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Data: 20/02/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
Tagli ai manager pubblici ecco l’elenco dei 700 nomi. Mastrapasqua (Inps) guadagna 1,2 milioni. Il Ragioniere Canzio 516 mila

ROMA Reggerà il tetto di 305 mila euro lordi annui alle retribuzioni dei superburocrati deciso con il decreto Salva Italia? Lo si capirà domani quando si aprirà un nuovo round del braccio di ferro in atto fra governo e (parte del) Parlamento su possibili salvataggi. Il governo, su richiesta dei parlamentari delle commissioni Affari Costituzionali e Lavoro della Camera, consegnerà l’elenco aggiornato delle retribuzioni dei manager pubblici. Un elenco di circa 700 nomi che in sostanza sarà un aggiornamento di quello che il Parlamento già possiede dalla scorsa estate (trattasi del Bollettino sulla situazione patrimoniale dei titolari di cariche elettive degli enti che viene stilato annualmente dai Prefetti).
La fase, dunque, è quella della melina. Di fronte alla quale la posizione del premier Mario Monti e del ministro della Funzione Pubblica Filippo Patroni Griffi resta netta: il tetto deve essere valido per tutti. Ma il Parlamento deve dare un parere e fra i politici, vuoi per convinzione, vuoi per amicizie consolidate con alcuni superburocrati, le opinioni sono discordi.
In ballo ci sono bei gruzzoli di denaro sonante, in parecchi casi a cinque zeri, ma anche la riscrittura del patto fra gli italiani e l’alta burocrazia, chiamata negli ultimi anni a rendere più efficiente la macchina dello Stato con risultati altalenanti. Il tetto poi non va a toccare solo gli alti papaveri. Ne vengono colpiti anche molti dirigenti pubblici non di primissima fila che hanno un doppio incarico (ad esempio i magistrati che fanno anche i capi di gabinetto) ma che d’ora in avanti potranno sommare al primo stipendio solo il 25% della retribuzione del secondo incarico e comunque in nessun caso potranno superare i 305 mila euro complessivi, equivalenti alla retribuzione lorda del primo presidente della Corte di Cassazione.
Comprensibile dunque l’irritazione che si respira negli uffici più importanti di ministeri, Authority (ad eccezione di Bankitalia), Agenzie, enti pubblici di vario genere. Nei corridoi c’è chi si spinge ad ipotizzare ricorsi giudiziari visto che il tetto potrebbe equivalere ad una violazione di contratti in essere. Il fatto è che fra i supermanager pubblici gli stipendi superiori ai 300 mila euro sono tutt’altro che rari.
Forse il caso più noto al grande pubblico è quello di Attilio Befera, l’uomo del fisco, che fra la carica di direttore dell’Agenzia delle Entrate e di presidente di Equitalia arriva a 620 mila euro lordi. Oltre il tetto è anche il neopresidente dell’Antitrust, l’avvocato Giovanni Pitruzzella, il cui compenso ammonta a 475 mila euro circa. Ma anche personaggi insediati in posizioni strategiche come Mario Canzio (516 mila) che dirige la Ragioneria Generale dello Stato; Giampiero Massolo (390mila),segretario generale del ministero degli Esteri o Raffaele Ferrara (390 mila), direttore dei Monopoli andrebbero a perderci quancosa in più di qualche spicciolo. Sfora il tetto anche il presidente del Coni Giani Petrucci (400 mila). Fuori anche il presidente della Consob Giuseppe Vegas che nell’elenco in possesso del Parlamento dichiara redditi 2009 per 507 mila euro anche se per la sua carica dovrebbe ricevere poco meno di 390 mila euro. C’è poi il caso di Vincenzo Fortunato, capo di gabinetto del Tesoro che somma vari incarichi e il cui reddito, diffuso dall’Agenzia delle Entrate nel 2008 ammontava all’epoca a 788 mila euro.
Nell’elenco che il governo si appresta a presentare al Parlamento ci sarà anche il nome di Antonio Mastrapasqua, presidente Inps, che nel 2009 ha dichiarato oltre 1,2 milioni di euro ovviamente non derivante per intero dall’Istituto di previdenza. E’ noto, infatti, che Mastrapasqua siede in una ventina di consigli di amministrazione di enti e società. E non è nemmeno ancora chiaro se anche l’Inps è compreso fra le società e gli enti che dovranno sottostare al tetto così come non è chiaro il destino dei supermanager delle Poste che sono una Spa del Tesoro ma non quotata. Decine poi i nomi di personaggi poco noti alle cronache ma che nell’elenco già in possesso del parlamento vantano redditi molto alti. Pietro Abate, ad esempio, segretario generale delle Camere di Commercio vanta quasi 497 mila euro. Ma ci sono anche moltissimi manager pubblici con redditi bassissimi. Marco Picchetto, presidente dell’agenzia di promozione di Biella, nel 2009 ha guadagnato solo 5.515 euro.
Da domani, comunque, la parola passa alla Camera che avrà tempo fino al primo marzo per esprimere il proprio parere sull’eventuale sforamento del tetto. In passato ci sono già stati due tentativi di imporre un freno all’espansione dei compensi per i supermanager pubblici entrambi finiti nel nulla.

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