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Data: 19/02/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Una ciambella di salvataggio per oltre 200 mila lavoratori. Nel 2011 le domande di aziende in crisi sono cresciute del 60%

ROMA - Sono stati 200 mila i lavoratori italiani in cassa integrazione straordinaria (Cigs ) a zero ore nel corso del 2011. Un dato sufficiente a comprendere quanto questo strumento, finanziato in media per circa 1 miliardo di euro all’anno con il contributo di lavoratori e imprese, svolga una funzione sociale importante in tempo di crisi. Un contenitore dove, dal 2004 a oggi, sono confluiti 8 miliardi e al quale si è attinto per meno della metà delle sue disponibilità fino a un paio di anni fa. E cioè fino a quando l’economia e l’occupazione, bene o male, ancora camminavano con le proprie gambe. E che invece, in questi ultimi mesi di recessione, è stato letteralmente preso d’assalto.
Anche se a gennaio 2012, secondo i dati della Uil, c’è stato un drastico calo (-34% ) delle richieste. Elemento che il sindacato, anche se con prudenza, considera un segnale del fatto che le aziende stanno ricominciando a respirare. Non è stato certo così, invece, durante il 2011. E basta un numero evidenziato di recente dalla Cgil a metterlo in luce: le domande di Cigs avanzate da imprese in fallimento sono cresciute del 60% rispetto al 2010. Dunque più di qualsiasi altro stato aziendale che, oggi, dà diritto a ottenere questa tipologia di ammortizzatore sociale. Che scatta in circostanze ben precise. Vale a dire, oltre al fallimento, in caso di ristrutturazione, riorganizzazione o riconversione aziendale.
Dal punto di vista dell’organico, invece, possono avere accesso alla Cig straordinaria solo le imprese con più di 15 lavoratori attivi nel semestre precedente alla richiesta. E l’azienda che vi ricorre deve comunicarlo con anticipo alle rappresentanze sindacali. Sul versante dell’inquadramento professionale, hanno diritto a beneficiare della cassa integrazione straordinaria operai, impiegati (anche con contratto a tempo determinato) e quadri intermedi. Mentre sono esclusi apprendisti e collaboratori occasionali o saltuari.
Fino al 1991 era lo Stato, in maniera spesso arbitraria, a determinare la durata della Cigs. Dopo la riforma, le regole sono diventate perentorie. Così, in caso di ristrutturazione, riorganizzazione o riconversione aziendale, il limite massimo di concessione è di due anni consecutivi, prorogabili due volte per un anno ciascuna. Quando c’è lo stato di crisi, invece, il limite massimo è di un anno, prorogabile di un ulteriore anno. Nel caso di imprese fallite ammesse al concordato preventivo, il limite massimo è di un anno, prorogabile di 6 mesi.
In deroga ai normali limiti di durata, nel caso di imprese con eccedenza di personale, il Ministero del Lavoro può concedere una proroga di 12 mesi, a condizione che l’impresa abbia raggiunto un accordo collettivo. La durata dell’integrazione straordinaria non può comunque, salvo un intervento del Cipe, superare i 36 mesi nell’arco di un quinquennio, compresi eventuali periodi di Cig ordinaria. Il datore di lavoro paga, come nello schema previsto per la cassa integrazione ordinaria, anticipando la spesa che verrà poi rimborsata e i lavoratori percepiscono l’80% di quanto spetta loro per contratto per quelle ore di impegno. La legge prevede che, dall’integrazione salariale, venga detratta ogni attività lavorativa di ripiego svolta durante il periodo coperto dalla Cigs.
Inoltre, i lavoratori cassaintegrati sono tenuti a partecipare a corsi di riqualificazione professionale o di aggiornamento e perdono l’ammortizzatore se non accettano offerte di lavoro migliori o simili a quella precedente e se rifiutano di svolgere attività lavorative di pubblica utilità organizzate dallo Stato. L’intervento straordinario è finanziato dai datori di lavoro e dai lavoratori con un contributo rispettivo dello 0,6% e dello 0,3% della retribuzione lorda. Per le aziende con più di 50 dipendenti, c’è un onere aggiuntivo pari al 4,5% della retribuzione che raddoppia nel caso in cui l’impresa usufruisce del beneficio per più di 2 anni.

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