Mascitelli dell’Idv: noi voteremo a favore, Di Stefano e Tancredi si dimettano
PESCARA. «L’Idv voterà sì all’uso delle intercettazioni telefoniche dei senatori Pdl Fabrizio Di Stefano e Paolo Tancredi nel processo rifiuti». Alfonso Mascitelli, senatore dell’Idv, ci mette già la mano sul fuoco: «Sì, ne ho parlato con il mio collega e vice presidente della commissione Immunità Luigi Li Gotti: voteremo a favore. Figuriamoci: noi non facciamo sconti a nessuno, neanche a quelli del nostro partito. Il Pdl, invece, tanto per usare un eufemismo, è iperprotettivo verso i propri rappresentanti della casta. Ecco perché non mi faccio illusioni sul voto del Senato».
VERSO IL NO. È con questa dichiarazione che Mascitelli apre uno degli scenari possibili: con il no del Senato, le 17 intercettazioni di Di Stefano e Tancredi con l’imprenditore dei rifiuti Rodolfo Di Zio, titolare della Deco spa di Spoltore, non sarebbero ammesse nel processo in corso a Pescara e le accuse contestate dalla procura a Di Stefano sarebbero di colpo ridimensionate. Per Tancredi, invece, gli atti sono passati già alla procura di Teramo ma i pm di Pescara Anna Rita Mantini e Gennaro Varone chiedono al Senato l’utilizzo delle telefonate di Tancredi, per usarle contro Di Zio e dimostrare così gli scambi di favori con i politici: soldi per il Pdl - 70 mila euro di contributi soltanto per le elezioni amministrative ed europee del 2009 -, un «favore» per un appartamento in piazza Salotto a Pescara, accordi per «sistemare» un amministratore scomodo per Di Zio, l’assunzione di una «ragazza». È di questo, e anche di incontri al ristorante e al bar, che si parla nelle telefonate sotto accusa dei senatori.
TANCREDI VOTA. Ma chi voterà sulle intercettazioni? Se non si fosse dimesso per l’inchiesta della procura di Roma che lo vede indagato per un’appropriazione indebita da più di 13 milioni di euro della Margherita, anche il senatore marsicano Pd Luigi Lusi avrebbe votato su Di Stefano e Tancredi in qualità di membro della commissione Immunità: «Ma si è dimesso», dice Mascitelli, «e sarà un altro a votare al suo posto». Della commissione fa parte anche un altro senatore Pd: Giovanni Legnini di Chieti. Ma la sorpresa è un’altra: secondo il sito Internet del Senato, dal 15 luglio 2008, è componente della commissione anche Tancredi. Così, il senatore sotto accusa si trova a decidere sulle sue telefonate. Come quella del 9 ottobre 2009 quando, a Di Zio, dice: «La ragazza te la faccio incontrare quando ci incontriamo io e te?». Per l’accusa, con questa chiamata, Tancredi cerca un’assunzione di favore in una società dei Di Zio e se ne parla, poi, con un faccia a faccia alla «stazione di Giulianova».
«DIMISSIONI». Mascitelli continua: «Se il presidente tedesco Christian Wulff si è dimesso per un finanziamento a tassi di favore ottenuto da un imprenditore per costruire una casa, allora, sono fiducioso che lo facciano presto anche Di Stefano e Tancredi: dovrebbero dimettersi da soli senza che nessuno glielo chieda», riflette il senatore Idv, «per dimostrare che gli italiani non sono da meno del popolo della Germania. Purtroppo, da noi, sappiamo come andrà a finire: nessuno si dimetterà dall’incarico e il rischio di un voto negativo del Senato c’è tutto. Questa non è immunità parlamentare», attacca Mascitelli, «ma impunità».
TEMPI. Sui tempi, è ancora una volta la politica a dettare legge: la trattazione del caso, dopo l’invio degli atti autorizzato dal gup Luca De Ninis giovedì scorso, deve essere ancora calendarizzata dalla commissione Immunità. Una volta fissata la seduta, un parlamentare sarà nominato relatore: «Poi verranno ascoltati Di Stefano e Tancredi», spiega Mascitelli, «per illustrare le proprie ragioni». Alla fine, depositata una relazione, sarà il Senato a votare: sì o no all’utilizzo delle intercettazioni nel processo che vede imputati anche l’ex assessore alla Sanità e capogruppo Pdl Lanfranco Venturoni, il fratello di Di Zio, Ettore Ferdinando Di Zio, e l’ex amministratore delegato della Team di Teramo Vittorio Cardarella. Ma quanto ci vorrà per sapere se le intercettazioni dei politici finiranno nel processo o no? «Almeno due mesi», prevede Mascitelli. In tempo per la prossima udienza preliminare fissata al 31 maggio prossimo. Però, Mascitelli sottolinea: «A dire la verità, i tempi dipendono soprattutto dall’ostruzionismo del centrodestra. Se c’è la volontà di allungarli, si può arrivare anche a quattro, cinque, sei mesi».