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Pescara, 11/04/2026
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Data: 16/02/2012
Testata giornalistica: Il Tempo d'Abruzzo
Pensionati al lavoro in nero a Chieti. Il Piano neve finisce in procura «Utilizzati mezzi e gasolio agricoli senza alcuna misura di sicurezza»

Esposto Un gruppo di cittadini ha segnalato una serie di presunte violazioni

Il Piano Neve 2012 non sembra avere pace: dopo le polemiche suscitate nei giorni delle grandi nevicate per la presunta impreparazione del Comune di fronte alla situazione di emergenza, adesso cinque cittadini (Gianni Ciaschetti, Francesco D’Amicodatri, Franco Mammarella, Silvana Bianco e Vincenzo Di Muzio) presentano una circostanziata segnalazione alla Procura della Repubblica, al prefetto, Fulvio Rocco de Marinis, alla Guardia di Finanza, alla Direzione territoriale del Lavoro e al sindaco, Umberto Di Primio, lamentando la illegalità delle modalità utilizzate nella gestione dell’emergenza. L’elenco fornito nell’esposto è preciso e puntuale: «Uso di mezzi agricoli, come spargisale e spazzaneve, non idonei allo svolgimento professionale di lavori pubblici, in quanto iscritti alla Camera di Commercio per attività agricole e non industriali; utilizzo di diesel agricolo, per usi non consentiti dalle norme, pur corrispondendo prezzo pieno agli agricoltori intervenuti come da capitolato speciale: questo prodotto viene sottoposto ad una tassazione diversa rispetto agli altri prodotti petroliferi e per questo motivo, viene colorato di verde prima della commercializzazione, al fine di favorire i controlli sul suo impiego; utilizzo di pensionati nello svolgimento delle attività, i quali, senza titolo di legge, si avvicendano e sostituiscono in una turnazione gli incaricati preposti; totale assenza di qualsiasi Piano Operativo di Sicurezza per i mezzi e gli operatori impiegati». Le accuse dei cinque, soprattutto per l’uso dei pensionati sono molto circostanziate: «I titolari del servizio – mettono nero su bianco senza peli sulla lingua – evidentemente non vogliono pagare i contributi e le tasse sui lavoratori, utilizzano pensionati a nero, creando disoccupazione. Inoltre è paradossale che in un Paese che si sente e si definisce moderno e democratico, alcune persone in pensione siano costrette a lavorare ancora, solo perché la loro pensione non è sufficiente per vivere, anzi per sopravvivere, dopo una vita passata a lavorare. Altrettanto triste è sapere di persone che approfittano di queste situazioni difficili per i propri interessi: ancora più assurdo è un’amministrazione comunale che approva e copre tutto ciò». Insomma, una polemica infinita: prima su ciò che non si è fatto, ora su come lo si è fatto.

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