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Pescara, 11/04/2026
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21/02/2012
Il Centro
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Svolta all’Aquila, Chiodi lascia. A fine giugno lo stop al commissariamento per la ricostruzione |
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I piani urbanistici già presentati avranno presto l’intesa passaggio necessario per avere i fondi L’AQUILA. Subito dopo le elezioni amministrative per il rinnovo del consiglio comunale dell’Aquila e per la scelta del nuovo sindaco, verrà posta fine alla gestione commissariale del post terremoto e della ricostruzione. Dopo mesi di incertezze e di scontri che hanno, se non compromesso, ritardato la rinascita dell’Aquila e dei comuni del cratere il ministro Fabrizio Barca, incaricato un mese fa dal premier Monti di seguire le vicende aquilane, ha ottenuto nel corso della sua visita di ieri un primo importante risultato, forse il più importante. A togliere dall’imbarazzo il ministro (che ufficialmente non poteva chiedere, direttamente, a Chiodi di farsi da parte) è stato lo stesso presidente della Regione che un po’ a sorpresa (ma in realtà la decisione era maturata già da qualche giorno) nel corso dell’incontro con il rappresentante del governo ha detto che sta per arrivare il momento di passare la gestione della ricostruzione ai sindaci. Musica per le orecchie del sindaco dell’Aquila Massimo Cialente che da settimane poneva come pregiudiziale per tornare a discutere in maniera costruttiva lo stop a commissari e vicecommissari. Intanto va chiarita una cosa: non ci saranno dimissioni da parte di Chiodi, più semplicemente a fine giugno (la data per adesso è solo indicativa) verrà a decadere l’intera struttura commissariale e spariranno le ordinanze. Come al solito quando ci si trova di fronte a un fatto importante le versioni delle parti in causa sono sempre divergenti ed è già scattata la fatidica domanda: ha vinto il sindaco Cialente o ha perso il commissario Chiodi? Il primo cittadino dell’Aquila alla domanda del cronista se fosse uscito vincitore dall’incontro con Barca ha risposto: «Non vincitore, di più». La versione del presidente della giunta regionale è diversa: «Con l’intesa ai piani di ricostruzione - quelli già presentati e quelli che stanno per essere presentati - che verrà data nelle prossime settimane il mio ruolo si è esaurito, il commissariamento non ha più senso, è giusto che le responsabilità passino ai sindaci, tocca a loro ricostruire la città e i paesi». E lo stesso Chiodi ha tenuto a sottolineare che continuerà un’opera di monitoraggio e controllo sulla ricostruzione dalla sua posizione di presidente della Regione. Comunque siano andate le cose resta un fatto incontrovertibile: la governance decisa nel gennaio del 2010 quando finì lo strapotere della Protezione civile (andato avanti per nove mesi) era ormai un tappo alla ricostruzione della città. La riunione di ieri mattina con il ministro Barca si è svolta in due tempi: prima con Chiodi e i tecnici della struttura commissariale e poi con tutti i sindaci. Il commissario ha tenuto a mettere al corrente Barca del lavoro fatto dal 2010 a oggi. E a un certo punto il ministro ha detto: «Ma qui sono state nascoste le carte». Una dichiarazione che filtrata all’esterno è stata interpretata come una accusa pesante nei confronti della struttura commissariale. Poi lo stesso Barca ha chiarito che la sua frase si riferiva a una sorta di difetto di comunicazione: è stato fatto molto ma la percezione che si ha dall’esterno è che non si sia fatto quasi nulla. Tolto l’ostacolo più importante (il commissariamento) la discussione è scivolata su aspetti più tecnici. Chiodi ha detto che prima della fine della sua gestione commissariale verrà data l’intesa ai piani di ricostruzione, anche di quello dell’Aquila che pure appare alla struttura di missione (l’organo tecnico) carente su alcune questioni (per esempio il dettaglio dei costi della ricostruzione di edifici o aggregati). Ma se questo fino a ieri sembrava ostacolo insormontabile oggi le posizioni sembrano essersi ammorbidite e il piano dell’Aquila e frazioni pur con aggiustamenti e chiarimenti otterrà prima o poi il via libera. Anche il paventato blocco dell’approvazione delle pratiche delle case E (quelle crollate o molto danneggiate) della periferia sembra aver avuto uno sbocco positivo. La cosiddetta “filiera” non abbandonerà tutto a fine marzo ma garantirà l’esame anche di quei progetti che sono stati presentati dopo il 31 agosto 2011 (data che fu indicata come termine massimo per la consegna delle pratiche alla filiera stessa). Sembra che ci siano spiragli anche per le seconde case il cui attuale parziale finanziamento mette a rischio la ricostruzione completa dei centri storici. Barca ha tenuto a dire a tutti che il governo non intende dare soldi a cascata senza sapere dove vanno a finire e qualche sindaco ha posto anche un problema: che cioè la ricostruzione degli edifici pubblici finirà per costare di meno di quella delle case private. Gli appalti per i primi vanno infatti a gara e quindi godono dei ribassi, i secondi vengono affidati e basta. A un certo punto dell’incontro è stato rimesso in discussione anche il concetto di indennizzo (che non prevede gare d’appalto). Ma poi tutti hanno concordato che tornare indietro ora non è possibile anche se potrebbe spuntare una norma che impone ai privati di valutare comunque più di un preventivo. Cosa che sconvolgerebbe tutte le intese (palesi o meno) e gli accordi presi magari sottobanco fra tecnici, consorzi e ditte. Sarebbe una mezza rivoluzione.
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