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Pescara, 11/04/2026
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Data: 20/02/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Lavoro, frenata della Cgil il Pd spaccato sull’art.18. Oggi nuovo round di sindacati e imprese con il ministro Fornero

Veltroni: basta tabù. Fassina: sei in linea con il Pdl

ROMA La Cgil frena, il Pd si spacca. E parte in salita il nuovo round sul mercato del lavoro. L’articolo 18 non si tocca perché «è una norma di civiltà. Non si può licenziare se non c’è un giustificato motivo», sostiene Susanna Camusso. Conferma che per la Cgil l’articolo 18 è una bandiera e sulla bandiera non si discute. Sa che Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, segretari di Cisl e Uil, hanno posizioni più articolate. Ma sa anche che arriveranno oggi all’incontro, il secondo, con il ministro Elsa Fornero e le associazioni imprenditoriali, per dire no sulla cassa integrazione: non si tocca. E su questo son tutti d’accordo. Ma come sempre accade nei negoziati, nessuno si sbilancia con aperture di credito prima di sedersi al tavolo convocato per affrontare il tema degli ammortizzatori sociali (e delle questioni connesse: dalle politiche attive per l’impiego ai servizi per l’occupazione). Il vice ministro Michel Martone è chiaro: spero che la Camusso non si alzi dal tavolo.
Ma la leader Cgil tiene alto il tema dell’articolo 18 che non è ancora all’ordine del giorno. E per questo Bonanni mette in guardia il governo: «Parlare di rimuovere i sostegni significa buttare un cerino in un bidone di benzina». Più in generale il messaggio che il leader Cisl invia a Fornero è questo: «Saremo disposti a incontrare il governo a mezza strada, ma il governo deve incontrare a mezza strada noi».
Posizioni apparentemente inconciliabili che si ripropongono in politica nelle distanze tra Pd e Pdl su questo tema, anche se non manca l’imprevisto. Se Pierluigi Bersani ammette solo «aggiustamenti» sull’articolo 18 (inclusa la sospensione della giusta causa nei primi tre anni del contratto d’ingresso), Walter Veltroni rilancia: «Basta tabù, non bisogna fermarsi davanti ai santuari del no che hanno paralizzato l’Italia». Così il responsabile economico Stefano Fassina lo accusa di «essere in linea con il Pdl» mentre Enrico Letta lo difende: «Fa bene a dire che non dobbiamo lasciare Monti alla destra».
Il ministro Fornero, finora, ha fissato alcuni punti fermi: gli interventi sugli ammortizzatori scatteranno tra 18 mesi; prima, tutto rimane com’è. La riforma si baserà su due pilastri: la cassa integrazione ordinaria per le situazioni di crisi temporanee; il sussidio di disoccupazione per tutti quelli (nessuno escluso) che perdono il posto di lavoro. Sussidio rapportato alla retribuzione e con una durata limitata, ma agganciato alla formazione e all’attività di ricollocamento. Con il nuovo sistema, chi rifiuterà l’eventuale proposta di ritorno al lavoro, perderà il diritto al sussidio come succede in Germania. A regime, via la cassa integrazione straordinaria, anticamera della mobilità; e via la cassa in deroga che oggi copre le piccole aziende. Sia la Cigs che quella in deroga gravano principalmente sullo Stato con un costo balzato, a causa della crisi, dai 900 milioni del 2008 ai quasi 4 miliardi del 2011.
Strada tutta in salita dunque? Fare ingoiare ai sindacati, e alle imprese che ne temono i costi, la rivoluzione del mercato del lavoro dopo la riforma delle pensioni, non è semplice. Ma Fornero giocherà la carta della stabilizzazione dell’occupazione rendendo più costosi, per le aziende, i contratti atipici. Inoltre, il ministro è disposto a fare l’autocritica sui servizi all’occupazione: il collocamento non funziona e va riformato anche quello. Sugli ammortizzatori sociali «la proposta del ministro Fornero per il sussidio di disoccupazione chiude Camusso ha due fondamentali difetti. La durata di 8-10 mesi. E la quota del 60% della retribuzione è molto meno della cassa integrazione. E’ presto per dire che siamo vicini ad un’intesa». Fornero non si ferma e conferma l’indicazione di fine marzo (giorno più, giorno meno) per chiudere, ma punta all’intesa. La prossima e ultima tappa sarà la più difficile. In ballo c’è l’articolo 18.

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