Iscriviti OnLine
 

Pescara, 11/04/2026
Visitatore n. 753.021



Data: 19/02/2012
Testata giornalistica: Il Centro
Barca per sbloccare la ricostruzione. L’Aquila, domani arriva il ministro: ecco perché tutto è fermo

Lo scoglio più difficile sarà convincere il Comune dell’Aquila e la struttura commissariale di Chiodi a smettere di litigare

L’AQUILA. La visita di domani all’Aquila del ministro per la coesione territoriale Fabrizio Barca si è caricata di molte attese. Che potrebbero anche andare deluse. Lo spettacolo che in questi ultimi mesi hanno offerto, da una parte il Comune dell’Aquila e dall’altra il commissario per la ricostruzione Gianni Chiodi, non è stato edificante. Con la caduta del governo Berlusconi e il venir meno della presenza di Gianni Letta si è scatenata una sorta di guerra per bande che ha avuto il suo momento più alto nelle “finte” dimissioni del capo della struttura di missione l’architetto Gaetano Fontana braccio destro e forse anche qualcosa di più del commissario Chiodi.
La verità è che da più di tre mesi per la ricostruzione dell’Aquila non sono state prese decisioni significative a parte l’ordinanza sui centri storici che, non discussa con il Comune dell’Aquila, ha fatto esplodere i contrasti mettendo nelle mani del sindaco Cialente una preziosissima arma da utilizzare per la sua campagna elettorale in vista delle amministrative di maggio (cosa che il sindaco sta facendo da attore consumato).
Il compito di Barca è complesso.
In discussione non c’è solo la questione dei finanziamenti o aspetti tecnici su come ricostruire le case. Oggi il problema è alla radice. Per il Comune dell’Aquila (e non solo) non ha più senso tenere in piedi la struttura commissariale.
Dunque come farà il ministro a convincere i due protagonisti della contesa a collaborare se uno (Cialente) delegittima, ogni giorno e a ogni occasione che gli si presenta, il ruolo di Chiodi?
Il problema quindi è politico. Ammesso che venga superato questo scoglio - anche magari arrivando a una sorta di tregua armata - restano altri problemi di sostanza.
Per esempio i piani di ricostruzione. Il Comune dell’Aquila, se pur con ritardo, ha approvato il suo che abbraccia anche una cinquantina di frazioni. Ma lo sanno anche i muri (quei pochi rimasti in piedi dopo il 6 aprile 2009) che l’architetto Fontana lo sta attendendo al varco per trovare ogni cavillo per renderlo inefficace (l’antipasto lo si è avuto per il piano di Onna, che è ancora in attesa della benedizione di Chiodi e Fontana, benedizione che non arriverà per adesso).
Su come devono essere fatti i piani di ricostruzione non c’è una cornice normativa certa per cui tutto è rimesso alla “benevolenza” della struttura tecnica di missione e a tutto il carrozzone burocratico che si porta dietro. Prima o poi accadrà che ai primi Piani di ricostruzione presentati comincerà a essere data la cosiddetta intesa (che significa via libera alla concessione dei finanziamenti). Fra questi non ci saranno né quello dell’Aquila né quello delle frazioni. I soldi li avranno Comuni che più che essere ricostruiti devono essere “ristrutturati”. Siccome (vedi tabella in alto) il commissario oggi dispone di una cifra di un miliardo e 300 milioni circa, basterà dare i soldi a una decina di Comuni che la cassa si svuoterà e all’orizzonte per adesso altri fondi non se ne vedono. Conclusione: si assisterà a una guerra fra poveri in cui la politica potrà sguazzare a piacere. Ci sono poi altre problematiche importanti. Riguardano i soldi per le seconde case, la proroga delle convenzioni con la filiera (in caso contrario il controllo e l’approvazione delle pratiche delle case E - quelle crollate o molto danneggiate - si bloccherà definitivamente). Il Comune dell’Aquila a fine dicembre 2011 aveva presentato una serie di proposte, da inserire nell’ordinanza di gennaio, che andavano nella direzione di sveltire procedure e chiarire punti controversi (per esempio contributi differenziati fra parti comuni e parti private cosa che detta così sembra un rebus ma è decisiva per avviare i cantieri). Il ministro ha già in mano il dossier preparato dal Comune e si spera che l’abbia già esaminato e si sia fatta un’idea. La cosa peggiore che può accadere domani è che alla fine della giornata ci siano i soliti riti dichiaratori in cui si dice tutto e il contrario di tutto. Barca dovrà far capire prima di tutto al “pollaio” aquilano che è ora di smetterla di beccarsi a vicenda e forse farebbe bene a non rinchiudersi solo dentro palazzo Silone ma andare a vedere di persona la città ferita e a parlare con chi da tre anni è senza casa e assiste sgomento a quanto sta accadendo anzi a quanto non sta accadendo. C’è poi il capitolo lavoro e sviluppo economico dove il governo potrebbe fare molto. Nel pomeriggio di domani ci sarà l’incontro con la sola Confindustria (cosa che ha scatenato le ire della media e piccola impresa). Sarà un primo approccio a una realtà territoriale sfinita e per certi versi sfiduciata.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it