ROMA Un fondo ricavato dai proventi della lotta all’evasione, da destinare ad una riduzione della pressione fiscale in particolare per le famiglie. Pur con qualche prudenza, il presidente del Consiglio ha confermato l’impostazione contenuta nell’articolo 15 della bozza di decreto fiscale, che il governo approverà venerdì. Un decreto che a questo punto non è esatto definire di semplificazione, perché accanto a norme che facilitano la vita ai contribuenti ce ne sono altre che puntano a una ulteriore stretta contro i furbi.
Sempre in tema di fisco, Monti ha voluto ribadire la sua volontà di non fare più ricorso a condoni, nemmeno nella forma dello scudo (cioè sanatoria per i capitali che rientrano dall’estero) scelta più volte in passato dagli esecutivi di centro-destra. Ma ha aggiunto anche una precisazione a proposito del possibile accordo con la Svizzera di cui si parla, dopo quelli conclusi da Germania e Gran Bretagna. Secondo il premier l’idea di chiedere a Berna di tassare i connazionali che hanno depositi nelle banche elvetiche rischia di somigliare più a un condono che ad un’azione di lotta contro l’evasione.
Dunque venerdì il Consiglio dei ministri approverà le nuove norme, lasciando ad una successiva delega i grandi temi del riassetto fiscale, dal riordino delle agevolazioni (finalizzato anche a scongiurare l’aumento dell’Iva) alla riforma del catasto. E a proposito della delega, ed in particolare di quella già all’esame del Parlamento a suo tempo voluta da Giulio Tremonti, la responsabile del Lavoro Fornero ha fatto sapere che l’esecutivo potrebbe mantenere qualcosa di parte fiscale, mentre è destinata a cadere la revisione del sistema assistenziale contenuta nello stesso testo.
La tempistica della possibile restituzione ai contribuenti delle maggiori entrate ricavate dalla lotta all’evasione resta incerta. Nel testo dell’articolo 15 si fa riferimento in realtà ad un fondo già istituito con il decreto 138 del 2011, la seconda delle manovre estive dello scorso anno. Si tratta del «Fondo per la riduzione strutturale della pressione fiscale» finalizzato alla «riduzione degli oneri fiscali e contributivi gravanti sulle famiglie e sulle imprese». La quantificazione delle risorse dovrebbe avvenire a partire dal 2014. Il nuovo decreto conferma «a decorrere dal 2014» l’impianto precedente, ma aggiunge che le maggiori entrate derivanti nel 2012 e nel 2013 dalle specifiche misure anti-evasione contenute nel decreto stesso potranno essere destinate a misure «anche non strutturali» di sostegno ai redditi bassi ed in particolare «all’incremento delle detrazioni fiscali per i familiari a carico».
Il testo specifica che la quantificazione di questi risultati dovrà essere fatta «entro il mese di febbraio dell’anno successivo». Il che sulla carta autorizza ad ipotizzare che relativamente a quanto incassato nel 2012 gli sgravi possano arrivare anche l’anno successivo, dunque prima del 2014. Eventualità alla quale ha con grandissima cautela accennato lo stesso presidente del Consiglio, rispondendo alla domanda sui tempi della possibile riduzione del prelievo.
Non è ancora certo che nel decreto trovi posto anche la soluzione del nodo dell’esenzione dall’Ici (e dunque in futuro dall’Imu) per le attività della Chiesta cattolica e di altri enti no profit. Il premier ha detto che la norma è quasi pronta aggiungendo però di non poter confermare la sua imminente approvazione. L’intenzione è comunque quella di ammettere all’esenzione solo gli immobili totalmente destinati ad attività non commerciali.