Scontro sul progetto Fornero di modificare gli ammortizzatori sociali
ROMA Elsa Fornero incassa il secondo no dei sindacati in pochi giorni: la cassa integrazione non si tocca. Almeno di questi tempi, davvero difficili, e per le imprese e per i lavoratori. Il titolare del Welfare già nei scorsi aveva manifestato l’intenzione di porre mano al sistema degli ammortizzatori sociali, in particolare alla cig straordinaria. Una sorta di ballon d’essai per sondare gli umori delle confederazioni e primo stop. Secondo tentativo, secondo stop. Cgil, Cisl, Uil, Ugl erigono uno sbarramento che sarà difficile superare e che, anzi, rischia di rendere più difficile il cammino del negoziato sulla riforma del lavoro che pure aveva fatto registrare promettenti passi in avanti. Almeno sotto il profilo dell’atteggiamento dei presenti al tavolo. Camusso, Bonanni, Angeletti, Centrella respingono il progetto - magari a tempi lunghi - del ministro e lo fanno, più o meno, con le stesse argomentazioni.
«Negli incontri con Fornero - spiega il leader della Cgil - abbiamo molto insistito nel ricordare che, nella stagione che stiamo vivendo, per gli alti livelli di disoccupazione e i processi di riorganizzazione, il sistema richiede il mantenimento degli stessi ammortizzatori che abbiamo. E’ una assoluta priorità. Sull’ammortizzatore universale poi, è necessario che il governo decida quali risorse rendere disponibili per finanziarlo, altrimenti si risolverebbe solo in una riduzione delle tutele e non in un loro ampliamento». Come dire che, se gli strumenti di garanzia dovranno coprire tutti, saranno evidentemente necessarie maggiori risorse oppure diventerà inevitabile operare tagli agli strumenti di tutela oggi vigenti. Insomma, anche in questo caso si ripropone l’eterno dilemma della coperta troppo corta. Questo hanno già spiegato i sindacati al ministro Fornero e lo ripeteranno domani. «Siamo contrari - ribadisce Bonanni - alla cancellazione della cassa straordinaria per sostituirla con un sussidio di disoccupazione. Il ministro sa, invece, che vogliamo confermare l’attuale sistema degli ammortizzatori». «L’abolizione della cassa straordinaria - sottolinea Centrella - si potrebbe accettare in teoria, ma non in una realtà che ci obbliga a contrastare una crisi senza precedenti e senza risorse da parte del governo». Taglia corto Angeletti: «La riforma della Cig è una cosa che il governo vuole fare in futuro. Comunque ne parleremo nell’incontro di domani». Nessun commento da Confindustria, ma si sa come la pensano in viale dell’Astronomia: la cig straordinaria è necessaria come l’ossigeno per tenere in vita aziende che rischiano di soffocare. La possibile introduzione di una indennità di disoccupazione potrebbe aprire o ampliare il canale ai facili licenziamenti, ma avrebbe anche l’effetto di scoraggiare molte persone a impegnarsi per trovare un impiego. Sicuramente il sussidio di disoccupazione avrebbe dei costi che dovrebbero essere sostenuti o attraverso l’impiego di risorse pubbliche, che oggi non ci sono, o aumentando i contributi per imprese e lavoratori o, infine, ridimensionando le prestazioni previste dai vari ammortizzatori sociali. Nessuna delle tre ipotesi è percorribile, avvertono i sindacati. Almeno con questi chiari di luna e con prospettive di crescita assai incerte per non dire negative.
Chi non concede spazi di trattativa, neppure per il futuro, è il numero uno della Fiom, Maurizio Landini: «Sostituire la cassa integrazione straordinaria con l’indennità di disoccupazione sarebbe come aprire ai licenziamenti collettivi di fronte alle riorganizzazioni aziendali. Piuttosto bisognerebbe estendere la cassa a chi non ce l’ha».