PESCARA - Il vento di Genova soffia forte sulle primarie del centrosinistra, soprattutto soffia forte sul Pd. Prima di Genova c’erano state Milano e Cagliari, con i candidati vendoliani di Sel scelti a sorpresa dagli elettori di centrosinistra per sfidare, e poi battere come si è visto, il centrodestra. In Abruzzo il vento era già soffiato a Montesilvano: Pd frammentato, Pd sconfitto con l’Idv Di Mattia eletto leader della coalizione per le amministrative di primavera. Come Genova, prima di Genova.
Ora le primarie di coalizione che attendono il popolo di centrosinistra sono due, dalle nostre parti: il 4 marzo si sceglierà il candidato sindaco per L’Aquila e per San Salvo. Ma a San Salvo, in realtà, il Pd ufficiale il suo candidato ce l’ha già, l’ex sindaco ed ex parlamentare Arnaldo Mariotti, e con quello si presenterà alle elezioni. Le primarie riguarderanno solo Sel, che schiera un altro Mariotti, il medico Gianni, e poi l’Idv con Cilli e San Salvo democratica, in pratica i Pd scissionisti del sindaco uscente Marchese, con Di Stefano: uno di questi tre sfiderà alle elezioni sia il candidato del centrodestra che Mariotti. All’Aquila, invece, sarà l’Idv a correre per conto suo, mentre le primarie opporranno al candidato Pd, l’attuale sindaco Cialente, proprio quello di Sel, il primario di Medicina Festuccia, presentato giusto ieri. E che Sel mediti il colpaccio in stile Genova-Milano-Cagliari lo testimonia sia il fatto che Festuccia abbia parlato dal palco dell’assemblea nazionale dei vendoliani accanto ai già vincitori Zedda da Cagliari e Pisapia da Milano, sia che il 24 febbraio il lìder maximo del partito, Vendola in persona, planerà sull’Aquila per sostenerlo. Qualche malpancismo democrat, per la scelta di Cialente voluta direttamente da Roma anzichè quella di Lolli più gradita a una cospicua parte della base aquilana e del partito regionale, potrebbe aiutare il sogno dei vendoliani.
Tra l’altro nel Pd l’aria si sta facendo vieppiù pesante, stando al documento diffuso ieri dal capogruppo alla Provincia di Pescara, Di Marco, che sulla scorta del ko di Montesilvano inflitto da Di Mattia invita il segretario regionale Paolucci, e quello provinciale di Pescara Castricone, a rassegnare le dimissioni: «In Liguria così hanno fatto il segretario regionale e quello provinciale di Genova, dopo la sconfitta del partito alle primarie, vinte a sorpresa da Doria. Lo stesso accadde a Milano dopo la vittoria di Pisapia. Gesti obbligati, l’Abruzzo non dovrebbe fare differenza. Mi auguro non ci sia bisogno di interventi dall’alto per una decisione doverosa».
Secca replica di Paolucci: «Si metta in discussione lui, visto che è tra quanti hanno alimentato le divisioni che hanno portato il Pd alla sconfitta a Montesilvano. Ma non c’è stata solo Montesilvano, in Abruzzo: ci sono state Lanciano, Vasto e Francavilla dove il Pd ha vinto. Io lavoro all’unità, non alle divisioni. Quanto al segretario regionale ligure mi risulta che sia ancora al suo posto». Ciò non toglie che lo schiaffo di Genova sia stato pesante. Paolucci: «Un pezzo di Pd fatica ad accettare il rinnovamento. Se non si fanno analisi giuste, se si va alle primarie con due o tre candidati, sei chiaramente debole e hai più possibilità di perdere. E puntualmente la gente ti boccia. Serve una buona selezione delle candidature, serve una classe dirigente forte e allora sì che si vince. Basta con le divisioni».
Tra quanti possono a buon motivo sorridere c’è il coordinatore regionale Idv, il senatore Mascitelli, fresco del successo alle primarie montesilvanesi con Di Mattia: «Le primarie sono un importante strumento di partecipazione se sono vere. E lo sono quando il Pd dà spazio alla sua anima plurale proponendo più candidati e consentendo un confronto alla pari con gli altri partiti. Se si arrocca su candidati che già battezza come vincenti o li propone in ritardo per evitare agli altri partiti di organizzarsi e per impedire una vasta sensibilizzazione dei cittadini allora il Pd non consente vere primarie. Il Pd faccia tesoro dell’esperienza di Genova, accolga con favore quel risultato e non abbia paura. Rinunci all’orgoglio di parte, è sbagliato».
Chi coltiva la pianticella del colpaccio all’Aquila con Festuccia è naturalmente il coordinatore regionale di Sel, Melilla, anche se professa moderazione: «A me va bene chiunque le vinca, queste primarie. Perchè le primarie sono uno strumento fondamentale di democrazia. A me piacciono, e molto. A Ortona e Montesilvano sono state un successo, ha partecipato tanta gente. Peccato si sia rinunciato a proporle a Spoltore ed Avezzano, è stato un errore. Festuccia? E’ un buon candidato, crediamo in lui. Vendola sta per arrivare all’Aquila, vuole sostenerlo di persona». Appunto. Cagliari, Milano, Genova: ora il comandante Nichi ha L’Aquila nel mirino, non lo dice ma lo pensa, oh se lo pensa.