Centrodestra e centrosinistra: i poteri agli enti locali aiuteranno la ricostruzione
PESCARA. «Sposo in pieno quello che ha detto Barca, anche se poi bisogna vedere come si delineranno quelle promesse. La sua visita all’Aquila ha portato una ventata d’ottimismo. Io preferisco sempre essere ottimista e avere torto, piuttosto che il contrario».
Filippo Piccone non smentisce il suo pragmatismo. Il senatore e coordinatore regionale del Pdl non sta a recriminare sul passaggio di consegne, previsto per giugno, fra il presidente della Regione e commissario alla Ricostruzione, Gianni Chiodi, suo compagno di partito, e i sindaci dei comuni colpiti dal terremoto del 2009. Un passaggio annunciato, lunedì scorso all’Aquila, in occasione della visita nel capoluogo di Fabrizio Barca, il ministro per la Coesione sociale al quale il premier Mario Monti ha affidato poteri di coordinamento degli interventi per la ricostruzione. Con il suo ottimismo Piccone interpreta un clima di svolta su cui insistono anche e soprattutto esponenti del centrosinistra. «Lo stesso Chiodi», dice Piccone, «ha tracciato la strada per il cambio. Mi sembra che le funzioni commissariali possano essere sostituite bene da una gestione ordinaria degli interventi. Direi che è un bene per la ricostruzione, nella misura in cui questo passaggio rappresenti l’espletamento delle attività necessarie a far ripartire la ricostruzione».
Sulla stessa lunghezza d’onda Paola Pelino, deputato di Sulmona del Pdl: «E’ arrivato il momento di lasciare spazio agli enti locali affidando agli stessi la gestione diretta del territorio terremotato e la ricostruzione. Tutto ciò augurandoci che l’attuale governo sia vicino all’Abruzzo in questo momento delicato e complesso. Il commissario Chiodi ha traghettato la macchina dell’emergenza, chiudendo la gestione commissariale con un bilancio positivo».
E’ soddisfatto del cambio della guardia anche Giovanni Lolli, deputato aquilano del Pd. «Io credo che tutta questa storia vada spoliticizzata», dice Lolli. «Per questo non riesco a capire perché Chiodi abbia detto: me ne vado dopo le elezioni amministrative. In questa maniera è lui che ri-politicizza la vicenda. Il suo mi sembra un calcolo davvero miope, che mi spiego solo in una maniera: come una risposta all’insistenza con cui il sindaco Cialente e il consiglio comunale dell’Aquila hanno continuato, in questi mesi, a chiedere che il commissariamento finisse subito. Come un non voler dare soddisfazione a Cialente, insomma. Chiodi, innvece, dovrebbe dimetrersi subito».
«Io penso che il presidente della Regione sia enormemente presente nella campagna elettorale per il nuovo sindaco dell’Aquila», conclude il parlamentare del Pd. «De Matteis è il suo candidato contro Cialente. Chiodi vuole che a vincere le elezioni sia un suo uomo affinché questo possa rilanciarlo a livello regionale».
Alfonso Mascitelli aspetta di vedere le dimissioni. «Speriamo innanzi tutto che siano vere e poi che possano avvenire al più presto», dice il senatore e coordinatore regionale dell’Idv. «Nella triste storia della mancata ricostruzione dell’Aquila, abbiamo già l’esperienza di dimissioni annunciate e poi ritirate. Avevamo già da tempo chiesto la fine della fase commissariale: non ci convinceva con Bertolaso ai tempi del progetto Case, dove ad oggi stiamo ancora aspettando risposte alle numerose interrogazioni parlamentari, e non ci convinceva dopo con Chiodi, per poter risparmiare ai cittadini dell’Aquila e del cratere lo spettacolo indecoroso di una conflittualità quotidiana e paralizzante tra commissario ed enti locali, che non ha avuto precedenti nella storia del nostro Paese. Ora, però, per passare dalle parole ai fatti, spetterà al governo individuare forme, tempi e modalità per la fine di questa fase, visto che con l’ultima ordinanza della presidenza del consiglio dei ministri, lo stato di emergenza veniva prorogato a tutto il 2012».
Giovanni Legnini giudica positivamente l’annuncio di Chiodi. «La nostra idea sulla ricostruzione è sempre stata che occorrevano tempi e procedure certe, più poteri di spesa ai Comuni e un forte ruolo di coordinamento del governo nazionale con il governo regionale», dice il senatore del Pd. «L’annuncio di Chiodi mi sembra che vada in questa direzione anche se è evidente che la fase di commissariamento doveva essere superata già da molto tempo prima».
Per Legnini, è da molto tempo che la struttura commissariale è diventata un apparato, come «un collo di bottiglia», non agevola la ricostruzione.
«E’ da allora che Chiodi avrebbe dovuto avere il coraggio di riconoscere che il processo per la ricostruzione, così come era stato impostato, non funzionava».
«L’altro aspetto positivo», conclude Legnini, «deriva dall’impostazione che ha dato il ministro Barca alla ricostruzione, ed è in questa contesto che la disponibilità di Chiodi può aiutare sia a ripensare la governance sulla ricostruzione pesante, sia a modificare la legge sull’Aquila come si sta cercando di fare alla Camera».