Sono finalmente cominciati i lavori al porto. Cos’avete capito, il dragaggio non c’entra nulla. C’entra invece il raddoppio di una pensilina in legno che quanto prima consentirà agli uffici della Dogana, della Finanza e della Polizia di frontiera di lavorare sui due lati della palazzina e controllare al tempo stesso sia i passeggeri diretti all’imbarco che quelli appena sbarcati. Tutto bene, a parte un piccolo particolare: il porto di Pescara non ha più passeggeri né in arrivo, né in partenza. Il porto è oggi un malato terminale in piena agonia a causa del mancato dragaggio che in questi due anni s’è trasformato in emergenza.
Comprensibile perciò lo stupore di chi ieri mattina ha visto arrivare squadre di operai e mezzi al piazzale della stazione marittima che hanno recintato l’area del cantiere. «Pensavamo di essere su Scherzi a parte o in una scena del film Amici miei» hanno commentato alcuni pescatori e operatori portuali. «Fare i lavori per potenziare il controllo passeggeri in un periodo nero come questo è come dire a un morto che potrà finalmente ricevere la pensione» hanno aggiunto con ben poca voglia di riderci sopra. «Senza considerare che dal 2013 la Croazia entra nell’Ue per cui saranno abiliti anche i controlli di frontiera, a meno che non dobbiamo aspettarci un catamarano per l’Albania» hanno aggiunto. «Quanto spenderanno adesso per quest’opera inutile?».
A quanto sembra, l’intervento era stato previsto un paio di anni fa e poi rimandato. E siccome i tempi della burocrazia raramente vanno di pari passo con il buonsenso, ecco che ieri all’improvviso, su disposizione del Provveditorato alle Opere pubbliche, nel piazzale sono arrivati un camion con gru e operai incaricati di rimuovere e sostituire la pensilina esterna all’edificio e di installarne due, una anche sull’altro lato. Quella rimossa era stata installata il 22 luglio 2003 e finanziata con 35mila euro dalla Provincia di Pescara allora presieduta da Pino De Dominicis, immortalato all’inaugurazione con Marino Roselli e con il comandante della Capitaneria, Vincenzo Melone. Alle loro spalle, era ormeggiato qual giorno il catamarano della Snav appena tornato a collegare Pescara e Hvar. Erano tempi in cui si parlava della grandi potenzialità del porto, dell’opportunità di ospitare piccole navi da crociera e di Grecia più vicina grazie alla nuova banchina commerciale. Ma c’era pure chi già allora ammoniva a non abbassare la guardia. Così parlava a settembre 2003 Nicola Dumi, ingegnere capo del Genio civile opere marittime: «Il Pescara accumula ogni anno 80-100 mila metri cubi di detriti, occorre un dragaggio straordinario e un dragaggio ordinario che è a spese della Regione». E aveva aggiunto: «E’ urgentissimo che il porto sia dotato di un piano regolatore altrimenti si rischiano errori che Pescara si porterebbe dietro per cinquanta anni». Ecco, appunto.