ROMA - Ci sarà bisogno di nuove mediazioni, altri aggiustamenti, ma entro la scadenza della legislatura, potrebbero arrivare le riforme costituzionali e la nuova legge elettorale. Il patto tra i vertici dei partiti di maggioranza, Pdl, Pd e Terzo Polo, è stato siglato ieri mattina a Montecitorio, in un clima di fattiva collaborazione. Angelino Alfano, Pier Luigi Bersani e Pier Ferdinando Casini hanno mostrato ottimismo che potrà tradursi, entro due o tre settimane, nell’avvio dell’agenda riformatrice. Ovviamente, se non ci saranno colpi di scena o frenate nei partiti. Comunque, si tende ad allargare il cerchio del dibattito, coinvolgendo Lega e Italia dei valori. Per il leader Udc, Casini, si apre «una fase di autoriforma della politica» per passare «dalle parole ai fatti».
Malgrado qualche punta di scetticismo, diffusa tra alcuni leader, come Arturo Parisi o Marco Follini, le tappe del progetto sono così suddivise. Dapprima, mettere mano alle riforme costituzionali, quindi, puntare sulla riforma elettorale per la quale, come ha sottolineato il segretario dei Democrat, «il discorso è un po’ complicato», anche se ha notato «che qualche passo in avanti si sta facendo». I leader hanno trovato l’intesa sul quadro delle correzioni da fare alla Carta. In primo luogo, riduzione del numero dei parlamentari, con circa 500 deputati e 250 senatori, ma il numero esatto dipenderà dalla ripartizione dei collegi. Poi, introduzione dei meccanismi per la sfiducia costruttiva, potere di nomina e di revoca dei ministri da parte del presidente del Consiglio. Infine, superamento del bicameralismo perfetto. Alfano si spinge a dire: «pensiamo di potercela fare entro la legislatura». La legge elettorale sarà il secondo passo «così da tenere conto del nuovo numero dei parlamentari».
I tempi dovranno essere ravvicinati. Il processo di riforma costituzionale prevede una doppia lettura sia alla Camera che al Senato, a distanza di tre mesi l’una dell’altra. Quindi non c’è da perdere tempo, se si vuole chiudere entro un anno. La presentazione di un testo condiviso dovrà essere fatta entro 2-3 settimane. Verranno riuniti i capigruppo per mettere a punto il calendario. Ma, come suggerisce Vannino Chiti (Pd), i contenuti dell’accordo potrebbero finire in una mozione di indirizzo. Per la legge elettorale, l’intesa riguarderebbe un modello «ispano-tedesco». Per Francesco Boccia, Pd, ci «troveremo al bivio tra presidenzialismo e un modello proporzionale di tipo tedesco». Avverte l’ex ministro Anna Maria Bernini, Pdl: «La legge, in primo luogo, deve tutelare governabilità e rappresentanza». Il sistema elettorale condizionerà il numero dei parlamentari. Bersani osserva: «A noi non piacciono le preferenze, ci piacciono i collegi e vogliamo che sia riaffermato il bipolarismo, ma in forma più mite, senza meccanismi iper-maggioritari. Mai più casi alla Scilipoti: potranno costituire gruppi solo le forze che si sono presentate alle elezioni».
I presidenti di Camera e Senato benedicono l’accordo. Gianfranco Fini è cauto quando dice di non voler «peccare di ottimismo». Ma vede che, almeno sulla carta, «il tempo necessario per approvare una riforma elettorale, c’è». Altrettanto fiducioso si mostra Renato Schifani, presidente di Palazzo Madama. «C’è una forte accelerazione da trasferire in Parlamento. I tempi sono ristretti, ma ce la si può fare». Anche l’Idv vede una possibilità di riuscita. Per Massimo Donadi «si è aperta una fase nuova in cui sarà possibile discutere in Parlamento di riforme».