«L’Università è un peso per l’amministrazione comunale?». A chiederlo, in maniera provocatoria, sono gli studenti stessi dell’Ateneo teramano. I ragazzi dell’Udu (Unione degli universitari) hanno sottolineato lo scollamento che esiste tra «la città reale, che sentiamo vicina, e le istituzioni, che si sono scordate di noi». Il gruppo studentesco ha presentato un’iniziativa fai-da-te, pensata e realizzata dai ragazzi che ha trovato una risposta positiva da parte dei commercianti del centro storico. Si tratta della Carta dei servizi, che consentirà agli universitari di usufruire di sconti dal 10 al 20% nei quasi 30 esercizi commerciali che hanno aderito. Per ottenere la card, dal costo simbolico di un euro, è possibile rivolgersi all’Udu, che per domani alle 20 ha anche organizzato un aperitivo al bar Alter Ego per far conoscere l’iniziativa.
«E’ un modo - spiega Monia Flammini, rappresentante studentesca dell’Udu - per far sentire gli studenti più a casa propria, è il primo passo per rendere Teramo davvero una città a misura di studente, visto che finora non è stato compiuto ancora nessun passo in questa direzione». Sono tanti gli elementi che gli universitari contestano: in primis una disattenzione da parte dell’amministrazione comunale sul fronte trasporti: gli studenti sono ancora in attesa dell’arrivo delle pensiline dei bus e chiedono maggiori collegamenti tra le varie sedi universitarie dislocate in città. «Comune e Baltour - aggiunge Flammini - avevano preso l’impegno per creare una sorta di zona franca tra l’Ateneo di Coste Sant’Agostino e la mensa universitaria, dotando gli studenti di uno speciale tesserino che avrebbe dato diritto al trasporto gratuito per quel breve tratto di strada, ma finora non si è visto nulla, a questo punto è assurdo anche parlare di Campus».
Intanto la convenzione tra Adsu, Comune, e Baltour, che dà diritto a sconti sigli abbonamenti per il trasporto scadrà a fine marzo e non si sa se varrà rinnovata. Gli studenti chiedono invece all’Ateneo di aprire un’aula studio in centro, sfruttando i locali vuoti nella sede del Rettorato a viale Crucioli. «Ci hanno risposto di no- conclude Flammini- perché comporterebbe dei costi aggiuntivi, ma si tratta di cifre minime se rapportate a quanto si risparmierebbe chiudendo tutte le sedi periferiche che incidono in maniera significativa sul bilancio dell’Ateneo e che ormai, dati delle iscrizioni alla mano, non hanno più ragione di esistere».
Infine gli studenti chiedono di togliere la segreteria unificata, che si torva a viale Crucioli, e di aprire uno sportello in ogni Facoltà.