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Pescara, 11/04/2026
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Data: 17/02/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Politica e giustizia - Di Stefano e Tancredi, intercettazioni in Senato. Processo rifiuti, sotto accusa 17 telefonate degli esponenti Pdl con Di Zio, Venturoni e Stati

PESCARA. Sarà la giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato a decidere se 17 intercettazioni telefoniche dei senatori Pdl Di Stefano e Tancredi entreranno nel processo rifiuti o no: ieri, il gup Luca De Ninis ha detto sì alla trasmissione della richiesta della procura di Pescara al Senato. Il voto sull’uso delle telefonate spiate è atteso prima del 31 maggio prossimo quando, in tribunale, si terrà un’altra udienza preliminare: «Sarà una storia lunga», la previsione di Venturoni.
Rifiuti, contributi elettorali per il Pdl, assunzioni. C’è questo nelle telefonate sotto accusa che dovranno essere vagliate dal Senato: nelle prime 11 intercettazioni, Fabrizio Di Stefano parla con l’imprenditore dei rifiuti Rodolfo Di Zio, titolare della Deco spa, e con l’ex assessore regionale Daniela Stati; nelle altre sei telefonate, è Paolo Tancredi a discutere con Lanfranco Venturoni, l’ex assessore regionale alla Sanità e oggi capogruppo Pdl, e con Stati.
PESCARA-TERAMO. Il processo sui rifiuti è diviso tra Pescara e Teramo: a Pescara sono rimasti gli atti su Venturoni, sui fratelli Rodolfo ed Ettore Ferdinando Di Zio, sul senatore Di Stefano e sull’allora amministratore delegato della Team di Teramo Vittorio Cardarella che devono rispondere, a vario titolo, di peculato e corruzione.
A rischiare il processo a Teramo, oltre al senatore Tancredi accusato di corruzione, ci sono l’ex amministratore delegato della Team Giovanni Faggiano e altri già legati alle società Team e Team Tec Sergio Saccomandi, Paolo Bellamio e Ottavio Panzone, accusati di abuso d’ufficio, e Luca Franceschini, che deve rispondere di turbata libertà degli incanti.
ASSEGNI A NAPOLI. Un’intercettazione tra Di Stefano e Di Zio, considerata decisiva dai pm Anna Rita Mantini e Gennaro Varone, rimbalza fino a Napoli: si parla di un contributo elettorale da 20 mila euro concesso dai Di Zio a Crescenzio Rivellini, europarlamentare di Napoli del Pdl. Secondo l’accusa, dei 20 mila euro dati a Rivellini, 5 mila tornano indietro da Napoli a Di Stefano con un assegno della banca della Campania, un titolo negoziato proprio da Di Stefano alla banca dell’Adriatico. Ecco uno stralcio del colloquio del 25 maggio 2009.
Di Zio: «Senti, volevo chiederti solo una cortesia! Mi è arrivata una richiesta da Napoli».
Di Stefano: «Sì, sì! Quello che ti avevo detto».
Di Zio: «Ah, ah, io non sapevo questo! Capisci? Perciò ti ho domandato».
Di Stefano: «È quello come ti avevo detto».
Di Zio: «Sì, sì, sta apposto».
Per squadra mobile di Pescara e procura, il finanziamento è la «contropartita basata sull’impegno di Di Stefano ad allontanare Riccardo la Morgia» dal Consorzio comprensoriale rifiuti di Lanciano. La telefonata tra Di Stefano e Di Zio continua.
Di Zio: «Sì, volevo chiederti solo una curiosità: perché noi abbiamo qualche problemino legale con il consorzio. Se a questi gli date la straordinaria amministrazione oppure l’ordinaria amministrazione? Perché a questi gli dovete dare soltanto l’ordinaria amministrazione».
Di Stefano: «A chi?».
Di Zio: «A La Morgia».
Di Stefano: «No, il 28 lo cacciamo».
Di Zio: «Ma questi ritengono che invece non lo... lo fanno andare avanti?».
Di Stefano: «No, no, no, il 28 l’accordo è che andrà via».
Di Zio: «Ah, si azzera? E poi che succede? Il Consorzio chi lo gestisce nel frattempo?».
Di Stefano: «No, uno dei miei. Dopo, dopo il 28? Il 28 viene nominato il nuovo consiglio di amministrazione».
Di Zio: «Ah, viene già nominato?».
Di Stefano: «Sì, sì».
Di Zio: «Vabbè, allora non ti devo niente, Fabrizio. Va bene, ti devo ringraz...».
Parlando ancora con Di Stefano, Di Zio dice che «se questo rimane (La Morgia, ndr) io mi trovo con una difficoltà che, sennò, diversamente, devo agire legalmente».
Di Stefano: «Il 28 lo dovremmo togliere».
Di Zio: «Ah, va bene, va bene. Ti ringrazio molto Fabrizio, Io ti richiamo nel tardo pomeriggio».
Di Stefano: «Allora, se quello di Napoli, cortesemente...».
Di Zio: «Sta apposto, oggi alle tre c’abbiamo il cda».
Di Stefano: «Va bene, d’accordo».
Di Zio: «Senza problemi».
TANCREDI E GIANNI. In una telefonata di Tancredi con Venturoni si parla di un incontro tra i due con Di Zio e «Gianni»: «Non si può portare pure Gianni?», domanda Venturoni. «E che l’incontro vi sia stato (ovviamente incontro non ufficiale)», così c’è scritto su un’informativa della Mobile, «e che il suo esito sia sicuramente risultato essere proficuo per Di Zio, risulta comprovato da una registrazione telefonica di Venturoni che, in ulteriore colloquio con una donna, afferma: “Sono uscito adesso dall’incontro con Gianni, Di Zio e Tancredi...”. Donna: “Me lo immagino... però mi raccomando sempre quello che ti ho detto...”. Ridono».
«Appare evidente che all’incontro», dice la Mobile, «fosse presente tale “Gianni”, che è indubbiamente da riferirsi al presidente della Regione Gianni Chiodi. Difatti, la mera ipotesi investigativa viene oltremodo confermata dallo stesso Di Zio il quale, verosimilmente eccitatissimo delle risultanze del colloquio intrattenuto, si relaziona con il fratello Ettore Ferdinando al quale riferisce quanto accaduto, ovvero della riunione tenutasi a Teramo “ai massimi vertici”».

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