume, non ha risparmiato nessuno, neanche il suo ex legale: «Ciprietti ha omesso di difendermi ed è anche grazie a lui se mi ritrovo in questa fossa di leoni».
La testimonianza di Angelini ha affrontato le tangenti che avrebbe pagato ad Aracu, il funzionamento delle commissioni ispettive e il meccanismo dello spoil system. «Nella Regione», ha detto, «c’è stato uno spoil system a due velocità: prima Del Turco voleva far dimettere Giancarlo Masciarelli e poi si è tenuto caro l’ex presidente della Fira, il conte di Cavour, il cardinale Richelieu, come lo chiamano».