Quello generale: è sempre bene che, ogni volta che si affronta un’emergenza utilizzando il commissariamento, si individuino, appena si è fuori dalla fase più difficile, i tempi per il superamento delle esigenze. Quello specifico per l’Aquila: la fine del commissariamento non è la priorità; la priorità è, con l’assetto istituzionale esistente, verificare che siano fatte tutte le cose e accelerare la definizione di tutti gli aspetti».
Nell’incontro del 28 dicembre Monti e il Governo hanno sottolineato la necessità di una ristrutturazione della governance, per migliorare l’efficienza e contenere i costi. Ha già un’idea di cosa accadrà in tal senso?
«Noi stiamo lavorando con il commissario e tutti gli altri soggetti locali su cinque profili, e la governance è uno dei questi. Primo: stiamo sincerandoci che il sistema informativo che divulga dati sullo stato di attuazione fisica e finanziaria degli inteventi sia chiaro. Secondo: ci sta a cuore che il rapporto tra autorità e cittadini sia fluido dal punto di vista della comunicazione, in entrambe le direzioni. Terzo: stiamo valutando quali possono essere le proposte, anche dallo stesso commissario, per lo snellimento della governance. Quarto: stiamo cercando, sulla base di un quadro informativo pieno, di guardare avanti e cercare di capire quale sarà lo stato delle cose a metà 2012, a fine 2012 e alla fine del mandato di questo Governo. Quinto: stiamo discutendo e verificando se sia necessario introdurre nell’assetto attuale elementi che ne garantiscono il più assoluto rigore in termini di amministrazione dei costi. Avvertiamo una forte domanda di contenimento dei costi».
I ritardi della ricostruzione pesante sono lampanti. Le abitazioni classificate E della periferia sono ancora lontane dall’essere riparate, stessa cosa si può dire per il centro storico. Sono stati commessi errori nella gestione del post-terremoto? Se e in che modo verranno accelerate le operazioni?
«La comunità del cratere, non solo L’Aquila, ha dimostrato nei primi mesi una capacità di coesione molto forte a cui è subentrata una forte dose di individualismo e risentimento orizzontale che ha portato un’opacità generale in termini di visione collettiva. Lo dico perchè ho avuto modo di conoscere L’Aquila direttamente. Credo che sia nell’interesse dei cittadini dei Comuni del cratere non porsi la domanda sui ritardi se non per inviduare quei sette-otto tasti da toccare per muoversi in avanti. Credo che si possa fare, senza stare a rivangare tutto».
Lei recentemente ha parlato di un piano per lo sviluppo che il Goveno avrebbe presentato a maggio. Può anticipare qualcosa? I dati dicono chiaramente che l’emergenza sociale ed economica è gravissima.
«Non spetta al Governo presentare un piano di sviluppo per L’Aquila, sta alla Regione e al territorio trovare le forze per farlo. Quello che il Governo può fare è spingere e promuovere un ragionamento sullo sviluppo. Confindustria, Cgil, Cisl e Uil in tempi non sospetti hanno avuto l’intelligenza di utilizzare una parte dei soldi dei lavoratori e delle imprese di tutta Italia (poche centinaia di migliaia di euro) per promuovere, d’intesa con il dipartimento delle politiche di sviluppo, un piano strategico di sviluppo affidato all’università di Groeningen e all’Ocse. Queste due organizzazioni presenteranno una primissima bozza di studio per la fine del 2012. Una preliminare riflessione avverrà il 16 e 17 marzo e sarà all’Aquila. Cosa c’è di meglio di un soggetto privo di interessi specifici e di forte levatura internazionale che mette sul piatto le idee? In inglese questo si chiama un meccanismo di trigger, cioè di attivazione di una discussione tra enti e soggetti del territorio».
L’Aquila sta per tornare alle urne. Il conflitto tra sindaco e commissario ha contrassegnato gli ultimi due anni in maniera pesante. Cosa ci si può aspettare e cosa invece pretendere dal voto di primavera?
«Nelle classe dirigenti di tutti i settori sono molto forti i meccanismi imitativi. Cioè: le classi dirigenti possono attraversare una fase, come dire, autoriflessiva, in cui guardano orizzonti brevi, microinteressi e sono litigiose. A un certo punto il clima cambia e, se cambia, può cambiare per tutti. Se vedono quindi che cambia la musica, si dicono: posso cambiare anche io se sono capace di cantare. La mia conoscenza della classe dirigente della città, del sindaco e del commissario mi fa dire che ci sono le condizioni perché si cambi musica. In questo contesto, una competizione elettorale può essere confronto a crescere, un giocare al rialzo».
La madre di tutte le domande. Quanto occorrerà per vedere L’Aquila ricostruita?
«Per le periferie dell’Aquila e gli altri Comuni dobbiamo pretendere che il tempo sia poco. Per il centro storico sarà una scelta dei cittadini, che potrebbero decidere di prendersi un pizzico di tempo in più per fare una scelta ponderata: c’è sempre un trade-off tra qualità e rapidità e dipende anche da loro. Laddove si ricostruisce l’esistente invece dobbiamo pretendere tempi rapidissimi».