PESCARA - Si è parlato delle tangenti versate al parlamentare Sabatino Aracu (oggi Pdl e all’epoca dei fatti Fi) per circa un milione di euro; si è parlato del processo mediatico pro-Del Turco; si è parlato di prima e seconda cartolarizzazione con scontri ad alta tensione ieri, alla ripresa del processo sullo scandalo della sanità. E non poteva essere diversamente nel momento in cui sulla sedia dei testimoni è arrivato Vincenzo Angelini, testimone e imputato, l’imprenditore portato al fallimento perchè, secondo l’accusa, avrebbe versato 15 milioni in tangenti ai politici di centrodestra e di centrosinistra.
L’accusa lo aveva chiamato proprio per cristallizzare le accuse contro Aracu, la cui posizione all’epoca dell’incidente probatorio di Angelini non era ancora emersa nella sua interezza. «Tutte le dazioni di denaro fatte a Conga (l’ex manager dell’Asl di Chieti coimputato; ndr) -esordisce Angelini- sono nell’incidente probatorio, nell’ambito di quel rapporto lungo e doloroso con Conga. Poi un giorno Conga mi disse: adesso devi parlare con Aracu che è il padrone di Forza Italia e io devo il mio posto a lui. La sintesi erano le tangenti. Tu sei uno con grossi problemi, mi disse Aracu, per cui devi tenere conto che ci sono io e mi devi pagare. Mi spiegò che tutto, in Regione, dipendeva da lui e io gli dissi che già pagavo Conga, quanti ne dovevo pagare? E lui mi rispose che Conga era una cosa, lui un’altra. Gli detti circa un milione di euro in diverse tranches».
E poi il racconto su come e quando portava quei soldi a casa di Aracu e li consegnava nelle sue mani, e la descrizione della casa di quest’ultimo. Conga lo contattava e gli diceva quanto e quando andare a portare le tangenti ad Aracu. Poi aggiunge che in quella vicenda ci fu un momento in cui cercò di contattare Cicchitto, che sapeva essere il referente nazionale del parlamentare abruzzese, ma senza riuscirci. Voleva rompere quel circolo vizioso. «Fu Zelli a consigliarmi di andare a Roma, ad un livello più alto, di parlare con Bondi. A Bondi spiegai che Aracu mi stava dissanguando ed era un andazzo comune in Forza Italia, e che questo avrebbe decretato una catastrofe alle elezioni regionali. Bondi non affrontò il discorso Aracu anche se concordò sul fatto che in Abruzzo le cose non andavano bene. Poi Zelli mi consigliò di dare un contributo al partito e io pensai a 100mila euro, ma lui ne impose 500 mila». Angelini riferisce anche, ad un attento collegio, cosa gli diceva Aracu per farsi versare tutti quei soldi. «Mi diceva che potevo essere spazzato via, che tutte le mie attività erano collegate con la Regione. Mi diceva che avevo forti pendenze e che aiutandomi lui si assumeva comunque un rischio. Che dovevo dargli i soldi altrimenti avrei avuto problemi». E poi parla anche dei regali: gioielli e orologi preziosi donati ad Aracu. Parla delle vacanze in Sardegna a Porto Cervo dove c’erano anche Aracu e Masciarelli e dove non si parlava che di tangenti. E che nello stesso periodo in Sardegna c’era anche il suo amico Giuseppe Spadaccini sulla cui barca «erano ospiti fissi Enrico Paolini e lo stesso Aracu».
Ma è nel controesame della difesa di Del Turco che i toni si fanno più aspri e la tensione sale alle stelle. L’avvocato Caiazza tenta di portare Angelini a parlare dell’egemonia delle cliniche private, dei controlli introdotti dalla gestione Del Turco. Ma spesso è costretto a ritirare le sue domande in quanto Angelini diventa sempre più incisivo nelle risposte, dicendo apertamente che non si sarebbe fermato alla superficie, ma sarebbe andato a fondo, sarebbe passato al contrattacco, è tanto è stato. «Prima Del Turco mi chiese di portargli le dimissioni di Masciarelli conoscendo i rapporti che avevo con lui, poi se l’è tenuto caldo caldo». Lo scontro più forte arriva però quando si parla delle commissioni ispettive: «Applicarono -dice Angelini- criteri ispettivi solo su Villa Pini. Una commissione ispettiva creata da Del Turco allo scopo di strangolarmi e poi di farmi comprare da Carlo de Benedetti».
Dopo Angelini arriva il sindaco di Montesilvano Pasquale Cordoma, medico, che faceva parte della commissione che doveva certificare i crediti di Angelini. «Dalla stampa -dice- sono passato come uno che non sapeva niente della materia solo perché non conoscevo l’acronimo di sdo». Poi è costretto ad ammettere di non conoscere nulla del lavoro per cui era stato chiamato: «Non sapevo nulla dei rimborsi né allora né oggi».