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Data: 18/02/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Meno cassa integrazione e sussidi a tutti i disoccupati. Fornero illustra i pilastri dei nuovi ammortizzatori sociali

ROMA - Assicura: «Non ci sono ricette precostituite». Ma qualche idea, c’è e non è irrilevante: si ai sussidi di disoccupazione estesi a tutti, stretta sulla cassa integrazione straordinaria. In attesa dell’incontro con le parti sociali lunedì, il ministro del Welfare, Elsa Fornero, inizia a delineare i possibili contorni della riforma del mercato del lavoro. La riunione di dopodomani convocata nella sede del suo ministero, ha all’ordine del giorno gli ammortizzatori sociali. Ed è proprio su questo tema che il ministro fornisce interessanti dettagli. Ma non solo. Da Bruxelles, dove è andata per la riunione del Consiglio affari sociali, la Fornero parla anche di tipologie contrattuali: «Stiamo valutando quante tenerne. No a strumenti drastici, divieti, obblighi e imposizioni, piuttosto costruiamo una tipologia contrattuale sorretta da una buona dose di incentivi». Il messaggio rassicurante è alle aziende: niente contratto unico o prevalente.
Il ministro poi conferma gli sgravi fiscali per i giovani, le donne e per il Mezzogiorno, previsti nel Salva-Italia. Naturalmente non mancano le due premesse, diventate ormai un mantra quotidiano: «La riforma si farà entro marzo e con il massimo consenso delle parti sociali».
Si parte quindi dagli ammortizzatori. La Fornero conferma: «quest’anno non saranno toccati», di fronte alla crisi perdurante l’impianto resterà lo stesso. Ma poi cambierà. Il come lo si studierà al tavolo di trattativa, i principi però il governo li ha già chiari. Primo: la platea dovrà essere estesa fino a includere tutti i lavoratori. «Il nostro principio è più universalismo nella protezione sociale» spiega il ministro. Secondo: «Lo dobbiamo fare a parità di risorse e a parità di costi». Un «grossissimo vincolo» che comporterà quindi un ridisegno degli strumenti. La cassa integrazione ordinaria «sarà rafforzata», la straordinaria sarà fortemente ridimensionata: «Va considerata per riorganizzazioni, soluzioni di crisi credibili e con un tempo definito». E dopo? L’idea del ministro è di introdurre «l’unemployment benefit», ovvero un sussidio di disoccupazione quanto più possibile allargato a tutti e collegato a politiche attive di reinserimento. Si può fare a parità di costi e con l’attuale sistema di contribuzione che di fatto esenta le piccole aziende? Artigiani e commercianti sono già sul piede di guerra e da giorni avvertono: no all’aumento del costo del lavoro. Il ministro promette: «Studieremo col lanternino ogni possibile ristrutturazione delle contribuzioni». «La cigs non sarà abolita» precisa poi la Fornero, memore del primo incontro plenario con le parti sociali a Palazzo Chigi quando propose l’abolizione e si beccò un corale no. Anche adesso comunque la preoccupazione resta. «La cig va conservata» dice il numero uno Cisl, Raffaele Bonanni. Avverte Fulvio Fammoni, segretario confederale Cgil: «Sull’abolizione della cassa integrazione straordinaria, anche se rinviata a fine crisi, siamo totalmente contrari». «Si può parlare della durata, ma la cigs è uno straordinario strumento per sostenere le imprese in difficoltà» dichiara Guglielmo loy, segretario confederale Uil.
Sugli sgravi fiscali per giovani e donne in particolare al Sud, una prima dichiarazione del ministro aveva fatto supporre l’introduzione di nuove agevolazioni. Ma la Fornero ha poi chiarito di riferirsi ai provvedimenti già presi con il decreto Salva Italia. Si tratta della deduzione forfettaria ai fini Irap per gli under 35 assunti a tempo indeterminato: 10.600 euro che diventano 15.200 se il lavoratore o la lavoratrice è impiegato nel Mezzogiorno. Ci sono poi le agevolazioni (sgravio del 75% dei contributi) già previste dalla legge di Stabilità varata dal governo Berlusconi il 12 novembre scorso, per chi assume con contratto di inserimento donne di qualsiasi età disoccupate da almeno sei mesi e residenti in aree a forte disoccupazione femminile. Per ora sono ancora lettera morta. Per rendere operative le agevolazioni, infatti, occorre il decreto di individuazione delle aree che avrebbe dovuto essere varato entro 30 giorni dall’entrata in vigore delle legge. Al Ministero del Lavoro assicurano che ci stanno lavorando.


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