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Pescara, 11/04/2026
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Data: 21/02/2012
Testata giornalistica: Il Messaggero
«I voli gratis di D’Alfonso? Toto non fa pagare gli ospiti». Un dirigente del gruppo parla dei rapporti politico-imprenditore

«Io so soltanto che quando Carlo Toto invita qualcuno a bordo paga sempre lui perché fa l’anfitrione». E’ la risposta che Gianfranco Rapposelli dà al Pubblico ministero, Gennaro Varone, che lo sta contro interrogando. Siamo al processo per le presunte tangenti al Comune di Pescara, l’inchiesta sui grandi appalti come quello appunto vinto dal gruppo Toto per l’area di risulta del vecchio tracciato ferroviario della città. Rapposelli è uno dei testi citati dalla difesa Toto, fratello di Ezio che ha deposto nella precedente udienza. Nel gruppo si occupa dell’ufficio legale ed ha seguito tutto l’iter di quella gara di appalto. Ma quella risposta arriva quando il Pm gli chiede in maniera diretta chi pagava i viaggi aerei, quelli cui partecipò anche l’ex sindaco Luciano D’Alfonso, che per l’accusa sono diventati un caposaldo, un punto fermo della corruzione: viaggi gratis, per qualche migliaio di euro, in cambio di un appalto, come quello dell’area di risulta, da 60 milioni di euro. E la deposizione di Rapposelli non ha fatto che rafforzare la linea difensiva che vuole D’Alfonso amico di famiglia del generoso Carlo e non solo. Amico sempre presente alle cerimonie e ricorrenze della famiglia, ma anche alle feste organizzate per i dipendenti come quella di Santa Barbara, alla quale D’Alfonso non mancava mai.
Si parla anche dei contributi e delle sponsorizzazioni di Toto ad alcune feste a Manoppello o per l’acquisto di un’ambulanza: solo roba di questo genere, ma «mai finanziamenti diretti a D’Alfonso», precisa il teste.
Viene poi approfondito il punto relativo alle due gare per l’area di risulta. «Alla prima gara non partecipammo - dice Rapposelli - perché non era vantaggiosa. Per la seconda cercammo di capire il rapporto tra le spese e i ricavi». E poi le questioni più prettamente tecniche che erano già state sviscerate nella precedente udienza. Gli viene chiesto del rapporto esistente tra il geometra Leombroni (coimputato nello stesso processo, già ex dipendente comunale che poi passò a lavorare per Toto) e Carlo Toto: «Si tratta - dice - di un rapporto di amicizia molto forte che va avanti dagli anni 70».
Altro argomento centrale della deposizione di Rapposelli sono state le opere che la ditta Cardinale (la stessa che realizzò i lavori alla villa di Lettomanoppello di D’Alfonso) fece per il gruppo Toto lungo le autostrade. Poi un’altra precisazione del teste: «Quando Leombroni lavorava in Provincia e D’Alfonso era il presidente della Provincia, il gruppo Toto non si aggiudicò nessun appalto». E’ però a questo punto che si inserisce la domanda del Pm sulla Mare-monti. La difesa di Toto insorge e chiarisce che quello non fu un appalto provinciale, ma dell’Anas e l’intervento del presidente Di Carlo, rimette tutti in fila: «Quello è un altro processo che oggi non ci interessa».
L’ultimo aspetto degno di nota della deposizione di Rapposelli, che ha tenuto banco per l’intera mattinata, è la rinuncia alla gara di appalto dell’area di risulta. «Fu il Comune - chiarisce il teste - a chiederci se eravamo disponibili a risolvere il contratto». E tanto avvenne anche perché, chiarisce ulteriormente il teste, «in quel periodo c’erano molte polemiche di alcune associazioni e dell’opposizione e Carlo Toto non ne era contento. C’erano stati due ricorsi al Tar cui facemmo opposizione vincendo davanti al Consiglio di Stato». I testi della difesa Toto, che viene assistito dall’avvocato Augusto La Morgia, sono andati avanti anche nel pomeriggio e proseguiranno pure nella prossima udienza.

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