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Data: 16/02/2012
Testata giornalistica: Il Tempo d'Abruzzo
Politica e giustizia - La Stati indagata per la telefonata con il capo della Protezione civile Bertolaso

Terremoto L’ex assessore regionale non si rimprovera nulla: «Ho agito con serenità, trasparenza e per il bene della comunità. Rifarei tutto».

AVEZZANO«Sono indagata per atto dovuto. Così mi hanno spiegato i miei avvocati. Ma io mi sento indagata solo per atto dovuto in quanto tutto quel che ho fatto in quei momenti di paura, prima del sisma, l’ho fatto e detto con la serenità di chi vuole fare qualcosa di costruttivo». Sono le parole con le quali l’ex assessore regionale alla Protezione civile, Daniela Stati, spiega la sua posizione nell’indagine sulla riunione della commissione Grandi rischi che si tenne a L’Aquila una settimana prima del terremoto del 6 aprile 2009 e che invitò la popolazione a stare tranquilli. «Gli inquirenti - riprende la Stati - dovevano acquisire la telefonata tra me e Bertolaso, telefonata, peraltro, della quale io avevo già parlato in Procura durante le indagini. Non ero scesa nei particolari, ma avevo detto di aver sentito Bertolaso che mi aveva annunciato la riunione della commissione all’Aquila per analizzare la situazione sismica del territorio». Sul senso della telefonata l’ex assessore regionale è chiara: «Un politico deve fare il politico con rigore e secondo le sue competenze. E basta. La comunità scientifica ci diceva continuamente, in quei giorni, che i terremoti non si possono prevedere. Io, allora, che avevo la pressione delle istituzioni, Comune e Provincia dell’Aquila in primis, ma anche dei cittadini, ho sentito i miei collaboratori e ho deciso di rivolgermi ai nostri diretti superiori a Roma. È così che è nata la telefonata tra me e Bertolaso - precisa la Stati -. Una telefonata, per la verità, nella quale a parlare è solo Bertolaso che mi dice dell’intenzione di voler far riunire la commissione all’Aquila». Chiediamo a Daniela Stati se non abbia l’impressione che quella decisione di Bertolaso fosse stata presa soprattutto per far scendere la tensione. «In quel momento mi sembrò di no. Ebbi un’altra impressione. Tant’è vero che la riunione della commissione fu vera e non una finta. Io, che sono profana, vidi esperti, tecnici e scienziati analizzare carte e documenti prima di arrivare a una conclusione». Sul modo in cui fu resa nota la conclusione dell’incontro, la Stati ricorda: «La commissione e le persone che ne facevano parte non parlarono ma risposero alle mie domande e anche a quelle di altri come la Pezzopane e il sindaco Cialente, ma anche della Regione. Fu allora che ci fu detto che dovevamo tranquillizzare la gente e non prestare il fianco a inutili allarmismi.Quel che dissero la commissione e Bertolaso fu ripetuto da tutti compreso il suo vice, in una conferenza stampa». La Stati non si rimprovera assolutamente nulla. «Tutto quello che ho fatto e detto in quei giorni lo rifarei e lo ridirei perché ho agito con serenità, trasparenza e per il bene di tutti. Una riflessione, però - rilancia Daniela Stati - , voglio farla. Al momento del terremoto io ero assessore da 20 giorni e certo non potevo sapere e conoscere tutto. L’allora presidente della Provincia Pezzopane e il sindaco Cialente, invece, avevano uno studio, commissionato e pagato profumatamente alla AbruzzoEngineering, sulla mappatura del territorio e degli edifici, pubblici e privati, che vi ricadevano, le loro condizioni. Lo studio era stato consegnato molto tempo prima e quindi entrambi dovevano sapere quali e quante erano le situazioni di rischio e difformità. Forse poteva essere utile».

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